Buell 1125CR – Test Ride

Appartiene alla famiglia delle raffreddate a liquido ed è tanta la birra che offre con a disposizione 146 cavalli per 170 kg. L'abbiamo provata a Franciacorta, apripista d'eccezione Jeremy McWilliams

Buell 1125CR – Test Ride. CR sta per Cafè Racer ma quella “C” sembra anche la “c” della carena di cui è stata spogliata la 1125R, la moto più sportiva della gamma Buell. Si tratta di una “rappresentazione della cafè racer del ventunesimo secolo”, come l’ha definita Erik Buell. Il motore è il V-Twin Buell Helicon da 1125cc e 146 cv, con raffreddamento a liquido, accoppiato al telaio Buell IRC (Intuitive Response Chassis), che sono in grado di assicurare prestazioni dinamiche e sportive di alto livello. Un forcellone più lungo rispetto alla 1125R e rapporti al cambio più corti contribuiscono a migliorare ulteriormente l’accelerazione. Il look è inconfondibile: muso arrabbiato che quasi si nasconde allo sguardo, fianchetti enormi che dominano la vista laterale e profili rossi sulle ruote, abbinati alla pinza del freno anteriore che scorre sul tipico monodisco perimetrale Buell. Il posto per il passeggero c’è anche se non si vede, di serie è coperto da un’unghia di plastica, per quel poco che c’è da coprire; infatti, come quasi tutte le Buell, la coda è corta e poco accogliente. Nel complesso, la cura costruttiva e la scelta dei materiali sono praticamente impeccabili fin nei minimi dettagli, così come sulle cugine Harley-Davidson. Di serie monta un manubrio “a corna di toro” ma è disponibile in opzione anche un più comune manubrio da naked. Insomma, una naked essenziale e modaiola nel look ma non nella sostanza dove si rivela una “magiacurve” efficace come poche altre, sia su strada che su pista.

 

 

 

 

Prova in pista e su strada
La prima cosa che colpisce a bordo di questa 1125CR sono le dimensioni: un pilota di stazza media ha l’impressione di poterla abbracciare tutta più che guidare: il casco sta giusto sopra al manubrio mentre sporgendo una mano all’indietro è facile che vada a pescare nel vuoto, invece che sul codino. Ma tant’è, la posizione è ottima anche se la sella ci sarebbe piaciuta un po’ più rastremata dove le gambe scendono e devono stringere. Avviato il motore, le vibrazioni non mancano ma basta ruotare il gas per sentirle ridursi con l’aumentare dei giri, grado dopo grado di rotazione della manopola. Allora si ingrana la prima con maggior serenità e la 1125CR scatta in avanti. Sì ma non solo in avanti, anzi uno degli aspetti a cui va prestata maggior attenzione è la ruota anteriore che fatica davvero a stare aggrappata all’asfalto anche sul rettilineo del circuito di Franciacorta, superati i 160 km/h; il consiglio, quindi, è di non attaccarsi mai al manubrio pena di ingaggiare una serie di pericolosi (e spaventevoli!) ondeggiamenti della moto. Una, due, tre marce spremute per bene ed è già ora di aggrapparsi ai freni: in caso di staccatone l’anteriore è sempre meglio utilizzarlo a moto dritta perchè la tendenza a “tirare” da una parte ovviamente è inevitabile, poiché siamo in presenza di un monodisco, comunque nell’utilizzo stradale non si rileva questo vizio. La frenata c’è ma la la leva va strizzata per bene prima di ricevere la decelerazione necessaria; buono anche il posteriore – per chi lo usa – che permette di rallentare efficacemente e raramente arriva al bloccaggio. Ma il bello arriva nelle curve dove questa Buell si inserisce seguendo il filo della traiettoria impostata con precisione nonostante l’interasse non corto ma cortissimo! Caratteristica che si avverte, invece, proprio in frenata dove non è raro sentir alzare il posteriore se si imprime troppa forza alla pinzata. Un difetto da segnalare è il calore trasmesso dal motore tramite il telaio, noi l’abbiamo avvertito in una giornata uggiosa di mezza stagione (ebbene sì, esistono ancora), pensiamo quindi che d’estate possa anche diventare fastidioso quando ci si trova a dover passare da un semaforo rosso all’altro. Nel complesso, una moto capace di divertire specialmente il pilota più smaliziato che sappia controllare un mezzo di tali prestazioni imbrigliate in una struttura così minimale. E, perchè no, anche per farci qualche puntatina in pista ogni tanto…

Tuta: Dainese Steel Prof.
Casco: Dainese Performance Color
Stivali: Dainese Torque Out
Guanti: Dainese Hellfire Evo
Paraschiena: Dainese Wave Back Protector

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