Harley Davidson Seventy-Two prova su strada della nuova Sportster

Siamo saliti in sella alla nuova Sportster di Harley-Davidson, custom che esalta la filosofia essenziale dei chopper anni '70

Novità gamma Harley-Davidson 2012
Harley-Davidson completa la gamma modelli 2012 con due novità che non mancheranno di convincere anche i più scettici e puristi fan della casa americana.
Così alle novità proposte l’estate scorsa, la Harley-Davidson Dyna Switchback, il motore 103ci sulla Softail e Harley-Davidson V-Rod 10° anniversario ed i diversi modelli Harley Davidson CVO, si affiancano la Harley-Davidson Softail Slim e Harley-Davidson Sportstyer Sewenty-Two.
Due modelli profondamente, anzi, totalmente diversi e nuovi accomunati però dallo spirito custom e dall’essenzialità. Obiettivo dichiarato della casa e dei designer che hanno realizzato questi due modelli è di ispirarsi alla più tradizionale scuola americana nelle sue declinazioni, rifacendosi a modelli rispettivamente degli anni ’50 per la Softail e alla California anni ’70 per la 72. Il nome di quest’ultima però non deriva dall’anno ma dalla Route 72, mitica strada di East Los Angeles luogo di passaggio irrinunciabile per i possessori di chopper ancora oggi.
Vediamo più nel dettaglio cosa offrono queste due moto che si ispirano decisamente a due periodi d’oro e due stili del motociclismo americano.

Harley-Davidson Seventy-Two
La Harley-Davidson Sportster 72, una piccola chopper che segue la filosofia del minimalismo motociclistico.
Il riferimento per esempio è evidente nelle frecce posteriori che racchiudono anche le luci di posizione e gli stop. La 72 si fa notare per la forcella allungata, il manubrio alto, il minuscolo serbatotio “peanut”, la ruota anteriore da 21″ ma anche, e soprattutto, per la colorazione Hard Candy Big Red Flake. Questo sistema di verniciatura prevede che venga stesa una mano di colore nero, quindi una vernice a base poliuretanica che incorpora scaglie metalliche rivestite di alluminio e colorate di rosso e infine quattro strati di trasparente. L’effetto può anche non piacere (anche se non capiamo a chi potrebbe non piacere) ma è indiscutibile che non lasci assolutamente indifferenti! Qui le cromature non mancano e anche in questo caso la 72 si presta come ottima base per quanti vogliono attingere al corposo volume di accessori Harley o vogliono utilizzarla come base per evoluzioni ancora più ardite. Se rinunciate alla colorazione Hard Candy la 72 è comunque disponibile anche nelle colorazioni Denim Black e Blu.
Entrambi i modelli sono caratterizzati da qualità dei materiali e costruttiva di primissimo livello, tranne forse qualche dettaglio come un coprifili in plastica sulla 72 che su altre moto sarebbe un lusso ma che su questa stona un po’.

Come va su strada l’Harley-Davidson Seventy-Two
L’Harley-Davidson Seventy-Two è una di quelle moto che va provata, senza lasciarsi ingannare da quello che sembra a prima vista. Il suo pedigree è inequivocabilmente chopper, ma quando ci si siede in sella si resta colpiti dalle dimensioni compatte e dalla posizione di guida quasi raccolta e, in fin dei conti, comoda. Certo, le pedena sono avanzate e il manubrio è alto, ma alla fine non ci si trova sdraiati con le braccia appese, ma comodamente seduti con le gambe e le braccia protese in avanti ma senza esagerazioni, anzi, i più alti potrebbero trovare il manubrio perfino troppo arretrato. Il motore è il “solito” 1200 Harley, che al minimo fa sobbalzare la moto e nella guida regala un po’ di vibrazioni soprattutto all’altezza delle pedane, ma in grado di offrire tanta elasticità e coppia da rendere la guida sempre piacevole e rilassata.
Una volta presa dimestichezza con la forcella l’agilità della 72 diventa incredibile, permettendo inversioni a U anche su strade piuttosto strette avendo semplicemente l’accortezza di inclinare leggermente la moto verso l’interno, a quel punto la leva favorevole offerta da manubrio e forcella rende tutto estremamente semplice. Per non parlare del peso che qui proprio non si sente, anzi, si fa quasi fatica a credere che quello che si sta guidando è un 1.200!
Appena usciti dal traffico guardare il panorama incorniciato dai tubi cromati del manubrio e dal tachimetro alla base è una sensazione unica. Si viaggia veramente bene su tutte le strade, a patto di restare sotto i 100 km/h, perché oltre la resistenza che si offre all’aria è veramente tanta e le braccia dopo un po’ cominciano ad affaticarsi. Superata la tentazione di aggrapparsi alle manopole la 72 si lascia guidare docile su ogni curva, con l’anteriore da 21″ che scende senza fatica e mantiene la traiettoria desiderata senza alcuno sforzo. Solo nelle curve più strette o se si anticipa troppo l’apertura del gas, anche per via della coppia sempre pronta del poderoso bicilindrico, si deve contrastare con un po’ più di decisione il tentativo di rialzarsi della moto, comunque niente che tolga gusto o facilità alla guida di questo mezzo veramente alla portata di tutti.
Anche la frenata è sempre pronta e all’altezza delle prestazioni e al peso del mezzo. La 72 è in fin dei conti una moto più versatile di quanto l’estetica non faccia pensare, peccato solo che nell’uso turistico il serbatoio da 7,9 litri non conceda un’autonomia superiore ai cento chilometri, davvero troppo poco.

Abbigliamento tecnico utilizzato per questo test ride:
Casco: Dainese D181 Classic Lucky
Giacca: Spidi Netforce h2out
Pantaloni: Spidi Snap in tessuto
Guanti: Spidi Trophy H2out
Paraschiena: Dainese Wave11
Sottotuta: Dainese Climate

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