Moto Morini Granpasso – Long Test Ride

La Moto Morini è in crisi. Noi confidiamo che la situazione si risolva, nel frattempo vi riproponiamo il test della Granpasso, un'enduro stradale capace anche di lunghi viaggi

Moto Morini Granpasso – Long Test Ride. Dopo un primo contatto avuto qualche tempo fa, la Moto Morini Granpasso ci ha solleticati con un’idea: provare a trasformarla in una tourer. E’ stata dotata di tutti gli accessori utili allo scopo (borse laterali, borsa serbatoio, bauletto per un totale di circa 120 litri di capienza e manopole riscaldate), abbiamo scelto l’itinerario (fra Friuli Venezia Giulia e Slovenia fino a Lubiana) e abbiamo avviato il bicilindrico bialbero Corsacorta. Ma, prima di partire, cerchiamo di conoscerla un po’ meglio. Un’enduro stradale sì ma sono ben poche le concorrenti che le possono essere paragonate. Un’enduro stradale con monoammortizzatore Ohlins pluriregolabile, forcella Marzocchi upside down con steli da 50mm, 118 cavalli, 10,6 Kgm di coppia, frizione antisaltellamento, telaio Verlicchi a traliccio in tubi d’acciaio, ruota anteriore da 19″ e posteriore da 17″, freni Brembo (due dischi da 298mm davanti e monodisco da 255mm dietro). Alta uno sproposito (875 mm ma esiste la versione ribassata a 830mm) e 210 kg di peso. 27 i litri del serbatoio che consentono un’ottima autonomia per chi viaggia, in fondo non molto distanti dai 33 litri della più capiente della categoria, la BMW R 1200 GS Adventure. Insomma, non le manca niente, specialmente guardando a quei componenti che la maggior parte delle moto offre solo come optional o in aftermarket.
Finito di mettere in prosa la scheda tecnica, che è sempre la parte meno divertente di questo mestiere, andiamo a capire come si è comportata la Granpasso nel nostro tour.

Prova su strada
La Granpasso è tutto tranne che discreta: il Corsacorta fa un rombo esagerato, entusiasmante, secco; l’estetica non ha niente di già visto specialmente nel frontale, irriverente con quei due proiettori lenticolari separati da un becco spiovente che punta aggressivo sull’asfalto quasi a volerlo mordere, fianchi stretti e coda, circondata da ampie maniglie per il passeggero, con un look da stradale pura. Non ultimo aspetto in quanto a discrezione, l’altezza: abbiamo anticipato la questione, il motociclista di altezza media consideri l’acquisto della Granpasso ribassata H83 perchè la standard è piuttosto alta, con valigie e passeggero diventa difficile manovrarla da fermo se non si ha un buon appoggio a terra. Diversamente, chi può contare su gambe lunghe e cavalcherà la versione standard, in sella si sentirà davvero padrone della strada e le escursioni in offroad leggero potranno contare su un’altezza minima da terra di 200mm.
Inizialmente è il motore a concentrare l’attenzione di chi guida la Granpasso: esuberante, grintoso, arrabbiato; si fa un gran parlare di erogazioni elettriche…ecco, il Corsacorta di elettrico non ha nulla ma cosa c’è di emozionante nella regolarità elettrica? Come bicilindrico meriterebbe una maggior schiena intorno ai 2000-2500 giri ma, superata quella soglia, ce n’è sempre e in abbondanza. Non appena cominciano le curve, l’attenzione si sposta sulla ciclistica: si scopre che  il mix di componenti crea un equilibrio raro, offrendo un assetto ai massimi livelli, preciso e stabile lungo tutta la traiettoria. Assetto che non si scompone nemmeno a pieno carico con valigie e passeggero, dove si arriva senza accorgersi a raschiare i piolini (già abbastanza corti) delle pedane. Chiudete pure i cataloghi di accessori aftermarket, la ciclistica della Granpasso è già perfetta. Parola grossa? Forse ma vi sfidiamo a dire il contrario, dopo averla provata.
Buona la frenata garantita da leve e pinze radiali anche se meriterebbe l’ABS, almeno in opzione. Ma torniamo al nostro viaggio. Vogliamo trovarci un difetto? Il motore scalda e le gambe del pilota soffrono la vicinanza del cilindro posteriore, specialmente quando la velocità è bassa e il giro d’aria non basta. E poi, volendo fare i fiscali, dopo qualche centinaio di chilometri in sella si comincia ad avere la nostalgia della poltrona di casa, morbida morbida morbida, che, peraltro, generalmente non vibra come un bicilindrico milleddue.
Forse si tratta di una scelta atipica se si cerca una moto per viaggiare; di certo il passeggero comincerebbe a porsi un sacco di domande, ad esempio se sia davvero necessario entrare in curva senza frenare con il rischio di consumare le pedane o perchè la Morini non abbia pensato di fare delle sospensioni belle morbide che sarebbero certamente più confortevoli. Domande strane dal punto di vista di chi guida che, comunque, non dovrà parlare per dare risposte, sarà necessario contare i denti sul suo ampio sorriso quando scenderà di sella dopo un bel percorso guidato.
Infine, dopo parecchi chilometri e tante curve, ci siamo infine concessi un po’ di sole e mare, seppur con il dispiacere di dover lasciare parcheggiata la Granpasso.

Caschi: BMW System 5 con Wireless Communication System

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