Con l’arrivo dell’estate e l’aumento delle temperature, il climatizzatore diventa un elemento importante per il comfort e la sicurezza durante la guida. Il corretto funzionamento dell’impianto dipende anche dalla manutenzione periodica, che comprende la sostituzione del filtro abitacolo e il controllo del gas refrigerante.
Proprio nelle operazioni di ricarica del climatizzatore possono però emergere alcune criticità legate all’utilizzo di gas refrigeranti illegali o non conformi. Un fenomeno che può comportare rischi per l’impianto, per il veicolo e per gli automobilisti.
La manutenzione del filtro abitacolo rappresenta uno degli interventi principali per mantenere efficiente il climatizzatore auto. Questo componente ha il compito di trattenere pollini e particelle presenti nell’aria, contribuendo alla qualità dell’aria all’interno della vettura.
La sostituzione è generalmente consigliata ogni 15-20 mila chilometri oppure almeno una volta all’anno, con intervalli più ravvicinati in caso di utilizzo frequente su strade polverose. La ricarica del gas refrigerante, invece, non segue una scadenza fissa, perché il fluido non viene consumato durante il funzionamento dell’impianto.
A causa delle normali micro-perdite delle tubazioni flessibili, l’intervento può però rendersi necessario indicativamente ogni due anni o 40-60 mila chilometri. Tra i segnali che possono indicare una carenza di gas ci sono il raffreddamento insufficiente dell’aria e tempi più lunghi per il disappannamento del parabrezza. L’operazione deve essere effettuata da personale qualificato con strumenti adeguati.
Secondo i dati forniti da Adira, circa il 30% del mercato italiano dei gas refrigeranti per climatizzatori auto sarebbe alimentato da prodotti illegali. Il fenomeno riguarda anche il resto dell’Unione Europea: nel 2024 sono state sequestrate 670 tonnellate di HFC (idrofluorocarburi), una quantità tripla rispetto all’anno precedente.
Gli HFC sono considerati gas a elevato impatto ambientale, con un potenziale effetto sul riscaldamento globale molto superiore rispetto alla CO2. Per questo motivo il loro utilizzo è stato progressivamente limitato dalle normative europee.
Dal 2017, sulle nuove vetture, il gas R134a è stato sostituito dal più recente R1234yf, progettato per ridurre l’impatto ambientale e privo di HFC. Il fenomeno delle frodi è legato soprattutto alla differenza di prezzo: una ricarica con gas conforme può costare tra 130 e 250 euro, mentre prodotti illegali possono permettere interventi proposti a circa 30-40 euro, spesso senza garanzie sulla qualità del servizio.
L’utilizzo di gas refrigeranti non a norma può causare danni all’impianto di climatizzazione e comportare costi elevati per le riparazioni. La presenza di sostanze come il cloro, a contatto con l’umidità presente nel circuito, può generare acido cloridrico, responsabile della corrosione di tubazioni, radiatore ed evaporatore.
Tra i problemi più gravi c’è il possibile grippaggio del compressore, dovuto alle reazioni chimiche tra l’olio lubrificante e le impurità contenute nel gas illegale. In caso di rottura, inoltre, eventuali residui metallici possono contaminare l’intero circuito, rendendo necessario un intervento di pulizia approfondito.
Un ulteriore rischio riguarda la sicurezza del veicolo e degli occupanti. Alcuni gas refrigeranti illegali possono contenere idrocarburi come propano e butano, sostanze altamente infiammabili che, in caso di perdita dell’impianto o incidente, possono entrare in contatto con componenti caldi del motore.
Per evitare interventi con prodotti non conformi, l’automobilista può controllare alcuni elementi identificativi presenti sulle bombole del gas refrigerante utilizzate in officina. Tra questi rientrano il marchio Pi greco (π), che indica il rispetto delle direttive europee sui contenitori a pressione, e il codice colore previsto per i diversi gas.
Le bombole del gas R134a devono essere contraddistinte dal colore azzurro o blu, mentre quelle del gas R1234yf presentano generalmente una colorazione bianca con striscia rossa. Anche l’etichettatura deve rispettare specifici requisiti, con indicazione del tipo di gas, dei pittogrammi di pericolo, del numero di lotto e del valore GWP (Global Warming Potential).
È invece consigliabile prestare attenzione a bombole troppo leggere, sottili o usa e getta, non ammesse nell’Unione Europea, oltre a contenitori privi di protezioni adeguate o con informazioni non conformi. La scelta di un’officina qualificata resta quindi un elemento importante per garantire un intervento corretto sul climatizzatore.