3 ottobre 1948: la presentazione della Citroën 2CV al Salone di Parigi

Dapprima accolta con freddezza, fu presto un enorme successo.

Il progetto della 2CV aveva preso il via nel lontano 1936 con il nome in codice di T.P.V. (Toute Petite Voiture) per dare una vettura semplice, affidabile ed economica a tutta una fascia di automobilisti che avevano esigenze diverse da quelle urbane: curati di campagna, medici condotti, veterinari e per… “trasportare una coppia di contadini, un barilotto di vino o cinquanta chili di patate ed un paniere di uova attraverso un campo arato senza romperne uno”, come recitava il capitolato sottoposto ai progettisti!
Non doveva essere bella, il direttore generale Pierre-Jules Boulanger era stato chiaro al riguardo: funzionale e razionale, non bella. Ma dopo la guerra questa pregiudiziale venne a mancare e nel breve volgere di tre anni Flaminio Bertoni, lo stilista italiano che aveva già realizzato la Traction Avant e che avrebbe disegnato la DS19, riuscì a donare alla piccola 2CV un aspetto equilibrato e simpatico, facendo di quest’ultima cifra uno degli ingredienti del successo della vettura.
La presentazione fu fissata per il 6 ottobre del 1948, al Salone dell’Auto di Parigi, ma com’era costume dell’azienda, non lo sapeva nessuno. Addirittura il giorno precedente, il direttore generale di Citroën, in conferenza stampa, negò la presenza di significative novità sullo stand della Marca.
Quando l’indomani fu levato il telo e la 2CV mostrata per la prima volta, il sentimento tra il pubblico (e tra i giornalisti presenti) fu di sconcerto: non somigliava a niente di quanto visto fino a quel giorno, era -ovviamente- dotata di trazione anteriore, quindi lo spazio interno era enorme grazie all’assenza del tunnel di trasmissione ed il tetto molto alto, per certi versi era più confortevole della Traction, aveva sospensioni morbidissime ed un motore così economico che le permetteva di consumare circa tre litri di benzina ogni cento chilometri. Il grande tetto in tela, se da un lato consentiva (ad esempio) di caricare a bordo una scala a pioli, dall’altro permetteva di risparmiare acciaio (raro e costoso nel dopoguerra) e peso.
Nei giorni seguenti la stampa francese palesò un certo scetticismo sulle possibilità di successo della nuova automobile, ma il pubblico la pensava diversamente e le vendite della bicilindrica Citroën schizzarono subito alle stelle.
Era iniziata così la lunga marcia della 2CV che si arrestò solo il 27 luglio del 1990, con la produzione dell’ultimo esemplare: una 2CV6 Charleston uscita dalle catene della fabbrica portoghese di Mangualde.

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