Ducati Monster 1100 vs Triumph Street Triple R

1100Cm3 contro 675 Cm3, 2 cilindri contro 3, la più blasonata casa motociclistica italiana contro la più blasonata britannica; tanti componenti da pista e pochi compromessi

Ducati Monster 1100 vs Triumph Street Triple R. Il segmento delle naked è diventato uno dei più affollati, ogni anno nuovi modelli vengono lanciati sul mercato, spesso sono moto anonime che oltre ad avere un aspetto ammiccante non dimostrano poi grandi caratteristiche tecniche, altre volte sono invece opere di alta ingegneria e futuristico design, altre volte ancora, come nel nostro caso, si assiste ad uno scontro diretto tra due moto che aspirano al titolo di regina delle moto nude e non è, forse, un caso che a sfidarsi su questo terreno siano proprio le due moto più longeve del segmento: la Ducati Monster e la Triumph Street Triple. Per approfondirne la conoscenza vi rimandiamo alle rispettive prove complete.
Mentre la prima è la capostipite e legittima detentrice del titolo, la seconda non è così “storica”, deriva infatti dalla sorella maggiore, la Speed Triple, ma per il nostro confronto, viste le caratteristiche tecniche e gli allestimenti, c’è sembrato che lo scontro migliore lo si potesse avere con la Street R che, nonostante una cilindrata più bassa del grosso Monster, non si spaventa affatto, anzi accetta la sfida forte della sua dotazione e dei suoi dati tecnici.
Entrambe cortissime e leggere, aggressive e dinamiche nelle linee non passano di certo inosservate: il Monster attira col suo storico telaio, la Street con l’altrettanto tipico doppio fanale, entrambe così nude fanno subito sfoggio delle loro caratteristiche tecniche: entrambe offrono pinze radiali e tubi in treccia, entrambe hanno il manubrio a sezione variabile, entrambe, ancora, hanno una strumentazione da film di fantascienza. La Street per cercare di distanziare il Monster in questa gara di acessori, mostra un monoammortizzatore a gas regolabile, mentre il Monster risponde con una forcella più grossa e un impianto frenante ipertrofico rispetto all’inglesina. Sotto la sella entrambe non ammettono compromessi: non ci si deve portare niente dietro e la serratura per aprire la sella è posta in modo scomodissimo su tutte e due le concorrenti.

Prova comparativa
All’accensione è subito il Monster ad aggredire, ad attrarre l’attenzione, con la sua tonalità bassa e il suo allegro sferragliare, mentre l’inglese, appunto archetipicamente, sfoggia un po’ di sano understatment, ronfando quasi silenziosa. Le dimensioni delle moto sono pressappoco identiche,  sulla carta anche le prestazioni sono simili, quindi partiamo per un bel giro per vedere se questa supposta uguaglianza sia reale o meno.
Entrambe sono molto piene ai bassi, al punto che tendono ad alzare, ma la Street sembra avere un guizzo in più. Ci lanciamo nel traffico e ci accorgiamo che la differenza di maneggevolezza è anche stavolta molto simile: l’interasse ridotto e l’ampio raggio di sterzo consente di districarsi in mezzo alle macchine con la semplicità di un motorino, la Street, con una manciata di millimetri in meno serpeggia allegra fra le macchine, ma il Monster non è certo da meno.
Quando andiamo sul misto possiamo vedere finalmente di che pasta siano fatte queste due moto. Il Monster scatta avanti, forte della sua grossa spinta, ma la Street è sempre lì a tallonarlo; nelle staccate, nonostante la migliore dotazione di freni dell’italiana, non si notano grosse pecche nella frenata da parte della Street, così come avere gli steli leggermente più piccoli non sembra portarla in svantaggio quando paragoniamo come affrontino le curve: entrambe sono piantate e ferme sulle loro traiettorie. Il Monster sembra avere una posizione di guida un po’ più caricata e forse il monoammortizzatore ha qualche incertezza in più, rispetto a quello a gas della Street, quando si incappa in un piccolo dosso o su un pezzo di strada leggermente sconnessa. Le velocità sono pressoché identiche, il vento, sopra i 170 Km/h, infastidisce su entrambe, che in fondo, essendo naked, più di tanto non possono offrire, in termini di protezione aerodinamica.
È difficile stabilire quale sia migliore, si assomigliano molto, hanno anche difetti molto simili: entrambe hanno pochissimo spazio sottosella (il Monster proprio per niente) ed entrambe hanno l’apertura della sella posizionata nel posto più scomodo possibile.
Per questa tipologia di moto alla fine sembrano equivalersi, se non economicamente.
La Street Triple R, infatti, sembra offrire almeno una cosa in più come allestimento, il mono a gas appunto, e costa quasi 2000€ in meno, senza contare che ottenendo le stesse prestazioni del Monster pur essendo un 675cc, significa che paga anche meno di bollo.
La questione, in definitiva, ci sembra essere, più che un discorso di quale sia meglio, quale sia lo status symbol migliore. La Street Triple R potrebbe anche scendere in pista, ma non crediamo che il Monster non potrebbe, piuttosto ci sembra difficile che chi compri una di queste due moto lo faccia per portarla in pista, piuttosto è probabile che il design e l’appeal del nome svolgano un ruolo maggiore nella scelta.
Secondo noi, quindi, alla fine non saranno una manciata di millimetri in meno di interasse o qualche cavallo in più a farne prevalere una sull’altra, ma piuttosto l’aspetto indomito e aggressivo dell’italiana o l’aplomb che nasconde la grinta della discreta inglese, sarà forse una questione di costo o di immagine a far vincere il titolo di regina nuda ad una delle due che, ancora appaiate in un testa a testa, rigurgitano personalità e cattiveria surclassando di non poco le altre rivali, quasi tutte di provenienza nipponica.

Casco: Dainese Performance Mugello

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