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Tutto quello che c’è da sapere sul Dainese Smart Jacket

Smart Jacket di Dainese trasforma la protezione rigida di 7 paraschiena in un confortevole gilet. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Mirabella, Brand & Communication Manager di Dainese.

Lino Dainese, omonimo fondatore, ha sempre voluto unire sicurezza, comfort, qualità e design testando i continui miglioramenti sulla pista. Rispettando il DNA del fondatore ancora oggi Dainese innova, rivoluziona e protegge i suoi sempre più numerosi appassionati che vanno in moto, scooter ma include anche i campioni dello sci, della nautica, dell’equitazione e di tutti gli sport che necessitano di protezioni sicure, confortevoli e piacevoli.

L’ultima frontiera di Dainese si chiama Smart Jacket, un gilet da poco più di un chilo di peso che offre una protezione senza precedenti, sfruttando il principio dell’airbag, evoluto alla massima potenza con un algoritmo incredibile che rappresenta il vostro miglior angelo protettore.

Per scoprire questo gioiello siamo andati nella sede Dainese di Vicenza dove abbiamo incontrato Massimiliano Mirabella, Brand & Communication Manager.

Infomotori (IM): Per comprendere questa innovazione futuristica forse conviene partire dal passato?

Massimiliano Mirabella (MM): “Certo! Facciamo un piccolo excursus storico: 25 anni fa, Dainese inizia a lavorare al D-air®, l’idea di avere un airbag attorno al corpo umano. Un’idea che non esisteva, nata da zero. Nel 2011 abbiamo introdotto per la prima volta sul mercato il D-air® Racing – già eravamo presenti sulle gare – seguito, sempre nel 2011, dal primo D-air® Street. Nel 2015 abbiamo presentato la seconda versione per la strada.”

IM. Cosa rappresenta per voi il D-air®?

MM.  “Trattasi di abbigliamento che integra il sistema airbag al suo interno. Due le declinazioni: quella racing e quella road. Siamo arrivati ad un livello altissimo. Adesso se apri una delle nuove giacche D-air®, l’airbag è totalmente integrato, quasi invisibile, pesa circa il 40% in meno rispetto a prima e, una volta indossato il capo, l’airbag diventa impercettibile e si attiva solo quando necessario. Smart Jacket prende questo concetto e lo porta ad un livello successivo, inserendo questa tecnologia in un gilet separato dall’abbigliamento e quindi estremamente versatile: un D-air® che va sopra e sotto a qualsiasi outfit indossato dal motociclista, che sia una giacca in pelle o un qualsiasi outfit.”

IM. Come funziona la tecnologia D-air® all’interno di Smart Jacket? Come è stata raffinata la tecnologia?

MM. “Il software e l’algoritmo sono il nucleo della centralina elettronica, il vero cervello di D-air®. Il sistema è in grado di analizzare i dati in arrivo da 6 sensori e 1 GPS 1000 volte al secondo, determinando l’attivazione dell’airbag solo quando necessario. Sviluppato per oltre 25 anni ed utilizzato in MotoGP dal 2007, l’algoritmo garantisce il livello più alto di protezione ed affidabilità”.

“Noi raffiguriamo il sistema come composto da due macro componenti: il cervello, ovvero la parte pensante del sistema ed il cuore, ovvero il sacco, quello che ti protegge”.

“Il cervello dell’airbag è il più evoluto mai sviluppato, una piattaforma piccola, compatta e potentissima. Un algoritmo complessissimo che è stato raffinato per migliaia di volte, dati e situazioni in chilometri di sviluppo che oggi sono dentro a questo piccolo chip. Il database raccolto in questi anni ci ha permesso un grande lavoro di messa a punto.”

“Il cuore del sistema è costituito dal sacco, lo Shield, un airbag tridimensionale che, grazie alla struttura a microfilamenti interni, permette un gonfiaggio controllato lungo tutta la superficie e, sviluppandosi attorno al corpo e alle forme del pilota, garantisce al contempo massima protezione e massimo comfort. La costruzione del sacco, protetta da brevetti, è unica nel suo genere e differisce da ogni altro sacco utilizzato nell’industria automobilistica. Nell’automotive è tutto più semplice: c’è un pulsante che fa partire la carica pirotecnica e gonfia il sacco, solitamente quadrato o rettangolare, un pallone che va a proteggere il conducente il quale è in posizione fissa grazie alle cinture di sicurezza. In questo caso, il guidatore colpisce l’area centrale dell’airbag, dove la pressione sicuramente è sufficiente per garantire la protezione dall’impatto.”

“Nel nostro caso, invece, bisogna capire quando sta avvenendo l’impatto e gonfiare un sistema tridimensionale attorno al corpo prima che avvenga l’impatto. Questo porta due grandissime difficoltà: una è quella di prevenire l’impatto, per il quale abbiamo lavorato per oltre 25 anni. Ad oggi il D-air® protegge in caso di lowside (quando si scivola in piega), highside (quando si viene disarcionati in accelerazione), impatti contro un oggetto e, per la prima volta, anche quando vieni colpito da altri. Un livello di sofisticazione incredibile”.

“L’altra grande difficoltà, per la quale abbiamo registrato quasi 50 brevetti e su cui abbiamo diversi segreti industriali, è che questo è un airbag tridimensionale, la cui pressione deve essere costante. Considerate che le cariche pirotecniche sono sulla schiena e che è necessario gonfiare anche il petto. Dato che l’aria è un fluido e si sposta, se non riesci a vincolarla, l’aria non viene incanalata nella maniera corretta e non protegge il motociclista. Nel caso di D-air®, il lembo superiore ed inferiore del sacco sono vincolati da migliaia di micro filamenti che vincolano qualsiasi millimetro della superficie del sacco ad una distanza costante di 5 centimetri.”

