Ducati Monster S2R: Test Ride

Piccola sportiva

Il motore Il propulsore che spinge la Monster S2R è lo stesso visto sino ad oggi sulla Monster 800: si tratta di un bicilindrico da 800 cc raffreddato ad aria, dotato di un efficace sistema di iniezione elettronica e del catalizzatore sugli scarichi. Potenza e coppia? 77 CV a 8.250 giri/min e 7.4 Nm di coppia massima a 6.500 giri…spalmati su una massa complessiva di 173 kg.
Ma rispetto al passato c’è un nuovo elemento a favore twin dell’S2R. Anche questo, infatti, dal 2005 utilizza la frizione APTC collaudata con successo sui Monster di cilindrata inferiore. La nuova frizione ha lo scopo di ridurre lo sforzo alla leva, rendendo piacevole la guida anche nel traffico urbano.
L’aspetto più positivo emerge tuttavia quando si sceglie uno stile di guida decisamente sportivo, con frequenti staccate: in queste situazioni la funzione antisaltellamento della frizione APTC si fa sentire, eliminando gli effetti della coppia retrograda e tenendo la ruota motrice incollata all’asfalto.
Sportività in poche mosse Che la Monster sia una moto apprezzata non lo diciamo certamente noi di Infomotori.com…ma il mercato che la coccola da 10 anni e che le consente di essere considerata una delle naked più interessanti.
In Ducati lo sanno bene tutto ciò ed è proprio con l’obiettivo di mantenere vivo l’interesse che arrivano in concessionaria allestimenti pensati per chi, della Casa di Borgo Panigale, ama il filo diretto con la sportività.
La Monster S2R può essere considerata alla stregua di una vera e propria sportiva…con la differenza che carene e semimanubri sono stati lasciati in fabbrica, per lasciare campo libero alla meccanica e ad un bel manubrione Magura in puro stile mountain-bike.
Certo, quanto a potenza il paragone con una supersportiva come la sorella 749 è improponibile, ma grazie all’adozione dell’inedito monobraccio e del doppio scarico sovrapposto sul lato destro, i limiti di piega sono dettati “solamente” dall’aderenza del pneumatico e non più dal contatto dei silenziatori con il terreno…

Su strada: finche si va dritti cambia poco, ma poi… Un cambiamento veramente radicale che stravolge il modo di vedere la Monster ma che non ne cambia troppo l’impostazione in sella. Il busto rimane piuttosto verticale mentre le ginocchia, per via della vicinanza della sella alle pedane, “lavorano” con qualche grado di inclinazione di troppo…in particolar modo se si supera il metro ed ottantacinque. Polsi e braccia sono sostanzialmente esentati da particolari sforzi anche se, una volta superati i 120 km/h, c’è bisogno del loro intervento per rimanere in sella: la piccola linguetta montata sopra al faro certamente aiuta, ma chi compra una naked sa bene di dover scendere a patti con Eolo…e qualche ora di palestra può risolvere la situazione.
Insomma, Monster continua a rimanere una moto sostanzialmente scomoda alle alte velocità ma se la volontà è quella di girellare costeggiando laghi o arrampicandosi tra i tornanti di montagna, allora il discorso cambia radicalmente e la bellezza della S2R emerge come per magia.
Attenzione però. Finche si va dritti, non c’è alcuna differenza rispetto alla “ottocento” tradizionale ma appena si arriva in curva il discorso cambia notevolmente. Grazie alla nuova impostazione ciclistica la S2R appare più veloce e rapida nello scendere in piega ma anche più “massiccia” nella percorrenza di curva. Il merito è sicuramente da attribuire alla precisione della nuova sospensione posteriore ed della taratura leggermente più sportiva della forcella…sta di fatto che per sfruttare a fondo gli infiniti angoli di piega concessi dalle Pirelli Diablo non bastano le montagne.
Così, presi dall’euforia di avere tra le gambe un Monster così performante, abbiamo raggiunto la nostra abituale pista di test, l’AdriaRaceWay (per prenotazioni di prove libere è possibile consultare il sito www.adriaraceway.com) ed abbiamo dato sfogo all’ottantina di puledri racchiusi nel twin di Borgo Panigale.

