Il sistema utilizzato dal Gruppo Volkswagen per falsificare i dati dei test sulle emissioni dei motori Diesel non riguarda solo auto destinate al mercato nordamericano. A confermarlo è il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt: «I veicoli con motori diesel 1.6 e 2.0 litri sono interessati dalle manipolazioni di cui si è parlato». Sull’accaduto si è espressa in maniera molto decisa anche la responsabile UE per l’industria, Elzbieta Bienkowska: «Il nostro messaggio è chiaro: tolleranza zero contro le frodi e rispetto rigoroso delle norme comunitarie. Abbiamo bisogno di informative complete e test solidi sulle emissioni inquinanti in atto».
Le indagini coinvolgeranno l’intera Europa e la questione verrà presto discussa anche a Bruxelles. Ma non è tutto, perchè nello scandalo Dieselgate, oltre ovviamente a VW, pare finita anche BMW. A riportarlo è il quotidiano tedesco Bild, secondo cui le BMW X3Drive 20d produrrebbero emissioni di ben 11 volte superiori ai limiti imposti dalla normativa Euro6. BMW non ci sta e smentisce categoricamente: «Bmw non manipola i suoi veicoli, non distingue fra strada ed test in laboratorio. Siamo conformi alle esigenze legali in tutti i Paesi e passiamo tutti i test locali». Intanto però il titolo crolla in Borsa e fa registrare il -9%.
Ad ammettere invece che alcuni modelli sono stati equipaggiati con i motori Diesel protagonisti dello scandalo è Seat: «Stiamo indagando su tutto ma per ora non siamo in grado di dare informazioni sui modelli, sulle date o sul numero di veicoli». In tutto questo, al CEO uscente di VW, Martin Winterkorn, va una pensione di 28 milioni di euro ed una probabile buonuscita di altri 33 milioni, pari a due annualità del suo stipendio.