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Renault Eolab: concept car ibrida plug-in nata… dai Lego

Dieci anni fa l'attuale tecnologia E-Tech della Renault è nata grazie al prototipo Eolab e all'inventiva di Nicolas Fremau, che assemblò il primo propulsore ibrido plug-in francese con i mattoncini della Lego

Vi siete mai chiesti come è nata l’attuale tecnologia ibrida plug-in E-Tech della Renault? Se oggi l’elettrico è diventato la normalità nel mondo automotive, dieci anni fa non era così: nel 2010 la Casa della Losanga voleva avvicinarsi a questi sistemi con un progetto “intermedio”, che avrebbe permesso ai clienti di effettuare il passaggio a vetture elettrificate in maniera graduale. La scelta intrapresa fu quella di progettare una tecnologia ibrida semplice ed estremamente versatile, in grado di adattarsi a tutti i veicoli del marchio francese e capace di garantire una percorrenza a zero emissioni di almeno 50 km.

Un’ambizione davvero importante quella della Renault, che giunse a un punto di svolta grazie all’intuizione di Nicolas Fremau, all’epoca il principale esperto in fatto di trasmissioni del brand transalpino. Durante le vacanze di Natale l’ingegnere francese utilizzò una scatola di Lego per realizzare il prototipo di un cambio capace di adattarsi sia all’utilizzo con un motore endotermico che con uno elettrico, contraddistinto da caratteristiche come l’estrema leggerezza e semplicità costruttiva.

Renault Eolab ibrido plug-in Lego

Ecco, dagli storici mattoncini in plastica che vanno divertire grandi e piccini la Renault ha preso spunto per definire, qualche anno più tardi, un primo prototipo di motorizzazione E-Tech, installato all’interno della ben conosciuta concept car Eolab. Si trattava del primo simulacro di vettura ibrida plug-in brandizzata Renault, presentato per la prima volta al Salone dell’Auto di Parigi del 2014.

Le sue caratteristiche? Un motore benzina tre cilindri da 78 cavalli e 95 Nm di coppia abbinato a un’unità elettrica da 54 cavalli e 200 Nm, che lavoravano insieme grazie alla presenza di una trasmissione senza frizione a tre marce e a una batteria da 6,7 kWh. Ciò che stupì di fronte alla Eolab, ovviamente, erano le sue promesse in termini di prestazioni: 60 km in modalità elettrica e consumi pari a un solo litro di benzina per 100 km di percorrenza, dei risultati ottenuti grazie all’utilizzo di tecnologie solitamente riservate ai prototipi da salone.

Renault Eolab 2020

Plastica e alluminio per la carrozzeria, sedili ultra-leggeri per l’abitacolo e tanto altro contribuirono a ridurre il peso totale della vettura, portandolo a quota -400 kg rispetto alla Renault Clio. Gli ingegneri francesi, inoltre, lavorarono intensamente anche sull’aerodinamica, puntando su una forma a cuneo combinata con il piccolo alettone posteriore attivo e cerchi dedicati con razze che si aprivano e si chiudevano durante la marcia al fine di ridurre la resistenza dell’aria. Senza dimenticare il tettuccio in raffinata lega di magnesio e la speciale conformazione delle portiere, due sul lato destro (con apertura asimmetrica) e una sola sul lato sinistro.

Insomma, la Eolab si dimostrò subito un piccolo prodigio dell’ingegneria automobilistica, che tuttavia andò incontro a diversi affinamenti prima del suo debutto definitivo in quel di Parigi. La tecnologia utilizzata a bordo, dall’ibrido del motore elettrico (compreso di cambio) all’infotainment, era ancora troppo acerba e fu necessario migliorarla in modo da aumentarne l’affidabilità. L’operazione, fortunatamente, ebbe successo ed Eolab diventò, di fatto, il modello precursore dell’attuale tecnologia E-Tech che tutti noi conosciamo.