Il Parlamento Europeo abbatte le emissioni e rilancia auto elettriche al 20% già nel 2025

La Commissione Europea attacca frontalmente le emissioni dei gas di scarico con una ulteriore drastica riduzione delle CO2 portando dal 15% al 20% il target al 2025 e dal 30% al 40% quello al 2030 spalancando le porte alle auto elettriche e ibride plug-in ma minacciando seriamente la vita non solo del Diesel ma anche del benzina, metano e ibride standard. I costruttori denunciano gravi rischi occupazionali.

Il mondo sta cambiando e anche l’automobile sta subendo una vera rivoluzione avviata in Cina dove per abbattere l’inquinamento hanno scelto una radicale svolta elettrica al contrario di Stati Uniti e Russia ricchi di carbone, petrolio e gas che si stanno mantenendo su valori più prudenti sul tema ambientale. L’Europa sta in mezzo alle due correnti di pensiero sulla riduzione delle emissioni dei gas di scarico e della CO2 così come degli di ossidi di carbonio (COx) e degli ossidi di azoto (NOx). Il Parlamento Europeo, forse allarmato dagli ultimi dati ambientali (ricordando che l’auto non è l’unica responsabile della pessima qualità della nostra aria poiché ben più colpevoli sono i trasporti pesanti su gomma (che dovrebbero passare su rotaia o nave), i riscaldamenti delle nostre case (spesso con caldaie ben più inquinanti delle Euro 0) e le stesse fabbriche (che producono occupazione, ricchezza ma purtroppo anche molti inquinanti) ha deciso ad inizio ottobre di accelerare i tempi con un inasprimento dei limiti già piuttosto severi e secondo i costruttori di auto europei riuniti sotto l’ACEA non sostenibili.

La stessa ANFIA (l’unione dei costruttori nazionali di autoveicoli) ha lanciato un’allerta per l’esito del voto del parlamento europeo sulle emissioni di CO2 di auto e veicoli commerciali elettriche. Il Parlamento europeo ha infatti votato in plenaria la proposta di Regolamento relativa alla riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri immatricolati dopo il 2020. L’iniziale proposta della Commissione europea ha subìto un ulteriore inasprimento, portando dal 15% al 20% il target al 2025 e dal 30% al 40% quello al 2030.

“ANFIA esprime tutta la sua forte preoccupazione per l’esito del voto , ritenendo non sostenibili per la filiera produttiva automotive target così aggressivi, a cui si aggiunge l’inasprimento degli obiettivi di riduzione fino al 5% in più per i Costruttori, in caso di mancato raggiungimento di una quota imposta di veicoli elettrici sul totale venduto (20% al 2025 e 35% al 2030).

Certo che passare da meno di 2.000 veicoli elettrici del 2017 ai circa 4.000 attesi nel 2018 ai 400.000 indicati dal Parlamento Europeo per il 2025 sono un salto vertiginoso per il nostro mercato e per tutti i suoi operatori che rappresentano il 10% del PIL italiano dando occupazione a centinaia di migliaia di persone a partire dalle Concessionarie. Che il Parlamento Europeo abbia deciso di essere più severo della Commissione fa già da sola notizia ed ora per i costruttori di auto non resta che convincere il Consiglio circa le loro buone ragioni, invitando l’Europa ad una maggiore prudenza ed a dare più tempo alle Case per ristrutturarsi.

Se non vi saranno ulteriori modifiche, il provvedimento approvato dal Parlamento Europeo stabilisce risultati decisamente importanti a livello ambientale a partire dall’abbattimento del 40% delle emissioni di CO2 per il 2010, ma già nel 2025 vi sarà un crollo della CO2 del 20%. Chi non rispetta le norme sarà duramente colpito dalle sanzioni che si annunciano miliardarie a causa delle loro modalità che sanziona pesantemente le case per ogni grammo/km di CO2 superato moltiplicando la multa per tutte le vetture dello stesso tipo prodotto: quindi se una sola vettura prende una multa di 95 euro se questa vettura è stata venduta in 100.000 esemplari porta la multa a quasi 10 milioni di euro e se anziché un grammo sono 10 passiamo già a 100 milioni e se ne vendono magari un milione significa un miliardo di euro di multa!

