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Ducati Multistrada 1200 – Test Ride

In sella alla nuova Ducati Multistrada 1200: racchiude 4 moto in una per ogni tipo di utilizzo, all’insegna dell’high-tech estremo

Che gli italiani siano un popolo ingegnoso ed ambizioso, quando si tratta di cercare l’innovazione, non è poi un luogo comune, in molti campi sappiamo benissimo di essere gli apripista per il resto del mondo e, orgogliosamente possiamo dirlo, nel mondo delle due ruote questo è ancor più vero. In questo senso, una delle aziende motociclistiche che maggiormente e meglio ci rappresenta agli occhi di tutti i Paesi del mondo, è indubbiamente la Ducati, non solo con i tantissimi successi nel campo delle corse, ma soprattutto con le loro moto di serie che hanno innovato (si pensi ad esempio al Monster, prima vera moto naked a conquistare gli onori della cronaca) e riscritto le regole di come si fanno le moto. Se quindi è vero che Ducati sia un “trend setter”, altrettanto vero è che la loro nuova concezione di moto, espressa completamente nella nuova Multistrada 1200, farà altrettanto. La vecchia Multistrada non era, diciamocelo, poi così multi, certo veloce e agile nel misto stretto, aveva però dei limiti vistosi se si voleva pensare di affrontare anche solo una stradina sterrata, senza contare che il design aveva fatto storcere il naso a parecchi. Via ogni riferimento al passato, quindi, e a Borgo Panigale si è deciso di fare qualcosa di completamente nuovo: ma si potrebbe avere – si sono chiesti – una moto che sia veloce come una sportiva, comoda in città, perfetta per il viaggio e che possa anche fare del fuori strada? Ovviamente no, si è pensato da subito, ma evidentemente poi qualcosa è cambiato, perché la moto che ci hanno presentato a Lanzarote, isole Canarie ha dato prova di tutto ciò. Andiamo con ordine. I progettisti sono partiti, intanto da ciò che meglio sanno fare, ossia i motori, prendendo il propulsore campione del mondo della 1198, chiamato Testastretta 11°, e decidendo di costruirci intorno una tourer dal piccante carattere sportivo, seppure la sua potenza massima sia stata abbassata a “soli” 150 cv a 9.250 giri/minuto.

Bisognava poi inserire questo motore in un traliccio, che potesse sostenere le forti forze torsionali, essere elastico e al tempo stesso molto solido. Per coniugare il tutto, si sono scelte alla fine,  soluzioni in una: lo “schema” adottato, infatti, prevede un classico traliccio anteriore con tubi, due piastre centrali fuse e due fiancatine posteriori sempre in tubi saldati, chiuse da un elemento portante posteriore realizzato in tecnopolimero caricato con fibra di vetro.
Certo una volta che hai un buon motore e un buon telaio, il gioco è quasi fatto, una moto tanto male, non sarà, mettici un tocco di high tech, come il comando del gas ride by wire, che per la prima volta allestisce una Ducati e già si potrebbe gridare al successo. Ma cos’è che fa l’enorme differenza tra una sportiva e una tourer, o tra una moto da città e un’enduro, a parte la velocità massima e l‘aspetto? Potenza, erogazione e assetto sono la risposta esatta. Proprio per racchiudere 4 tipologie di moto in una sola sono stati inventati i Riding Mode, ossia 4 diverse combinazioni di mappatura, regolazione delle sospensioni e traction control che rendono la multistrada idonea a rappresentare i 4 nomi di questi Riding Mode: Sport, Touring, Urban ed Enduro.

I 4 “preset”, infatti, sia lavorano sulla centralina cambiando la potenza massima e l’erogazione del motore (150 cv massimi per Sport e Touring, ma con un’erogazione più esuberante per la Sport, e 100 cv per Urban ed Enduro), sia sfruttano il nuovissimo sistema, studiato e realizzato con Ohlins, denominato Ducati Electronic Suspension (DES). Quando infatti si seleziona un Riding Mode le sospensioni si regolano elettronicamente diventando più dure o più morbide, con un ritorno più rapido o più lento, a seconda di ciò che la moto dovrà andare a fare, oltretutto potendo anche comunicare al sistema delle sospensioni se si è da soli o in coppia, con o senza valige, avendo così una perfetta taratura dell’assetto senza dover far altro che usare i pulsanti del blocchetto destro, sia da fermi che in movimento. Un sistema innovativo e geniale che sicuramente vedremo ripreso, per non dire copiato, anche da altre case. Come dicevamo, il Riding Mode, seleziona anche il DTC (Ducati Traction Control) regolabile in 8 posizioni utilizzando il grado d’intervento più idoneo al Riding Mode selezionato. Ovviamente sia l’assetto delle sospensioni che il traction control, possono anche essere scelti dall’utente che si potrà così creare un suo Riding Mode personalizzato che verrà salvato e potrà essere richiamato ogni qual volta si voglia.

