Porsche Italia crolla e si affida a Toscani e Giannino per rilanciarsi

Porsche Italia sta vivendo un brutto incubo ad occhi aperti! Non solo infatti sta pesantemente perdendo vendite sul nuovo (ad ottobre -40% contro un -12% del mercato) ma soprattutto si sta pericolosamente svuotando il parco circolante di Porsche nella Penisola.
In Italia circolano, tra storiche e moderne, oltre 75.000 Porsche ma, purtroppo, da gennaio di quest’anno circa 1000 ogni mese lasciano l’Italia per andare in altri Paesi europei, ha dichiarato il numero uno di Porsche Italia. E la cosa peggiore è che stanno fuggendo i modelli più freschi e redditizi per i tagliandi delle concessionarie.
In più l’usato è crollato di valore e guidare una Porsche come qualsiasi altra vettura di lusso non è più un piacere in quanto molta gente associa i possessori di vetture di prestigio ad evasori fiscali e la stessa Guardia di Finanza continua a verificare se il proprietario ha redditi congrui per circolare su vetture da oltre 50.000 euro…

Contro questa ondata decisamente poco amichevole si è aggiunta anche la scure del Governo Monti, che si è abbattuta sull’auto in generale e su quella di lusso in particolare.
Paradossalmente Porsche AG sta vivendo uno dei momenti più floridi della sua storia grazie alle vendite in Cina, India, Usa e Paesi emergenti, tanto da dichiarare utili record al pari di Audi Volkswagen, BMW, Mercedes, Lamborghini, Ferrari e Bentley per fare giusto qualche nome.

Il problema è che la casa madre può dirottare i pezzi non venduti in Italia in un altro Paese, ma i concessionari italiani non possono chiudere la concessionaria e spostarsi a Dubai o Shanghai o a Miami…
Ecco quindi il moto di orgoglio di Porsche Italia con la sua campagna “Il tuo sogno è possibile, riprenditi le emozioni!”, sostenuto da questo concetto: Il mondo dell’auto è verso il tramonto? Liberiamo il nostro amore per le quattro ruote, ridiamo spazio alla mobilità intelligente e cavalchiamo il futuro grazie al piacere di guida che le innovazioni tecnologiche ci permettono. Porsche Italia ha coinvolto Oliviero Toscani e Oscar Giannino per una campagna che rimetta in moto la passione.
Forse potranno anche rimettere in moto la passione degli italiani, ma circa le vendite di Porsche & company in Italia la vediamo ben dura…

In un momento in cui tutto sembra andare contro il mondo dell’automobile, nonostante sia una delle colonne portanti per l’economia e contribuisca al benessere del nostro Paese attraverso la creazione di posti di lavoro, ci sembrava opportuno – ha commentato Pietro Innocenti, Direttore Generale di Porsche Italia – essere al fianco di chi ama le automobili e non vuole nascondersi”.
Valori positivi che dovrebbero essere riconosciuti anche da chi si occupa di economia nel nostro Paese. “Il Marchio di Zuffenhausen è operativo in Italia dal 1985, ha investito direttamente negli ultimi dieci anni in oltre 30 milioni di Euro in opere, – dice ancora Pietro Innocenti, Direttore Generale di Porsche Italia – conta oggi su una rete di 38 Concessionarie e 24 Officine Autorizzate il cui fatturato 2011 è stato di quasi un miliardo di Euro e dà lavoro a circa 800 dipendenti.

