Perché comprare un’auto Diesel, benzina, GPL, metano, ibrida o elettrica?

Che auto comprare nel 2018/2019/2020, come pagarla, dove comprarla, perchè scegliere una motorizzazione o un'altra e cosa fare per evitare pesanti svalutazioni?

Non passa giorno o ora che non ci venga fatta la classica domanda “che auto mi consigli comprare?“.Fino allo scorso anno era sottintesa la motorizzazione: diesel se faccio tanta strada, benzina se sto sotto i 5000 km all’anno.

In meno di 12 mesi sono state state spazzate certezze se non secolari sicuramente decennali e merita vederle un po’ nel dettaglio, con delle domande agli addetti ai lavori. Il diesel flette, il benzina cresce e le alimentazioni eco (GPL, metano, ibride ed elettriche) volano!

Diesel sì o Diesel no?

Se lo chiedessimo alle Amministrazioni Pubbliche di Milano, Roma e Torino la risposta sarebbe univoca e decisamente contraria tanto da bandirlo sempre più a causa delle sue emissioni che formano un cocktail poco invidiabile pur essendo decisamente migliorato grazie alle restrizioni ai gas richiesti dall’Europa per omologarli rendendoli fra l’altro sempre più costosi da produrre. Ma se sono omologati non significa che rispettano la Legge e quindi hanno diritto a circolare?
I Sindaci delle maggiori metropoli mondiali hanno già decretato la sua morte che avverrà fra il 2025/2030 a favore della trazione elettrica e dell’ibrido, possibilmente con presa elettrica (plug in)
In Europa Diesel Si al momento in Germania ed Europa Meridionale (Spagna, Italia e Grecia) e Diesel No Francia, Inghilterra, Paesi Nordici. Nel Mondo praticamente il Diesel non esiste ed in Cina ne è stata dichiarata la sua condanna a morte a favore dell’elettrico. Insomma una bella Babele pur anticipando che il Diesel è un problema prettamente europeo ed africano visto che negli altri Continenti l’alimentazione sovrana è il benzina.

Italia amante del Diesel con ancora la maggioranza assoluta di preferenze (seppur in calo)

In Italia il gasolio è sempre stato molto amato grazie all’industria nazionale che ha fatto motori eccellenti, inventando lo stesso common rail e la ricerca è sempre stata focalizzata più sul Diesel che sul benzina grazie al fatto della miglior coppia offerta dai turbodiesel abbinati a consumi sempre più parchi a cui si contrapponeva una manutenzione più importante col passare dei chilometri. In Italia poi il gasolio è sempre stato alla pompa più conveniente del benzina oltre ad avere una distribuzione capillare a differenza del GPL e del metano che hanno tanti vantaggi ma una distribuzione concentrata solo nel Nord Est Italia che la rende sempre una Cenerentola.

Il mercato italiano vecchio e basato sul Diesel

Il mercato automobilistico italiano vanta il pessimo primato di essere il più vecchio come parco circolante, tanto che quasi il 10% è costituito da Euro 0 ed Euro 1 che dovrebbero essere rottamate seduta stante e che invece sono quasi 4 milioni di pezzi, a cui si aggiungono altrettanti Euro 2, quasi 6 milioni di Euro 3 (che in Pianura Padana non possono entrare nei centri) e ben 11 milioni sono Euro 4 sui cui pende la ghigliottina di molte amministrazioni. Le vetture Euro 5 e 6 sono poco più di 12 milioni su 37 complessive… Il primo problema è quindi svecchiare il parco circolante e qui lo Stato deve intervenire perché nessuno guida una Euro 0 (salvo le auto d’epoca…) se non fosse costretto da ragioni economiche visto che consumano molto di più di una Euro 5/6 e sono pure molto più pericolose.

Se il Diesel crolla, crolla il mercato automobilistico italiano

L’unica certezza detta da tutti e da nessuno smentibile è che se domani mattina scomparisse il Diesel il mercato automotive (che rappresenta oltre il 10% del PIL nazionale su cui ruotano industria automobilistica, componentistica, distribuzione, servizi ed assistenza ) crollerebbe portando sul lastrico milioni di persone e facendo crepare brutalmente la nostra economia. Premessa doverosa perché anche chi dice Diesel No deve anche pensare ad una riconversione industriale (probabilmente verso l’elettrico-ibrido) che non può certo avvenire in pochi anni.