Ma se tutto ciò sembra averci portato nel futuro, ebbene, ancora non abbiamo finito. L’ABS disinseribile non è certo così fantascientifico, eppure c’è, mentre la chiave c’è, ma non si usa. La chiave, infatti, servirà solamente per il tappo serbatoio e per le valige laterali, perché per accendere la moto, basta averla in tasca e un segnale “avviserà” la moto che può mettersi in moto in un raggio di 2 metri. I più affezionati all’antico potrebbero obiettare: “E se te la perdi? E se si scarica la batteria? E se, e se, e se…?”. Alla Ducati, per zittire questo tipo di obiezioni hanno comunque pensato ad un sistema di sicurezza in caso non si disponesse dell’uso corretto della chiave elettronica, per cui si può accedere ad un pannello d’emergenza dove basta inserire il proprio codice personale per far partire la moto anche senza che la chiave funzioni correttamente. Incredibile, poi, che il tutto sia stato contenuto nei 189 Kg. Di peso a secco che la Multistrada stazza, adottando tutti i materiali più leggeri, affinché si potesse avere una moto sempre aile e veloce in ogni condizione d’utilizzo.

Non mancano le prese di corrente, il vano sottosella, un display avveniristico e di facilissima lettura, il cavalletto centrale, insomma è stata pensata con maniacale attenzione in ogni suo particolare. Bisognava però trovare delle gomme adatte. Perché se anche la Multistrada è in grado di andare tanto veloce sull’asfalto, quanto sicura sullo sterrato, non si può certo adottare un tassellato per correre o una gomma stradale per andare in off road. In questo caso Ducati ha partecipato con un altro leader italiano: Pirelli, che ha così dato vita al Pirelli Scorpion Trail. Questo nuovo pneumatico vanta il fatto di essere il primo pneumatico bimescola per impiego ibrido on/off. La fascia centrale del battistrada e’ più dura rispetto alle spalle che hanno una mescola più morbida; assieme al disegno del battistrada ed alla struttura della carcassa, questo nuovo pneumatico consente prestazioni su strada in termini di grip, angoli di piega da vera sportiva e al tempo stesso rese chilometriche da touring oltre che a buone capacità off-road. Pirelli Scorpion Trail e’ il primo pneumatico per impiego on/off nella misura 190/55 in grado di garantire ottime prestazioni grazie anche ad una scolpitura che non interessa il bordo esterno del pneumatico, garantendo così una migliore stabilità ed alti angoli di piega. 3 le colorazioni (rosso, bianco e nero) e 2 le versioni: standard da 14.900 € (15.900 € con ABS) e Multistrada S, in allestimento Sport o Touring, da 18.900 €.

 

Su strada
Lanzarote, isole Canarie, una terra strappata al mare dalla forza dei 300 vulcani che costituiscono il paesaggio di primigenia e selvaggia natura di quest’isola, tagliata solamente da lunghi e perfetti nastri d’asfalto. Le moto, tutte bianche, coi loro becchi rapaci allineati sono tutte schierate e aspettano noi, la stampa specializzata, per essere provate e per convincerci della loro innovativa efficienza. A differenza del solito, neanche le chiavi ci sono state consegnate, ogni moto ha la sua nel cassettino che sta nel cockpit, basta quindi armare il bottone d’avviamento con l’ormai consueto meccanismo da caccia che ha esordito sulla Streetfighter, e la si può accendere. La parte destra del display ci dice che partiamo con il Riding Mode touring. Le strada sono deserte e il serpentone di rapaci bianchi guidati dalla stampa specializzata, procede senza intoppi: qualcuno alza la ruota anteriore, qualcuno si solleva sulle pedane, qualcuno scalda le ruote, ma dopo poco siamo già tutti a dare gas, stupiti, forse ingiustamente, della tanta potenza di questa moto. La seduta è comoda, così come la posizione di guida che non affatica braccia e gambe. Noto subito un filo elettrico che passa sotto alle manopole e scoprirò dopo che, per quanto antiestetico, serve a riscaldare all’occorrenza le manopole. Guardo il collega che mi precede, vedo nello specifico il portatarga con stop integrato che balla molto, cosa che non mi fa impazzire, ma noto anche che quando arrivano le curve lui si butta giù come un caccia in cabrata e la moto reagisce rapida e precisa; non posso certo esimermi da fare lo stesso, ma per accentuare il divertimento inserisco, in movimento, il Riding Mode sport: l’erogazione è subito più ricca e prepotente, in prima e seconda l’anteriore si alza e fin dai bassi viene erogata tantissima potenza, ma a dire il vero, forse anche perché di asperità non ce ne sono molte, non avverto radicali cambi di assetto o di inrigidimento delle sospensioni. Arriva finalmente una bella curva a 90°, la vedo da lontano e quindi prendo velocità, vedo il solito collega buttarcisi dentro e appena arrivo al punto di inserimento faccio lo stesso: la moto è rapidissima, si butta giù come folgore, al punto che mi si stringe lo stomaco e per un istante ho avuto l’impressione di stare cadendo. Effettivamente, soprattutto nella modalità sport, l’anteriore è molto leggero e ha bisogno di un po’ di tempo perché ci si abitui. I freni sono molto buoni e quando voglio provare l’ABS e li spremo energicamente, quasi non avverto il consueto bacchettare del dispositivo, ma ciò non di meno la moto rimane stabile e composta, solo si allunga leggermente lo spazio di arresto.

