Auto Autonoma: tutto quello che c’è da sapere

Se ne parla fin troppo, ma a che punto è veramente lo sviluppo?

Guida autonoma: tutto quello che c'è da sapere.

Guida autonoma: facciamo chiarezza.

Di questi tempi se ne parla talmente tanto che l’auto a guida autonoma sembra già una realtà.

Molte di queste sono invece ancora nelle prime fasi di sviluppo, come la Google Car, che pur avendo percorso 2 milioni di miglia a guida autonoma è ancora distante dal traguardo: durante i test ha infatti richiesto oltre 300 interventi manuali d’emergenza senza i quali, in 13 casi, si sarebbe verificato un contatto con altri veicoli. E la tanto discussa Apple Car? Non se ne sa nulla, se non che questo progetto dal nome in codice “Titan” sta impegnando migliaia di ingegneri assunti proprio per l’occasione. Per quanto ne sappiamo possiamo anche tirare ad indovinare: percorrerà solo la tratta Casa-Bancomat-Apple Store, e un successivo aggiornamento (a pagamento) sbloccherà anche una serie di ristoranti alla moda approvati direttamente dal team di Cupertino.

Di cosa si parla quindi? C’è un po’ di confusione. Sembra che tutti stiano introducendo auto autonome, quando nella maggior parte dei casi si può a malapena parlare di guida “automatizzata” o “assistita”. Mercedes, BMW, Audi, tutti hanno avuto modo di sperimentare qualche forma di guida semi-automatica, ma con molta cautela: ciò a cui puntano è infatti un graduale trasferimento di compiti dal guidatore all’auto stessa, non una guida totalmente autonoma. Questi sistemi (ad esempio Drive Pilot montato sulla nuova Mercedes Classe E) impiegano un set di sensori abbastanza comuni, alcuni dei quali già presenti su molte auto, abbinati a software specifici per automatizzare la guida in situazioni dove questa risulta più rischiosa (e noiosa), come l’autostrada. Assistenza al sorpasso, mantenimento della traiettoria, parcheggio assistito sono tutt’altro che sistemi di “guida autonoma”, ma rappresentano l’applicazione concreta più pratica e remunerativa nel breve termine, in particolare per le case automobilistiche già avviate che vedono nella concorrenza “giovane” di Google o Tesla una forte minaccia.

E’ proprio nelle mani di questi giovincelli della Silicon Valley il fardello più grande: permettere all’auto di viaggiare completamente sola dall’inizio alla fine. Lo sforzo tecnologico richiesto è immenso, e realisticamente il debutto sul mercato è distante ancora quattro o cinque anni. Google per prima è stata molto riservata riguardo le tempistiche. L’obiettivo che l’azienda Californiana si è posta è infatti quello di debuttare con l’auto autonoma fatta e finita, ed è saggio non saltare degli step se non si vuole che venga meno la tolleranza che finora esiste nei confronti della driverless car.

Ma poi, quest’auto del futuro è davvero una novità? I primi riferimenti all’auto che si guida da sola risalgono addirittura agli anni ’20. Nel 1925 fu dimostrata un’auto in grado di ricevere segnali radio da un’auto al seguito e tradurli nei relativi movimenti, e negli anni a seguire furono moltissimi i tentativi di introdurre automatismi: nel 1958 i laboratori RCA dimostrarono un sistema di circuiti sperimentali sepolti nell’asfalto che abbinati a luci ai bordi della strada consentivano alle auto di accelerare, frenare e sterzare automaticamente. Negli anni ’60 una Citroen DS fu equipaggiata con sensori che interagivano con cavi elettromagnetici nella strada manovrandosi da se’, e nei decenni successivi furono intrapresi innumerevoli esperimenti che culminarono nel progetto Prometheus (finanziato dagli stati membri di EUREKA, organizzazione di ricerca e sviluppo paneuropea), i cui straordinari risultati fecero percorrere 1000 miglia ad una Mercedes Classe S autonoma richiedendo un intervento umano mediamente ogni 9km, un risultato ragguardevole per il 1995.

Non dimentichiamoci poi dell’italianissimo prof. Alberto Broggi dell’Università di Parma, che possiamo considerare uno dei pionieri della guida autonoma. Nel 1996 con il progetto ARGO portò una Lancia Thema modificata a percorrere 1900km in automatico, richiedendo l’intervento umano solo nel 6% della durata totale del viaggio. Ad oggi è impegnatissimo nel laboratorio di ricerca “VisLab”, grazie al quale ha portato il veicolo sperimentale “BRAiVE” a percorrere le strade di Parma in ora di punta senza alcun umano a bordo, la prima volta su suolo pubblico.

Se ci si prova da cinquant’anni abbondanti, è evidente che raggiungere la totale autonomia è una sfida estremamente difficile, complice sicuramente l’enorme potenza di calcolo richiesta per consentire ad un veicolo di ragionare. Ma quali saranno i potenziali benefici, ad obiettivo raggiunto? Minor numero di incidenti, congestione del traffico ridotta, eliminazione di barriere per i disabili, parcheggi più ordinati ed efficienti (con considerevole risparmio di spazio), riduzione dei furti e maggiore ergonomia a bordo grazie all’eliminazione di volante e controlli. E se consideriamo il carsharing come applicazione principale per l’auto autonoma i vantaggi sono ancora più rilevanti: riduzione del numero di auto circolanti e mobilità più economica grazie all’eliminazione del costo dell’autista.

Alcune domande però richiedono ancora una risposta: difficoltà nel determinare la responsabilità in caso di incidenti (ricadrà forse sul produttore dell’auto?), vulnerabilità del software ad attacchi informatici, forte dipendenza dalla presenza di mappe aggiornate, impossibilità di reagire a segnali verbali o gestuali (come il vigile urbano).

Poi c’è l’annoso problema del ”carrello ferroviario”, un esperimento di filosofia etica che qui si applica perfettamente: cosa fa un veicolo autonomo quando messo di fronte ad una scelta che in tutti i casi porta ad un danno? Come può determinare qual è il danno minore?

E’ ancora troppo presto per fornire delle risposte, e ormai il concetto di auto autonoma sta prendendo forma, ce ne dovremo abituare. Sicuramente sarà meglio introdurle prima come mezzo di mobilità urbana, dove potranno viaggiare su tratte predefinite eliminando gran parte dello sforzo computazionale richiesto per il calcolo del percorso, e solo a maturazione completa potranno affiancare e rimpiazzare le nostre vecchie auto stupide.

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