2 milioni di auto e 2mila elettriche in Italia nel 2017

Che l’Italia sia in ritardo lo si capisce dai numeri e l’italia è l’ultimo Paese industriale in termini di penetrazione elettrica con meno di 2.000 vetture immatricolate che se andrà bene raddoppieranno nel 2018.

Meglio il benzina quindi?

Se il Diesel pare condannato alla pena capitale, non se la passa bene neppure il benzina affossato dal CO2 che i suoi scarichi emettono in gran quantità. E purtroppo le auto termiche non emettono solo CO2 ma un mix micidiale di gas nocivi così come tutti i motori termici (caldaie incluse) delle case, fabbriche e veicoli commerciali e industriali.

Ibrido in soccorso di benzina e Diesel

Toyota già nel 1997 (anno in cui è nato pure Infomotori.com) ha lanciato il suo primo ibrido e dopo 20 anni ha dichiarato guerra totale al Diesel tanto che anche Toyota Italia offre bonus aggressivi per convincere i dieselisti a passare al benzina ibrido Toyota che in città assicura di muoversi per quasi metà delle tratte in modalità elettrica mentre in periferia la palla ed i consumi ritornano al benzina.

Dall’altra parte Mercedes Benz non ci sta e dichiara che il Diesel avrà ancora lunga vita e propone persino una gamma di ibridi a gasolio! Diesel No pure invece per SMART (sempre del Gruppo Mercedes…) così come NISSAN e la stessa Volvo e Jaguar Land Rover che hanno già dichiarato la loro intenzione di elettrificare i loro prossimi modelli.

Ibrido o Ibrido Plugin e qualche furbizia italica

In Italia, l’ibrido piace sia perché Toyota e ha fatto un cavallo di battaglia sia perché molte amministrazioni lo hanno equiparato in parte all’elettrico avendo all’interno uno o più motori elettrici che aiutano il termico oltre a recuperare l’energia passiva che altrimenti si sarebbe dispersa frenando.

Ad aprile le ibride in Italia passate da circa 4.700 a più di 7.000 unità con un +53% e molte case hanno annunciato l’arrivo e l’ampliamento di tale soluzione che in alcuni casi però è al limite della normativa non avendo neppure un piccolo motore elettrico, ma essendo omologate come ibride in un Paese europeo lo possono esibire anche sui libretti di circolazione italiani.

Il Metano ti da una mano? E l’idrogeno?

Il GPL vanta una storia più consolidata in Italia con grandi picchi in basso ed alto tanto che tutti i costruttori del settore hanno vissuto momenti euforici per poi esser costretti a vendere o fallire… Il Metano invece è stato adottato solo da due gruppi: Fiat FCA e Volkswagen tanto che le prime 10 vetture più vendute a metano fanno parte di questi due giganti con un bel raddoppio delle vendite passate ad aprile 2018: da duemila a quattromila con tempi di consegna molto lunghi.

La rete distributiva è però al momento concentrata nel Nord Est d’Italia e se è vero che a metano il costo è davvero contenuto, la ricarica può essere lunga per la scarsità di pompe di rifornimento e per lo stesso prezzo che da pochi margini ai gestori che ne riducono pure la pressione per ridurre i costi.

L’idrogeno è ancora una bella favola aperta da BMW che con la Serie 7 ha investito imponenti cifre per poi ritirarsi e lasciare il campo ai coreani della Hyundai ed alla Toyota: in Italia però siamo alla fase della ricerca.

E l’elettrico?

Nel 2018 in Italia abbiamo già detto che arriverà allo 0,2% del mercato e noi lo scorso anno siamo stati uno dei 1.947 italiani a prendere (in leasing) una vettura elettrica per capire come funziona con pro e contro. Quindi non potete certo tacciarci di essere filo Diesel, ma neppure estremisti che vorrebbero far sparire all’improvviso una motorizzazione maggioritaria in Italia da decenni!

Nuovo Governo nuova mobilità?