Il panorama di Lanzarote è veramente stupendo e non fa che amplificare le bellissime sensazioni di guida che la Multistrada dà: è comoda, è veloce, agile, cattiva, ma al tempo stesso facile e docile. Arriva una stradina tutta dossi, il gruppo cambia passo e si procede più lentamente, ottimo momento per passare alla modalità urban: subito si sente la riduzione di potenza massima e la moto perde quella sua smaliziata cattiveria per lasciarsi condurre senza alcuna preoccupazione, mentre le sospensioni, ora sì, si sente che cambiano e che assorbono e coprono meglio le asperità che ci stiamo lasciando alle spalle.

Ad un certo punto ci fermiamo per l’ennesima sosta per le foto, io ed il direttore di un noto giornale di moto ci guardiamo e capiamo all’istante che è giunto il momento di fuggire dal gruppo, almeno per un po’ e vedere effettivamente come si comporti la Multistrada 1200 se si vuole guidare con vera cattiveria. Il “direttur” è un vecchio malandrino, abituato a mettere in riga le moto più cattive, a spremergli ogni singolo cavallo e a marcare tutte le curve del mondo con le sue ginocchia, stargli dietro è impresa tutt’altro che semplice, tanto che spesso non ci riesco e mi deve aspettare, ma la cosa importante è che guidando la Multistrada senza ABS e con la mappa sport sembra di avere per le mani una buona sportiva e le strade dell’isola si trasformano, come per miracolo, in bellissime curve con cordoli e vie di fuga, ovviamente solo nella mia fantasia, ma questo per dire che anche in pista, probabilmente, la Multistrada potrebbe regalare un po’ di emozioni a chi magari non ci si è ancora avvicinato.
Ci riuniamo al gruppo e tutti insieme ci dirigiamo verso il mare, dove una stradina costeggia l’infinito specchio d’acqua chiamato Oceano Atlantico, sfortunatamente la stradina è sterrata, con tanti piccoli ciottoli neri sputati durante qualche eruzione, direttamente dalle viscere della terra. Avendo appena fatto una minisessione di simil pista, sono un po’ restio a mettere gli pneumatici sullo sterrato, per quanto il tecnico della Pirelli ci abbia assicurato che sono stati appositamente studiati e realizzati e che io abbia tolto l’ABS ed inserito il Riding Mode enduro, l’ultimo da provare. Si tira un sospiro e ci si butta nello sterrato, in piedi sulle pedane “glutei stretti” e via. Le sospensioni effettivamente coprono bene lo sterrato, che comunque non è tra i più estremi, così come la leggerezza della moto aiuta a non faticare troppo quando magari qualche carreggia le fa scivolare l’anteriore di un paio di centimetri. Constato che quanto detto corrisponde a verità: non ci potrete fare la Dakar, ma con la Multistrada i sentieri battuti o le stradine bianche o tratti su terreni non estremi sono veramente affrontabili; nonostante questo, preferisco tornare sul caro, vecchio, nero asfalto, rimettere la mappa sport, dare una bella manata di gas e vedere la ruota anteriore che si alza, felice, riportandomi, ormai al tramonto, verso l’albergo, soddisfatto di un bel giro e completamente persuaso di ciò che Ducati aveva detto: la Multistrada 1200 non è una moto, sono 4 moto in 1!

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