La S2R, anche tra i cordoli, si dimostra veramente divertente e non tanto per le prestazioni assolute ma per la sua naturale immediatezza, che rende facili anche i passaggi più difficili permettendo velocità degne di una supersportiva a centro curva. Che non sia una moto da pista, però, lo si capisce quando si va a forzare la staccata: l’impianto Brembo risponde con grande prontezza ed un notevole potere frenante, ma la taratura della forcella mostra limiti che su strada non vengono evidenziati per via delle velocità notevolmente più ridotte. Niente di grave, dato che S2R non nasce per la pista, ma solamente un affondamento troppo accentuato per le necessità di un pubblico pistaiolo. In compenso, evitando di arrivare all’inserimento in curva con le dita sulla leva di destra, ci si possono levare delle belle soddisfazioni facendo affidamento sugli elevati angoli di piega – finalmente – raggiungibili senza patemi d’animo e sulle cospicue doti di trazione in uscita di curva.
Il bicilindrico in questa situazione mostra tutta la sua efficacia sferrandosi in modo dolce ma costante sulla ruota posteriore, anche quando si utilizza una marcia in più. Con l’ottocento Ducati non bisogna andare alla ricerca dei regimi più elevati: basta farlo stare tra i quattro e gli ottomila e cinquecento giri per godere di una notevole spinta, che porta rapidamente l’ago del contachilometri ben oltre la soglia del ritiro patente.
Notevole, come al solito, il sound che si sprigiona dai due scarichi sovrapposti ma anche dal cassoncino d’aspirazione e dalla distribuzione desmodromica. E’ un mix di sensazioni unico, difficile da descrivere e profondamente Ducati. E come da buona tradizione non mancano nemmeno le vibrazioni anche se difficilmente possono risultare fastidiose…a meno che non siate talmente masochisti da girare perennemente sotto ai 2.500 giri o, codice permettendo, in zona rossa.
Sufficienza piena, infine, per il cambio: preciso e dotato di una corsa piuttosto corta della leva, l’avremmo preferito un po’ meno duro da azionare. Meno male che la nuova frizione richiede uno sforzo ridotto aiutando, al contempo, nella gestione delle staccate più ardite…limitando il bloccaggio della ruota posteriore.
Quanto costa Monster S2R? Ducati Monster S2R è già disponibile in concessionaria ad un prezzo di 8.500 euro.
Si ringrazia Snapshot per le foto in movimento.

Ducati Monster S2R: Test Ride. La famiglia Monster si allarga, anzi si sdoppia. Se prima le serie S4 ed S4R potevano essere considerate dei prodotti a “sé”, infatti, a partire da quest’anno chi vorrà mettersi in garage la popolare naked di Borgo Panigale potrà scegliere il modello più adatto alle sue esigenze tra la collezione “classica” o quella più “sportiva”.
L’arrivo della S2R, dotata di design e soluzioni tecniche simili a quelle della più “tosta” S4R, segna dunque l’inizio di una nuova era per la Monster, che da parte sua mantiene comunque fede al suo spirito ed allo stile da “street-fighter” che ne ha decretato – sino ad oggi – il successo.
Più aggressiva Monster S2R riprende le linee generali dell’S4R, con le naturali differenze determinate dalla presenza di un motore di un’altra tipologia. L’utilizzo di un bicilindrico a due valvole raffreddato ad aria, pertanto privo di radiatore, “alleggerisce” stilisticamente la zona anteriore ma non mette certamente da parte quelle che sono le caratteristiche peculiari del modello anteriore, come lo scarico sdoppiato e sovrapposto posizionato a fianco della sella ed il forcellone monobraccio.
Per l’S2R sono disponibili sei diverse colorazioni. Infomotori.com ricorda che quattro di queste riprendono la fortunata formula della banda longitudinale, che attraversa parafanghi e serbatoio, in vari accostamenti: accanto al classico rosso Ducati con banda bianca ci sono il nero con striscia “tangerine red”, oppure “l’acid yellow” e il “tangerine red” con grafica di contrasto nera. Si aggiungono quindi due allestimenti monocromatici: il nero e il nero opaco dell’S2R Dark.
Per quest’ultimo, che come tutte le versioni Dark è in listino ad un prezzo più competitivo, sono previsti alcuni elementi differenti. Non sono presenti il cupolino sportivo e il coprisella in tinta, che fanno parte della dotazione di serie degli altri, e il manubrio è del tipo convenzionale in acciaio e non in alluminio a sezione variabile.
La ciclistica Da un punto di vista ciclistico, Monster S2R propone il “classico” telaio a traliccio di tubi in acciaio abbinato ad un forcellone monobraccio in alluminio – anch’esso dotato di una struttura a traliccio – sul quale agisce un ammortizzatore Sachs regolabile. Passando alla forcella, la redazione di Infomotori.com segnala che si tratta di una Marzocchi a steli rovesciati da 43 millimetri sulla quale sono fissate due pinze Brembo a quattro pistoncini che agiscono su dischi da 300 millimetri. Al posteriore il sistema frenante è composto da una pinza a pistoncino singolo ed un disco da 245 mm.

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