Queste multe formeranno un fondo destinato ai lavoratori che perderanno il lavoro a causa di questa rivoluzione industriale. Basta solo pensare che un’auto tradizionale ha circa 2000 pezzi che significa potenzialmente 2000 fabbriche, mentre un motore elettrico ha solo 20 pezzi e non ha bisogno di elementi consumabili facendo quindi sparire anche i meccanici che cambiavano olio , trasmissioni e riparavano tutti questi infiniti pezzi destinati ad usura.

Se per un consumatore sapere che una vettura elettrica può tranquillamente percorrere dai 3 ai 600.000 km senza problemi, manutenzione scarsa e risparmi energetici notevoli (già oggi una elettrica “consuma” un terzo di una tradizionale ed avendo una efficienza assolutamente superiore ai benzina/Diesel non disperdendo energia ma utilizzandola ben oltre all’80%. Altra soglia approvata a Strasburgo riguarda la percentuale di modelli a emissione zero o a basse emissioni (meno di 50 grammi/km di CO2) che dovranno essere venduti almeno con una quota del 20% entro il 2025 e del 35% entro il 2030. Sotto i 50 g/km di CO2 riescono a scendere solo le vetture elettriche e le ibride plug in più evolute. Il crollo delle emissioni come già ricordato prima del 20% e del 40% per il 2025 e il 2030 interesseranno tutte le emissioni di inquinanti che includono ovviamente gli ossidi di carbonio (COx) e gli ossidi di azoto (NOx).

Ciliegina sopra la torta sono gli stessi test per misurare i nuovi livelli di inquinanti che saranno effettuati in condizione di guida vera anziché su dei banchi in laboratori simulando le condizioni più idilliache che purtroppo il povero automobilista non troverà mai salvo durante la finale dei mondiali di calcio … Prove su strada che dovrebbero prendere il via dal 2023. Le nuove regole rientrano nel quadro degli obiettivi di riduzione dei gas serra sottoscritti dall’Unione europea con gli Accordi di Parigi che prevedono per il 2030 un taglio 35,3% dei rilascio di gas serra del settore trasporti, unico settore che presenta emissioni in crescita rispetto al 1990 e responsabile del 15% della CO2 emessa nel Vecchio Continente. Da questi accordi ricordiamo gli Stati Uniti di Donald Trump sono usciti trovandoli troppo onerosi per la loro Economia.

Se nel 2030 i limiti di grammi/km di CO2 dovranno scendere a quota 57, ricordiamo che l’attuale media è di 118,5 con una caduta molto onerosa per le Case che dovranno scendere in picchiata a a95 fra tre anni e 76 nel 2025 fino appunto ai 57 g/km del 2030 con investimenti davvero importanti che le costringeranno ad elettrificarsi e sfruttare al massimo i propri progettisti. Stare a quota 57 grammi/km significa puntare potentemente su ibride plug in e soprattutto elettriche perché le altre soluzioni disponibili non permettono tali valori spiazzando quindi le stesse ibride senza spina, il metano, il GPL ed ovviamente benzina ed il povero Diesel.

Tutti i costruttori sono concordi sulla graduale elettrificazione della mobilità ma passare dall’attuale 1,5% europeo (0,2% in Italia) al 20% nel 2025, ossia fra meno di sette anni appare davvero impegnativo dovendo trasformare un sistema secolare in appena un lustro in una fase economica neppure troppo florida. I costruttori europei riuniti sotto l’ACEA sono molto perplessi allertando sul fattore occupazionale che invece secondo la Commissione Europea avrà una riduzione di 12.000 posti compensati però da 69.000 nuovi che potrebbero arrivare a 100.000 se l’Europa deciderà di produrre in loco le batterie e le vetture elettriche.

Insomma si può certo dire che il clima è decisamente elettrico e che la strada è tracciata e bisogna ora vedere a che velocità si vorrà raggiungere l’obiettivo finale che nasce dalla volontà di preservare la nostra salute e quella dei nostri eredi che va ovviamente combinata con la necessità di mantenere l’occupazione per tutti con una riconversione verde che in Italia potrebbe portare dalla dipendenza petrolifera all’esportazione di energie rinnovabili!

Carlo Elettrico

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