Ducati 1198s Corse provata in strada e in pista

Una superbike senza mezze misure, 170 cavalli con una ciclistica ad altissimo livello, racchiusi in un’estetica mozzafiato e arricchita dalla più avanzata tecnologia con l’unico scopo di infrangere record

Ducati 1198s Corse provata in strada e in pista. Roma. Tutti quelli che hanno visto la Ducati 1198S Corse dal vivo, quando l’abbiamo parcheggiata in giro per la città o nei paddock di Vallelunga, hanno esclamato la stessa identica cosa: “Mamma mia quanto sei bella!”.
Vedi gli occhi di chi la guarda e cogli nello sguardo quel rapimento istantaneo che solitamente si coglie negli occhi degli innamorati. La livrea corse, con il serbatoio in alluminio spazzolato e rivestito solo da uno strato di trasparente, è come la ruota di un pavone che attira per la sua bellezza, forse, addirittura, distraendo dai contenuti tecnici di questa moto che sono assolutamente all’altezza di tanta bellezza.
Ma se la bellezza è ciò che colpisce a prima vista, i tanti contenuti tecnici e l’altissimo livello prestazionale è ciò che convince definitivamente sulla qualità di questa moto.
Il motore, innanzitutto, è l’evolutissimo Testastretta Evoluzione, un bicilindrico ad L, raffreddato a liquido, ovviamente Desmodromico, con 4 valvole per cilindro da 1198,4 cm3, capace di erogare, in questo allestimento, fino a 170 Cv a 9.750 giri con una coppia di 131,4 Nm a 8.000 giri.
Per massimizzare le prestazioni di un motore così generoso e al tempo stesso riuscire a contenerlo e farlo fruttare al massimo, c’era bisogno di una ciclistica fuori dal comune. Il peso, di soli 168 Kg a secco, è stato ottenuto usando materiali ultrapregiati ed innovative tecniche costruttive. Il telaio, ad esempio, è un classico traliccio di tubi, il più leggero realizzato a Borgo Panigale, conserva tuttavia tutte le doti di resistenza e rigidità. Il basamento del motore, come per la 848, è stato realizzato cn procedimento Vacural. Ancora, per contenere il peso, tanto magnesio, dal telaietto anteriore al coperchio della testata.
Il reparto sospensioni è stato realizzato grazie all’adozione della migliore marca del settore. La forcella Ohlins completamente regolabile da 43 mm termina con delle pinze monoblocco Brembo a 4 pistoncini, ad attacco radiale, che mordono dischi semiflottanti da 330 mm.
Per contenere l’esuberanza della moto che si riverserebbe sull’avantreno, è stato anche adottato un ammortizzatore di sterzo Ohlins. Al posteriore, invece, troviamo un monoammortizzatore a gas, sempre completamente regolable, della Ohlins, connesso allo stupendo forcellone monobraccio in alluminio. Come freni, posteriormente, si trova una pinza a 2 pistoncini su disco da 220 mm.
Per completare l’opera di alleggerimento, non potevano mancare i cerchi Marchesini ultraleggeri, con il distintivo disegno a 7 razze.
Ma siamo ben lontani dall’aver elencato tutte le dotazioni di questa stupenda superbike, ciò non di meno, non possiamo trascurare il DTC (Ducati Traction Control) che può facilmente essere regolato dai comandi ai manubri e la cui selezione viene visualizzata sullo stupendo display, derivato direttamente dalla GP7 campione del mondo in MotoGp, completato dal sistema di acquisizione dati DDA (Ducati Data Analyzer).
Dopo questo rapidissimo e sommario excursus sulle dotazioni della 1198S Corse, vi consigliamo innanzitutto di andare a consultare il sito della Ducati (www.ducati.it) per poter rimanere stupiti di fronte a tutto quello che questa moto offre, ma soprattutto viene spontanea una domanda: ma una moto così evoluta, al costo di 24.990 € c.i.m., com’è poi effettivamente nel guidato?
In poche parole, la 1198S Corse è una delle migliori moto del mondo o una delle peggiori, ha tutti i pregi possibili o tutti i difetti possibili.
Sembrerebbe una contraddizioni in termini, eppure è esattamente quello che abbiamo appurato provandola e che vi andremo di seguito a raccontare.

