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Provata la nuova Ducati Streetfighter 848 sul circuito di Modena

La nuda più irriverente di Borgo Panigale è tornata con un motore più piccolo, ma la stessa voglia di divertimento e qualche nuovo asso nella manica

Streetfighter 848: bella, piccola ed evoluta
Se con l’uscita del Ducati Monster 1100 Evo pensavate che la gamma delle moto nude di Borgo Panigale fosse completa, sbagliavate di grosso.
La gamma del Monster, infatti, per quanto coniugata in diverse cilindrate e potenze, per poter soddisfare ogni tipo di utente delle due ruote, è comunque stata pensata per un pubblico molto vasto, che possa includere tanto vecchi motociclisti smaliziati, quanto giovani desiderosi di imparare a guidare un bicilindrico di razza.
Altra storia è invece la famiglia Streetfighter: quando infatti, ormai tre anni fa, veniva lanciata la Streetfighter 1098, il parere della stampa di settore fu unanime, nel definirla una nuda da pista, adatta a piloti già abbastanza esperti e pronta a regalare adrenalina e divertimento.
Della vecchia Streetfighter rimane in gamma la versione S, mentre ora compare la “sorellina” che monta il motore di media cilindrata, mutuato dalla 848.
A vederla non sembra essere stata rivoluzionata, le cifre estetiche rimangono quelle che già conosciamo così come l’utente medio cui è destinata continua ad essere un motociclista esperto, attento alla tecnica e all’innovazione e soprattutto alle prestazioni.
Da novembre sarà disponibile presso le concessionarie, ad un prezzo di 12.590 €, in tre colorazioni: il classico rosso Ducati, l’altrettanto classico nero opaco e, a sostituire il modaiolo bianco perla, che forse ha un po’ stufato, torna un altro classico della scuderia bolognese, ossia un bel giallo carico e solare.

Un cuore da combattente
Pensare che aver adottato una cilindrata minore, per questa nuova versione della Streetfighter, significhi avere prestazioni meno elevate, sarebbe una faciloneria bella e buona, dal momento che, sebbene la cilindrata sia di soli 848,4 cc, bisogna ricordare che il motore è un bicilindrico ad L, raffreddato a liquido, con 4 valvole per cilindro e distribuzione desmodromica, denominato Testastretta 11°, motore che già ha abbondantemente convinto quando l’abbiamo provato sulla Ducati 848 Evo.
Questo significa, non solo che sia capace di erogare fino a 132 cavalli a 10.000 giri, con una coppia di 93,5 Nm a 9.500 giri, ma che la potenza, grazie ad un nuovo diagramma di distribuzione, viene erogata con una curva che già ai bassi regimi ha una coppia piena, aumentando così la prontezza e guidabilità della moto.
La frizione è di tipo “a bagno d’olio”, forse meno pittoresca e distintiva rispetto alla storica frizione a secco Ducati, ma garantisce così un’ottima fruibilità in ogni condizione, così come il cambio a sei marce risulta essere molto preciso e morbido