Il fatto che i nostri modelli riescano a mantenere la leadership del mercato è la chiara dimostrazione – ha continuato Pietro Innocenti – di come la nostra clientela sappia apprezzare il connubio tra l’emozione del piacere di guida e la razionalità d’uso tipica di Porsche. Ma ciò non è sufficiente. In Italia circolano, tra storiche e moderne, oltre 75.000 Porsche , ma, purtroppo, da gennaio di quest’anno circa 1000 ogni mese lasciano l’Italia per andare in altri Paesi europei. Ciò come diretta conseguenza dell’introduzione di misure fiscali penalizzanti come il superbollo e il perdurare di un clima di generale colpevolizzazione dell’automobile. Questo ha una ricaduta sia sui fatturati delle aziende Porsche, sia sullo Stato che non potrà contare sul gettito fiscale stesso che è già largamente inferiore alle previsione stante il calo delle immatricolazioni e la perdita di vetture circolanti”.
Insomma Porsche si consola restando leader di un mercato che si sta sciogliendo come la neve al sole, rischiando pesanti conseguenze per la sua rete di Concessionarie che già cominciano sentirsi poiché vendere più di un terzo di nuovo in meno, perdere il mercato dell’usato e lasciare i ponti senza vetture da tagliandare.
Si fanno prime pagine per 150 operai Fiat a Pomigliano (ogni posto di lavoro è sacro ma qui i numeri contano!) e si dimentica che ogni giorno chiude una concessionaria lasciando a casa più di 100 collaboratori diretti ed indiretti…

Il Governo dei Tecnici guidato da Monti pare aver perso un po’ la bussola sul versante automotive e qui stiamo parlando di numeri non di passioni!
A Tal proposito proposito il Centro Studi UNRAE ha di recente reso noto che solo a causa dell’introduzione del superbollo il segmento delle vetture di potenza oltre i 185kw nei primi 9 mesi del 2012 ha avuto una contrazione del 44,1%. Se questo trend verrà mantenuto a fine anno si genererà un gettito da superbollo pari a 155 milioni di Euro a fronte del quale c’è un minor gettito di IVA, IPT e Bollo, pari a 90 milioni di Euro e quindi portando il beneficio complessivo per l’erario a soli 65 milioni di Euro contro i 168 milioni di Euro pianificati.
In relazione al mercato dell’auto nel complesso, sempre secondo l’UNRAE, a causa delle manovre fiscali, nei primi 6 mesi del 2012 lo Stato ha avuto 1,25 miliardi di minor gettito IVA, che diventeranno 2,3 miliardi a fine anno. In negativo anche l’incasso delle IPT visto che le stime dicono che sempre alla fine del 2012 il minor incasso, rispetto al 2011 si prevede sia inferiore di 100 milioni di Euro.
Quanto sia importante il mondo dell’Automotive per il sistema Italia emerge, anche da altri dati messi a disposizione da diversi centri studi e dalle associazioni del comparto. In particolare secondo le stime di Econometrica, l’intero settore dell’automotive nel 2011 valeva il 13,4% del PIL italiano e secondo i dati UNRAE il mondo dell’automobile nel 2010 ha garantito allo Stato un gettito di 67,8 miliardi di Euro, pari al 16,6% del totale e con un’incidenza del 4,4% sul PIL. Volendo scendere nei dettagli, la sola filiera della produzione e distribuzione dell’automotive conta (sempre fonte UNRAE) il 6,2% del PIL e le 46 Case estere affiliate all’UNRAE valgono 42 miliardi di Euro di fatturato, contano 135 mila dipendenti e rappresentano il 70% del mercato dell’auto italiano.
La pressione fiscale sull’intero comparto, in combinazione con la crisi, ha invece messo in secondo piano l’attenzione degli italiani per il mondo dell’automobile, spegnendo la naturale passione per il settore con la conseguenza di diminuire anche il gettito fiscale per l’erario.

Da Toscani e Giannino ci saremmo attesi maggior creatività e vivacità, ma apprezziamo l’impegno Porsche, benchè la strada “giusta” per vendere in Italia sia quella presa da Mercedes Italia che ha lanciato un motore turbodiesel super prestazionale ed ecologico ma fiscalmente sotto le “forche” che viene montata dalla Classe C alla ammiraglia Classe S passando per il Suv “M”.
Peccato che il Presidente Monti si dica europeista convinto, ma poi non applichi la stessa fiscalità europea per le automobili presente nella stessa sua amata Germania dove le imprese possono detrarre il 100% del valore e non il 20% fino a 18.000 euro che significa distruggere anche il mercato delle flotte e rendere meno competitive le imprese italiane rispetto a quelle italiane!
Se qualcuno fa il furbo, evade o ruba che sia punito come in tutto il Mondo (negli Usa chi non paga le tasse si fa 5 anni di prigione…), ma le persone che vogliono lavorare devono essere aiutate e non ostacolate dal proprio Governo…

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