Su strada

Ritiro la 1198S Corse in una calda mattina di luglio, sta lì, parcheggiata nel piazzale antistante il plesso industriale di Borgo Panigale, che sonnecchia placida, come godendosi il sole.
Giro la chiave nel quadro, metto in folle ed accendo: inizialmente non avverto differenze da una normale 1198, sembra più bella, sì, con il serbatoio che scintilla sotto al sole, ma a parte questo non si riescono ad evincere le doti della moto solo guardandola, anche se ad essere sinceri, il suono è più cupo e potente di una normale 1198. Così salgo in sella e mi preparo ai 400 km che mi separano da Roma. Quando sono in autostrada penso che forse questa sia la moto meno indicata per fare viaggi di questo tipo: la seduta è rigida come l’assetto che trasmette ogni asperità con delle botte secche, il motore scalda tanto e, dopo un un’oretta di guida, la posizione in sella fa gravare il peso sui polsi, costringendomi a rallentare, di tanto in tanto, per tirare su il busto.
Ovviamente non posso giudicare una moto dal solo tragitto autostradale, quindi, il giorno seguente, riprendo subito la bellissima 1198S e vado a farci un giro per Roma, risultato: il peggiore dei miei incubi!
Se in autostrada sembrava dura, in città la moto risulta granitica, le parti basse maschili sono messe a repentaglio da ogni minima imperfezione dell’asfalto, inoltre emana un calore tale che l’interno coscia di entrambe le gambe, dopo pochi minuti, sembra cotta al vapore. I freni non vanno toccati, vanno pensati, perché se si agisce con un micron di forza di troppo, la forcella si carica tutta, la moto si punta sul posto e voi rischiate di essere lanciati in avanti come Will il coyote.
Non parliamo poi dei parcheggi e delle manovre nel traffico: la moto, sì, è leggerissima, ma quando si tratta di fare affidamento sulla capacità di sterzo, è meglio arrendersi all’evidenza che non si riuscirà a svicolare o ad effettuare sterzate strette. Lasciare poi una moto simile parcheggiata, per quanto l’abbiate assicurata con un bloccadisco ed una catena, vi farà stare in perpetua paranoia, timorosi che qualche malcapitato, vedendo tale bellezza, se la rubi mentre voi state prendendo un caffè.
Insomma, in poche parole, la peggior moto possibile.
Ma com’è possibile? Tanta tecnologia e poi va così male? In effetti quanto appena detto è verissimo, ma non sono difetti imputabili alla Ducati 1198S Corse. Se infatti comprerete una moto simile per fare le uscitine domenicali o, addirittura, per spostarvi in città, non solo incorrerete in una lunghissima serie di inconvenienti, ma dimostrerete anche di essere scarsissimamente dotati di materia grigia.
Certo, con questa moto farete sempre un figurane, arrivando all’aperitivo o al bar degli amici, ma se farete colpo sulla sgallettata di turno, sarete inevitabilmente considerati dei tontoloni.
Sì, perché la 1198S non è stata pensata, neanche lontanamente, per essere utilizzata così. La 1198S è la regina della pista e portarla fuori da un circuito è come pensare di fare la Parigi-Dakar con la Ferrari monoposto di Michael Schumacher. Se volete far colpo sulle ragazze, risparmiate i soldi e offrite da bere, perché la 1198S deve essere portata in pista e, per giunta, non in piste qualsiasi, ma signore piste.

In pista

Una volta tra i cordoli, infatti, la storia cambia dal giorno alla notte. Laddove avvertivate dei difetti, ora vi sembra di essere su un caccia da guerra lanciato in picchiata a Mach 3 e, anche concentrandovi, non riuscirete a trovare alcun difetto.
Il motore è indubbiamente la cosa più bella: il suono sale regolarmente e uniformemente alla rotazione della manopola del gas e all’aumentare della velocità, bastano pochi metri di dritto e potete già scaricare le prime 3 marce trovandovi a velocità impressionanti. Vallelunga è lo scenario della nostra prova e dopo un giro per scaldare le Pirelli Supercorsa SP, la sentite fremere per essere lanciata a tutta velocità. Sul curvone prima delle Cimini si resta in carena, in terza, a dare tutto il gas possibile e si arriva a 100 metri dalla curva ad oltre 230 km/h: ci si attacca ai freni, la moto si pianta senza scomporsi e in men che non si dica ha rallentato abbastanza da permettere l’inserimento in curva, con una velocità sensazionale ed una precisione millimetrica, la stessa precisione che, in percorrenza delle 2 curve raccordate, non la fa muovere di un millimetro dalla traiettoria ideale. Usciamo dalla seconda Cimini e ci attacchiamo nuovamente al gas il traction control entra in azione senza che neanche ce ne accorgiamo, se non per il fatto che conoscendo bene il circuito romano, sappiamo che non è possibile dare così tanto gas così presto senza che non accada qualcosa di funesto. Arrivati nella parte lenta del circuito, al di là di accelerazioni da 4G e frenate incredibili, sembra quasi di avere una bicicletta sotto al sedere, per quanto è facile indirizzarla e buttarla in piega. Il calore che fuoriesce lateralmente non lo avvertiamo minimamente: a questa andatura e soprattutto non stando quasi mai seduti in sella, non ci si ricorda neanche più del calore. Stessa cosa per l’assetto rigido: se fare 10 metri di sanpietrini con la 1198S può equivalere ad una tortura, sul manto pulito di un circuito la rigidità si apprezza e non sembra quasi neanche così esasperata, anzi, scorre veloce e fluida regalando unicamente un’adrenalinica sensazione di velocità.
La posizione in sella è azzeccatissima, non si avverte stanchezza né fatica, non ai polsi né tantomeno ad altre parti.
Mi ricordo ad un certo punto che il fantastico display derivato dalla moto di Stoner, dispone anche di un cronometro, così da avere sott’occhio i tempi senza neanche dover aspettare la fine del turno per scaricare i dati del DDA.
Comincio così a vedere i tempi sul giro, accorgendomi che grazie al traction control, alla potenza esagerata, ai freni “assassini” e alle reazioni immediate, riesco ad abbassare ad ogni giro il tempo di alcuni decimi, convincendomi che sto diventando proprio bravino, mentre in realtà gran parte del merito va a questa moto che sembra quasi essere spuntata dal box di un team di Superbike.
Questa la 1198S in sintesi: una moto nata per essere sfruttata in pista, senza mezze misure e che non scende a compromessi, che sarà la vostra migliore alleata nella lotta al cronometro, ma che punterà i piedi come un mulo se vorrete portarla in luoghi a lei non congeniali. Non è nata per farsi belli con gli amici, per far colpo sulle ragazze o per essere uno status symbol: la 1198S ambisce al titolo di regina della pista, non si intimorisce di fronte a nessun’altra moto e tanto meno non ammette di essere trattata con sufficienza, ma dà sempre e solo il massimo che un pilota possa desiderare e si aspetta il massimo della concentrazione alla guida. Non è la versione “deluxe” della 1198, ma la versione con ruote di un’astronave di Guerre Stellari.

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