Ciclistica di fino con nuova geometria
Fino ad ora non sono emerse grandi novità, se non nella cilindrata, rispetto alla consueta Streetfighter 1098 S, eppure, sebbene ad occhio nudo solo pochi se ne potrebbero accorgere, qualcosa di molto importante è cambiato.
La geometria della parte anteriore, infatti, è stata oggetto di un’attenta riprogettazione con il duplice scopo di rendere più comoda la posizione in sella e maggiormente avvertibile il comportamento della forcella, soprattutto in compressione.
L’inalzamento del manubrio di 20 mm, infatti, unitamente all’allargamento di 10 mm delle pedane e al posizionamento della sella ad 840 mm dal suolo, ha reso possibile avere un triangolo sella-manubrio-pedane ottimale per la posizione di guida che, unito ad un peso di soli 169 chilogrammi a secco, rende la Streetfighter un’agile combattente del mondo asfaltato. Inoltre, la forcella Marzocchi a steli rovesciati da 43 mm, completamente regolabile, è stata chiusa di un grado: forse un’inezia se giudicata sulla carta, ma questa scelta ha consentito di avere un maggior feeling con la sospensione anteriore, riuscendo ad avvertire molto prima e molto meglio il comportamento della stessa, senza correre il rischio di arrivare oltre la soglia si sicurezza senza avvedersene.
Anche la geometria del telaio, un traliccio di tubi, è stata ridisegnato sulla base dell’esperienza Ducati in SBK, così come il monobraccio posteriore, sempre di incredibile bellezza, è stato realizzato ex novo.
Per quanto riguarda la sospensione posteriore, invece, troviamo un monoammortizzatore della Sachs completamente regolabile, mentre l’impianto frenante è completamente realizzato dalla Brembo e prevede un doppio disco da 320 mm con pinze ad attacco radiale a 4 pistoncini davanti e un disco da 245 mm e pinza a 2 pistoncini per la ruota posteriore.
Infine, le gomme sono state, come ormai spesso accade, espressamente studiate da Pirelli per questa moto. Le Pirelli Diablo Rosso Corsa che monta, infatti, sono nella nuova misura di 180/60 al posteriore, invece del tradizionale 180/55, e 120/70 all’anteriore, così da garantire un maggior comfort sulle asperità ed una maggiore aderenza ad un più elevato angolo di piega.

Tanta tecnologia
Sia in MotoGP, quanto in SBK, la Ducati ha ormai sviluppato dei dispositivi elettronici di elevatissima qualità che, ovviamente, hanno anche una grandissima utilità nel mondo meno adrenalinico delle moto da strada.
Un’esemplare come la Streetfighter 848, ad esempio, che riesce a scaricare a terra una quantità tanto elevata di cavalli, potrebbe dare qualche preoccupazione se non disponesse di un buon traction Control.
Il DTC, Ducati Traction Control, che onestamente è forse un pelo sopra il semplice buono, è disponibile di serie sulla nuova Streetfighter e può essere regolato, attraverso il dashboard che ugualmente deriva dalla MotoGP, in 8 posizioni, a seconda del livello di intervento desiderato.
Oltre al traction control, la Streetfighter è predisposta per lo sportivissimo Quick Shift, provato sulla 1198 SP, che consente di cambiare marcia senza chiudere il gas né tirare la frizione.
Infine, come quasi tutte le Ducati, c’è il DDA, Ducati Data Analyzer, per poter scaricare e verificare tutti tempi e le performance che si sono ottenute durante una sessione in pista.