“Dato l’ammontare di aria in pressione che viene immessa nel sacco, fisicamente il sacco è totalmente omogeneo e non può espandersi. Qualunque sia l’area impattata, l’aria non ha capacità di muoversi all’interno del sacco, il che riesce a garantire l’effettiva protezione al motociclista.”

“Quello che succede in altri sistemi che non sfruttano questa tecnologia è che ci si trova con alcune zone non protette o, peggio, che l’aria si sposta nel momento dell’impatto, rendendo di fatto inutile il lavoro dell’airbag. Chi sente l’airbag gonfiato è sempre la stessa: non è un sacco, è roccia, un vero scudo (Shield). Talmente protettivo che Smart Jacket garantisce la protezione di 7 paraschiena di primo livello (sia su petto che su schiena), oltretutto senza il bisogno di protezioni rigide.”

IM. Complimenti davvero impressionante! Quali sono le altre peculiarità di Smart Jacket?

MM. “Può essere vestito sopra o sotto qualsiasi abbigliamento e per la prima volta è ventilato. Smart Jacket è estremamente versatile: offriamo l’airbag a chi non vuole rinunciare alla libertà di movimento, pur mantenendo elevatissima la protezione. O anche a chi ha diverse moto e non usa sempre lo stesso abbigliamento, senza dimenticare coloro che le protezioni non le hanno mai volute. Smart Jacket costa 599€, un prezzo incredibile per la tecnologia che offriamo. Abbiamo creato un nuovo processo di industrializzazione per abbattere i costi di vendita, crediamo molto in questo progetto.”

IM. Tecnicamente come funziona?

MM. “Indossare il prodotto è semplicissimo. Un doppio magnete inizializza il processo di attivazione e una striscia di LED indica il funzionamento del dispositivo. Esiste anche un sistema di vibrazione, utile quando lo si indossa sotto un altro capo e non è possibile vedere i segnali luminosi del LED. Se lampeggia di rosso, il sistema segnala che la batteria è scarica. Una volta ricaricata con una presa USB comune, Smart Jacket garantisce 26 ore di funzionamento attivo, di protezione. Chi va a lavoro in moto impiega circa mezz’ora, quaranta minuti al giorno. In tal caso la batteria dura mediamente un mese. Chi invece fa turismo, difficilmente supera le 10 ore consecutive di guida. In questo caso, dunque, la batteria consente due giorni di viaggio. Caricare al 100% impiega tre ore. Accendere Smart Jacket lo porta al primo livello, quello di accensione. Ma non sei ancora “armato”, non è pronto ad esplodere. Il sistema si arma quando rileva una velocità superiore ai 10 Km/h o quando sente che c’è un motore acceso.”

IM. Ma se esplode, poi posso ripristinarlo?

MM. “Ogni attivazione richiede 249€ per il ripristino. Se si abita in una zona troppo lontana da un Dainese Store, dove vengono ripristinati gli airbag, è possibile sostituire il sacco in centri autorizzati: è sufficiente ordinare il pezzo e cambiarlo in sede senza che sia necessario spedire Smart Jacket”.

IM. Smart Jacket è offerto sia per uomini che donne ed in quante taglie?

MM. “Sono disponibili sei taglie, sia da uomo che da donna. Ad ogni modo ogni taglia può essere ampliata fino a quasi due taglie extra per far fronte ai cambi di abbigliamento senza rinunciare al comfort: sarà quindi possibile indossare lo Smart Jacket d’estate sopra a capi leggeri e, allo stesso modo, d’inverno. ”

IM. Avete in mente nuove collezioni per Smart Jacket?

MM. “Abbiamo in programma ulteriori sviluppi per Smart Jacket, ma al momento abbiamo deciso di proporre una sola variante colore, limitando la varianza e riducendo al minimo i costi di produzione, offrendo così un prezzo migliore al consumatore. La protezione è sempre un argomento controverso, soprattutto nel mondo della moto: per essere indossato, un capo deve essere al tempo stesso protettivo e confortevole. Lavoriamo sempre con l’idea di trovare il giusto compromesso per offrire la protezione massima che le persone siano felici di indossare. Anche in MotoGP abbiamo sempre sviluppato la protezione massima, ma in modo tale che il pilota fosse disposto a metterla.”

IM. Come si acquista Smart Jacket?

MM. “Oltre ai negozi Dainese, è possibile acquistare Smart Jacket anche online. Il sistema è attivabile in autonomia, scaricando un’applicazione. L’applicazione non solo permette di attivare il sistema D-air® (previa una prima ricarica al 100%), ma anche di verificare il software sia sempre aggiornato all’ultima versione. Dainese raccomanda comunque un controllo del sistema ogni 3 anni”.

IM. Il prodotto nasce per il mondo moto e scooter, avete idea di ampliare la platea?

MM. “Ad oggi usiamo il D-air® nella moto su strada, in pista e nello sci, in questo caso solo per atleti professionisti. Non si può usare in bici perché è stato pensato per la moto, ma ci sono diversi settori in cui potremmo lavorare.”

IM. Grazie per la disponibilità e la chiarezza con cui avete spiegato ai lettori una tecnologia davvero complessa quanto sicura ed accessibile che noi stessi raccomandiamo di utilizzare sia sopra la vostra camicia o ancor meglio sotto la vostra giacca!

MM. Grazie a voi per l’ospitalità e per dare spazio a temi importanti come la sicurezza.

Intervista realizzata da Carlo Valente

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