Volkswagen piange la scomparsa di Ferdinand Piëch

Nipote di Ferdinand Porsche, Ferdinand Piëch,  riuscì a salvare Volkswagen dalla grave crisi che l'aveva colpita all’inizio degli anni 90. Si è spento all'età di 82 anni

Il mondo dell’automobilismo piange Ferdinand Piëch, nipote di Ferdinand Porsche e uomo indissolubilmente legato alla storia Volkswagen che riuscì a salvare dalla grave crisi che l’aveva colpita all’inizio degli anni 90. Piëch è morto all’età di 82 anni in un ospedale della Baviera dov’era ricoverato.

Ferdinand Piëch, l’uomo che salvò Volkswagen

Dopo gli studi in ingegneria meccanica al Politecnico federale di Zurigo, conclusi con una tesi sullo sviluppo di un motore da Formula 1, Ferdinand Piëch inizia la sua carriera, nel 1963, all’interno di Porsche presso lo stabilimento di Zuffenhausen a Stoccarda, dove ricopre prima la carica di responsabile del settore sviluppo e poi, nel 1971 di capo responsabile del settore tecnico. Nel 1972 Louise Piëch e Ferry Porsche decidono che tutti i membri della famiglia devono ritirarsi da ogni tipo di carica dirigenziale ricoperta all’interno dell’azienda. Piëch allora apre un proprio studio di progettazione, per passare poi nello stesso anno in qualità di caporeparto dello sviluppo tecnico con mansioni speciali presso la sede di Ingolstadt di Audi, società controllata da Volkswagen. Nel 1975 entra nel consiglio di amministrazione di Audi e nel 1983 ne diviene amministratore delegato. Sotto la sua guida Audi sviluppa la trazione integrale Quattro.

L’1 gennaio del 1993 Ferdinand Piëch viene nominato successore di Carl Hahn alla carica di presidente del consiglio di amministrazione di Volkswagen. In questo nuovo ruolo strappa a General Motors lo spagnolo Jose Ignacio Lopez de Arriortua, incaricandolo di approntare un programma di risanamento per l’azienda. Le misure di riduzione dei costi di Lopez de Arriortua, incentrate sull’abbassamento delle spese verso i fornitori hanno effetto sul corto periodo, ma comportano anche un aumento dei problemi di qualità. Il manager spagnolo lascia poi Volkswagen nel 1996, anche in seguito all’accusa di spionaggio industriale. Nel 2002 Ferdinand Piëch passa dal consiglio di amministrazione a quello di controllo dell’azienda di Wolfsburg, assumendo la presidenza di questo organo. Contemporaneamente egli avanza anche all’interno di Porsche fino a diventare membro del consiglio di controllo della società. È in questo periodo di doppia carica che avviene l’acquisto di Volkswagen da parte della più piccola Porsche: nel 2005 l’azienda di Stoccarda diventa proprietaria di circa il 21% delle azioni con diritto di voto di Volkswagen.

In seguito ad un pronunciamento della Comunità europea che giudica illegale la legge che proteggeva Volkswagen da acquisizioni ostili, nel 2007 Porsche aumenta il proprio pacchetto azionario fino al 31% e all’inizio del 2008 dà il via libera all’acquisizione del restante 20% necessario per ottenere la maggioranza di voti. Nel marzo 2008 annuncia le proprie dimissioni dall’organo di controllo di Porsche, reagendo alle critiche avanzategli da più parti di conflitto d’interessi. In qualità di comproprietario della Porsche Holding OHG con sede a Salisburgo e della Porsche di Stoccarda (le due società sono giuridicamente separate e distinte), di cui detiene circa il 13% del capitale azionario, Piëch era uno degli uomini più ricchi e influenti della Germania. A fine aprile 2015, dopo la “guerra” interna contro l’amministratore delegato di VW Martin Winterkorn, si dimette da presidente del consiglio di sorveglianza di Volkswagen.

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