Peugeot 205, una storia lunga 30 anni

Nata nel 1983, ha avuto il merito di salvare il marchio francese e il gruppo Psa dalla crisi di fine anni ’70. È stata una delle auto più care ai giovani, un sogno da neopatentato d’altri tempi

Presentata nel febbraio del 1983 come erede della 104, ha visto la luce dopo 833mila ore di studio e altre 831mila per le prove dinamiche, con una spesa di 18 milioni di euro per il solo prototipo iniziale. Gli sforzi però sono stati ripagati. Fin da subito la Peugeot 205 ha ottenuto un grande successo. Quando è uscita di scena, nel 1998, in giro per il mondo ce n’erano 5.278.054. L’obiettivo era quello di salvare i francesi dalla crisi e conquistare un pubblico più giovane. Trent’anni fa, come oggi, l’industria automobilistica attraversava un periodo di difficoltà: allora per colpa della crisi petrolifera (il progetto della 205 è iniziato nel 1978). Inoltre, all’inizio degli anni Ottanta, la Peugeot si trovava a fare i conti con la dispendiosa acquisizione di Citroën. Ma la Peugeot 205, una delle auto più care ai giovani, riuscì a salvare il marchio e il gruppo Psa.

 

Il concepimento
Considerata alla portata di tutti, accattivante e camaleontica, la 205 all’epoca rispecchiava le esigenze di cambiamento dell’industria dell’auto, messa in ginocchio dalla crisi e obbligata a modificare i programmi produttivi adattandoli alla nuova situazione. Occorrevano macchine più economiche nella costruzione e nell’uso, capaci di sedurre i giovani che ormai avevano sempre più voce in capitolo grazie a un discreto potere d’acquisto. È in questo clima che in Peugeot prende corpo l’idea della 205. Doveva essere innovativa, leggera e aerodinamica, con motori ad alto rendimento, non troppo piccola ma neanche troppo grande. A metà strada tra 104 e 304.

 

Le linee
Il design è uscito fuori dalle matite di Gerard Welter, all’epoca direttore del centro stile di Peugeot, e da un maestro di stile come Pininfarina, da sempre autore delle Peugeot più significative. Anche se ufficialmente la 205 è stata presentata come creazione di Welter, entrambi hanno disegnato la calandra a tre listelli sul frontale, “i baffi del leone”. Altro segno distintivo è il  “porta sapone” (come lo definirono gli stessi francesi) al posteriore, il particolare rivestimento ondulato che collega i due fari. La linea innovativa e dinamica della carrozzeria a due volumi dalle forme arrotondate si distacca nettamente dai tratti spigolosi della produzione automobilistica degli anni Settanta. Piacciono pure gli interni, semplici, pratici e versatili. E con una strumentazione inedita per quel periodo.

 

La catena di montaggio
Per produrre la 205 nello stabilimento di Mulhouse, la  Peugeot ha investito circa 70 milioni di euro, necessari per attrezzare le linee. La scocca della compatta d’oltralpe, che pesa solo 194 kg, è composta da 477 lamierati uniti da 2572 punti di saldatura automatici. Presto però Mulhouse si rivela troppo piccola. La produzione, inizialmente di 800 vetture al giorno, passa a 1.000 esemplari giornalieri alla fine del 1983 per raggiungere i 2.000 l’anno successivo. Così la 205 esce anche dalle catene di montaggio degli stabilimenti di Poissy, Sochaux, Villaverde e di quelli tradizionalmente Citroën, come Aulnay e Chausson.

 

Le versioni
L’arma vincente della 205 era l’offerta completa, con versioni 3 e 5 porte, cabriolet, GTi e serie speciali. In Italia sbarca nell’ottobre 1983. Ampia la gamma di motorizzazioni e allestimenti. A consacrare quello che i francesi chiamano “sacré numéro” sono state le versioni più sportive. La recente presentazione della 208 GTi ha fatto tornare indietro la memoria fino ai tempi della 205 GTi, l’ispiratrice della nuova piccola sportiva che oggi si può acquistare in concessionaria. La carriera sportiva della 205 è iniziata presto, trasformando un’utilitaria dal design raffinato (progettata con i più avanzati sistemi di calcolo dell’epoca) in una delle auto di riferimento per gli appassionati. È infatti datato marzo 1984 il debutto della 205 GTi 1.6 105 CV. Poi arriva la costosissima 205 Turbo 16 a motore centrale (un bolide creato per le competizioni), mentre l’apice del successo è raggiunto nel 1987 dalla 205 GTI 1.9, in grado di erogare  130 CV 161 Nm di coppia massima. Merita di essere menzionata anche la 205 Rallye, alleggerita e dotata di un motore 1.3 a carburatori da 103 CV.

 

A partire dal 1992, la compatta transalpina ha dovuto fare i conti con l’introduzione della normativa Euro 1. Così vengono proposte versioni a iniezione elettronica e con catallizzatore. Tanti, infine, gli allestimenti speciali a tiratura limitata. Per il mercato italiano sono state ideate le varianti T-Shirt, El Charro, Italian Open, GTI Action, GTI Plus e Best Company. La consacrazione del successo è decretata dai numeri: oltre 5,4 milioni di unità prodotte fino al 1998. Un vero record, che sarà poi battuto dalla sua erede, la 206. Anche se la storia della gloriosa carriera è destinata a durare nel tempo.

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