In Italia l’elettrico può cominciare a svilupparsi a livello europeo se lo Stato e le Regioni intervengono a livello strutturale ed economico con solidi incentivi ed agevolazioni come ha fatto la stessa Germania, patria del Diesel, ma che però ha deciso di dare 4.000 euro di aiuti per ogni auto elettrica venduta ed ora la Golf elettrica sta volando nelle vendite o i 10.000 euro della Francia dove la Renault Zoe è la regina di Parigi oppure in Inghilterra dove l’IVA non esiste per le elettriche o ancora in Norvegia dove una Golf benzina costa come una Tesla elettrica con fiscalità invertite.
Vedremo se il nuovo governo, se ci sarà, darà una bella scossa.

No panic ed affittatevi la vettura!

La nostra risposta a chi ci chiede lumi su cosa fare e comprare è “no panico” stiamo vivendo una rivoluzione ma le vetture senza volante o le auto volanti arriveranno sicuramente ma fra un decennio (tanto ma pensate cosa ha fatto Apple in dieci anni… e come sono finite le rivali che ridevano come la Nokia, Sony o Motorola).

Nel frattempo per essere tranquilli non compratevi la vettura ma affittatela: pagate un canone mensile da 12 a 60 mesi e nel frattempo potrete serenamente osservare l’innovazione tecnologica senza l’ansia della proprietà : qualsiasi cosa avvenga voi pagherete per i prossimi 5 anni 100/200 o 300 euro al mese!

I Concessionari i più deboli e basilari per la conversione

I Concessionari hanno già subito una pesante razionalizzazione e quasi la metà è scomparsa nell’ultimo decennio. Già oggi il 20% dei Concessionari stanno per raggiungere il 75% del mercato costringendo a fusioni o cessioni i più piccoli che non possono sostenere questi “cambi climatici” ma il rischio è che divengano dei Dinosauri in una nuova Epoca Glaciale se Fabbrica e Filiale scaricherà, come troppo spesso, tutto sulle loro spalle.

Le Concessionarie, i Top Dealers devono cambiare completamente pelle nel giro di 60/120 mesi con il personale che andrà mantenuto ma con ruoli ben diversi pensando che oggi tutto si regge su usato, manutenzione e servizi e con le nuove vetture la manutenzione e le officine tradizionali (carrozzerie escluse) non serviranno più visto che un motore termico ha circa 1500 pezzi ed uno elettrico non supera i 30 elementi azzerando quindi i service di assistenza con tagliandi basici e l’eliminazione di cinghie, lubrificanti e una valanga di ricambi originali.

Tranquilli e pensiamo ai nostri polmoni! Ben venga una sana fase di transizione guidata e ragionata senza freni e senza ansia

Quindi nessun panico e la cosa bella di aprile 2018 è stato che il mercato è cresciuto del 6,4% mentre il primo quadrimestre è sostanzialmente stabile su 750 mila pezzi che se confermati per altre due volte vorrebbe dire un mercato italiano sopra i due milioni. Cerchiamo quindi di ringiovanire il parco circolante e se il nuovo Governo facesse intanto sparire il milione e mezzo di Euro zero sarebbe già un bel successo. Con cosa sostituirle sarà il mercato a stabilirlo ed è evidente che il Diesel avrà nei prossimi 60 mesi un peso sempre importante e destinato a flettere gradualmente.

Se in Italia qualcuno vorrà bloccare il progresso lo potrà fare per un periodo, ma al termine ne verrà travolto e quindi il nostro suggerimento è di far defluire le acque con naturalezza ed ostacoli artificiali tutelando gli argini. Ricordiamo che ogni auto nuova immatricolata è omologata Euro 6 e se fa rottamare una Euro Zero brindiamo tutti se poi le ibride/elettriche dal 2,8% passano ad un 10% non ci saranno crolli ed urla e se su due milioni di auto ve ne saranno 20.000 di elettriche sarà un primo segnale che il cambiamento sta arrivando anche in Italia.

Per concludere segnaliamo una fresca ricerca presentata al Dealer day di Verona in cui emerge che già oggi un italiano su due sarebbe disposto a comprare oggi una vettura elettrica se fosse più economica, ci fossero più colonnine di ricarica e l’autonomia fosse maggiore… Insomma l’automobilista dimostra ancora una volta di essere più concreto ed avanti dei nostri politici che fino a ieri non conoscevano neppure il prezzo di un litro di benzina o di latte… Speriamo che i nuovi siano un pò più aggiornati in materia!

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