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Valentino Rossi e Ducati: amore finito, o ci pensa Audi

Il brutto risultato del GP di Inghilterra a Silverstone ha aiutato la disgregazione del rapporto tra Rossi e Ducati. Ma il Gruppo Volkswagen potrebbe sistemare le cose

Tra Rossi e Ducati è finita (?)
Il momento negativo di Valentino Rossi e la Ducati dura da un anno e mezzo, ovvero dall’inizio. Lui non capisce la Desmosedici né i tecnici sono in grado di trasformare in modo concreto le sue indicazioni per migliorare la Ducati Desmosedici GP12, che una volta perde all’anteriore ed una volta al posteriore ma nel bagnato vola meglio di Luna Rossa (tanto per stare tono su tono). Insomma, non si riesce a cavare un ragno dal buco, si direbbe in gergo tecnico. Infondo, se dopo due anni e dopo diverse terapie di coppia in pista, non si va d’accordo, perché continuare a farsi male,
La situazione è complessa tanto che da molte parti si parla già di separazione alla scadenza del contratto. Per Rossi si parla di moto clienti nel 2013 perché le selle ufficiali di Honda e Yamaha sono già a posto (la “rookie rule” che vieterebbe a Marc Marquez di esordire in MotoGP al fianco di Dani Pedrosa con la Honda HRC l’anno prossimo dovrebbe essere cancellata mentre Yamaha ha appena rinnovato con Jorge Lorenzo e dovrebbe rimanere Ben Spies). Ma quale team satellite riesce a coprire il budget necessario per uno che risponde al nome e cognome di Valentino Rossi? A meno che non ci sia già la coda di sponsor fuori dalla porta della sua pista da cross.

Dov’è finito il 9 volte campione del mondo?
Lascia perplessi la risposta di Rossi quando gli si chiede dov’è il problema: “Non ne ho idea!”. Certo pare banale, se dopo una stagione e mezza i risultati rimangono sempre scadenti. Però ci viene subito in mente quell’acclamato Valentino Rossi, the Doctor, acclamato ed infallibile sviluppatore di moto, capace di risolvere una magagna avvertita in pista con un veloce suggerimento ai tecnici di Honda e Yamaha (qualche stagione la prima e qualche altra dopo la seconda, mica tutte insieme, per quanto impossibile!) e di ripartire dai box per fare ritorno col miglior tempo. Quindi? Dov’è finito the Doctor?
Certo le capacità dei due colossi nipponici non sono confrontabili con quelle dell’azienda di Borgo Panigale, ma ai box questo è un dettaglio di poco conto, se devi risolvere una questione tecnica su due piedi.
Un mese fa gli si diceva che, a differenza della GP11, la Desmosedici GP12 aveva iniziato con lui la sua vita e quindi adattata al suo stile, ma la sua replica è stata quanto mai pronta quanto difensiva: “Io non sono un tecnico ma un pilota”. Eh sì, lo sappiamo, ma allora, The Doctor?

Una Ducati competitiva per continuare il binomio Rossi-Ducati
Certo fa tristezza vedere che il binomio più atteso in MotoGP, ad atteso ancora adesso per la verità, perché mai arrivato, arranchi tra la 9a e la 10a posizione in prova, debba sperare nella pioggia per stare davanti e sia pure la più lenta del quartetto Desmodromico (salvo Karel Abraham).
Dispiace e stupisce vedere sia un nove volte campione del mondo (oddio, quello del 2002, il primo della MotoGP fa poco testo perché la sua Honda era l ‘unica in regola con la nuova categoria, tutte le altre erano ancora 500) sia una moto acclamata come tra le più potenti in pista e recente campione del mondo relegati a fare le comparse. Rossi intanto rimane personaggio e fa più notizia (per quanto ancora non si sa però) un suo ottavo posto che una vittoria di Lorenzo (idem).
Ora chiede una una moto competitiva. Condizione necessaria e sufficiente per rinnovare con Ducati. Lo farebbe anche subito.

Audi / Volkswagen in aiuto di Ducati e Valentino Rossi
Honda e Yamaha, con le quali Rossi ha stravinto e stracciato gli avversari, hanno a loro disposizione conoscenze e capacità inconfrontabili con Ducati, che invece per Rossi ha snaturato la Desmosedici e la sua tradizione (pensionando il telaio a traliccio per quello perimetrale in alluminio). Toccherà al motore con distribuzione desmodromica per far rimanere il pilota di Tavullia in sella alla moto bolognese?
Ora però la situazione è cambiata. Infatti da qualche mese Ducati non appartiene più alla famiglia Bonomi ed al fondo pensionistico USA. Se la è presa un’azienda forte, il Gruppo Volkswagen tramite il suo brand sportivo Audi, che quando ha accettato la richiesta della famiglia italiana sapeva cosa si stava accollando. I tedeschi sanno fare bene i loro conti, sia che si tratti delle tasche degli altri che, soprattutto, delle loro.
Che ruolo potrebbe avere allora il gruppo di Wolfsburg nel mondo delle corse di Ducati? A beve degli uomini teutonici scenderanno nella pianura emiliana per insediarsi nella stanza dei bottoni Ducati e dettare le linee da seguire.
L’esperienza sportiva di Audi nel motorsport non manca, sia nel mondo dei prototipi che in quello delle derivate di serie: basta vedere l’ultimo successo alla 24 Ore di Le Mans ed i campionati granturismo ai quali partecipa con successo.
Quindi, il timore che si abbandoni la MotoGP per favorire piuttosto la Superbike e viceversa non dovrebbe esserci.
Quindi ora, dalla Ducati, tutto passa in mano, ed al portafoglio, di Audi/Volkswagen. Siamo certi che l’amore di Ferdinand Piech per il marchio di Borgo Panigale gli farà battere il cuore anche per le corse. Assisteremo al primo caso di cuore che salva un Doctor?

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