Dopo 320 tra schizzi e bozzetti, 7 modelli in scala ridotta e 3 mock up a dimensioni reali (sviluppati dai centri stile Mazda in Giappone, Stati Uniti ed Europa) ecco dopo una quindicina d’anni la nuova generazione. Ne parla con giustificato orgoglio Tetsuo Fujitomi, direttore del progetto, sottolineando che anche questa Mx-5 resta fedele nella guidabilità alla filosofia del Jinba Ittai come la capostipite. E’ il concetto dell’arciere a cavallo che può scoccare con precisione il dardo soltanto se c’è una perfetta armonia tra l’uomo e la cavalcatura.
Fujitomi-san elenca una serie impressionante di curiosità, a riprova della cura maniacale con cui si è progettata la nuova roadster: provate 59 tonalità diverse delle marmitte per trovare la giusta sonorità, decine e decine di pneumatici e cerchi per avere il miglior risultato di rotolamento. Una volta scelta la proposta del centro stile giapponese, si è anche lavorato duro nella parte meccanica, rendendo molto più rigida la scocca (grazie all’adozione di una traversa di irrigidimento in alluminio, che connette trasmissione e differenziale posteriore), aumentando il passo di 65 mm, allargando la carreggiata, ridisegnando le sospensioni, potenziando l’impianto frenante (ora bastano 38,4 metri per fermare la vettura a 100 km/h).
Non soltanto c’è un po’ più di spazio per i due occupanti; anche il bagagliaio ha guadagnato una manciata di litri (6 per l’esattezza). Anche i consumi sono scesi con i nuovi propulsori: -11,5% nel caso del motore 1.8. Resa più leggera in molti particolari, la Mx-5 ha ora un nuovo meccanismo per azionare la capote di tela per cui bastano 6-7 secondi per completare l’operazione con una sola mano, restando in auto. Una volta ripiegata a Z, la copertura resta a filo del cofano bagagli, per cui non c’è bisogno del copri-capote.
La linea di cintura resta bassa, ma l’insieme appare più muscoloso e carico di grinta, grazie ai nuovi gruppi ottici che richiamano quelli della “sorella” RX-8 e a un’ampia griglia nella zona centrale del paraurti anteriore.