Streetfighter di nome e di fatto
Cattiva, aggressiva, irruenta e sfacciata: così dovrebbe essere una vera lottatrice della strada e, difatti, queste sono le prime caratteristiche che risultano evidenti in sella alla Streetfighter 848, eppure, non sono sufficienti a connotarla pienamente.
Piccola e facile da manovrare, la si domina tranquillamente appena ci si sale in sella e si riscontra subito che quanto detto dai tecnici della Ducati a proposito della posizione di guida è vero: è comoda ed accogliente, anche per chi eccede di un bel po’ l’altezza media nazionale, riuscendo a trovare una collocazione per le lunghe gambe, per niente risicata.
Il suono, quando si spinge il bottone dell’avviamento, è semplicemente divino: la sensazione che dà, la gioia e il sorriso che regala, sono paragonabili, in campo automobilistico, a quelli che regala un V12 sovralimentato.
L’apripista della Ducati comincia a condurci nei dintorni dell’Abetone e sui lunghi rettilinei che tagliano la romagna, prima che si cominci a salire, possiamo concentrarci sul cambio e sui comandi.
Il cambio, come su quasi tutte le Ducati, si compone di una sensibilissima e precisissima leva a pedale che basta spingere leggermente perché si innesti la marcia desiderata, rendendo l’operazione così immediata e pulita che quasi non ci si accorge più di quando si cambia marcia.
I comandi, invece, grazie alla rivista ergonomia con cui sono disposti, sono sempre facili da trovare e a portata di pollice, così che l’attenzione non venga mai distolta dalla guida.
Tornando a caratteristiche maggiormente legate alla guida, cominciamo ad apprezzare veramente la Streetfighter quando la strada si inerpica e comincia ad essere stretta e tortuosa.
L’erogazione risulta essere progressiva e senza strappi, forse con una rapportatura un po’ più lunga di quanto ci si sarebbe potuto aspettare, con una buona spinta già dai 2.000 giri ed uno sprint finale di accelerazione dai 6.000 giri ai quasi 10.000 giri in cui interviene il limitatore.
Ottime anche le sospensioni che, per quanto siano regolate su un assetto duro e sportiveggiante, non trasmettono eccessive sollecitazioni al pilota, ma anzi copiano molto bene le asperità che, purtroppo dobbiamo dirlo, ci aspettavamo essere minori sulle famose strade della Romagna.
L’inserimento, la percorrenza e l’uscita di curva sono da manuale: basta scegliere un punto in cui mettere le ruote e come per magia la Streetfighter passerà lì, stabile e precisa, senza alcuna esitazione né incertezza.
Sulla nostra prova in strada non troviamo grandi cose da dire, ad eccezione dell’unico solito difetto di molti costruttori di moto, italiani e non: il vano sottosella.
Sì, perché continuiamo a testare moto stupende, bellissime e, talvolta abbastanza costose, che non prevedono mai uno spazio in cui riporre un bloccadisco, mancanza che troviamo a dir poco grave, considerando che, a meno che non si parli di moto specifiche da pista, una persona normale gradirebbe poter mettere un antifurto alla propria moto e, vista la bravura di ingegneri e designer, ricavare uno spazio di 20x10x5 centimetri, non dovrebbe essere un’impresa titanica.

Anche un po’ “Trackfighter”
Dopo la prova in strada, la Ducati ci propone di provare la nuova Streetfighter 848 anche sul nuovo circuito di Modena.
La pista, lunga 2.007 metri e larga 12, prevede un unico rettilineo ed una serie di curve che la rendono abbastanza varia e divertente, sicuramente adatta a moto di media cilindrata.
In pista il livello del Traction Control viene abbassato da 5 a 3 e si comincia a vedere come si comporti questa piccoletta irriverente.
In linea di massima rimangono confermate le caratteristiche rilevate in strada, con un’eccezionale maneggevolezza e precisione in curva, mentre qualche piccola differenza la troviamo nel comportamento in frenata e in ripresa.
L’impianto frenante, infatti, a cui in strada bisogna dare del lei, per quanto è pronto ed efficace, in pista riesce ad essere sfruttato al meglio, consentendo delle bellissime e impressionanti staccate al limite, senza alcun rischio, apprezzando molto anche la diminuzione d’inclinazione della forcella che trasmette benissimo al pilota il comportamento dell’avantreno.
In ripresa, invece, quando ad esempio si esce da una curva in seconda a circa 3/4.000 giri, risente di una piccolissima incertezza, come se ci volesse un pizzichino in più di schiena ai medi regimi.
Stiamo cercando il pelo nell’uovo, sia ben chiaro, e stiamo valutando una nuda con gli strumenti che useremmo per valutare una supersportiva da competizione, ma visto che più di qualcuno potrebbe voler usare la Streetfighter per andare in pista (e come dargli torto) è bene avvisare di ogni minimo dettaglio.
La Ducati Streetfighter, in definitiva, convince moltissimo per la sua estetica e soprattutto per i suoi contenuti e per la guidabilità, risultando una moto molto aggressiva e divertente, adatta a chi già abbia un minimo di esperienza di guida ed una gran voglia di divertirsi, sfruttando il top della tecnologia e dell’esperienza della casa italiana più amata al mondo.

Abbigliamento usato nel test:
Casco: X-Lite X-802
Tuta: Spidi T2 Wind Pro
Guanti: Spidi STR-2
Stivali: TCX SS Sport

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