Chi ha incastrato la Superbike?

La Superbike, il lato rude e spettacolare delle corse in moto. 
 
Fino a qualche anno fa, la MotoGP stava alla Superbike come quest’ultima stava al Tourist Trophy: moto più libere, più rischi e spettacolo, nonostante un pubblico di nicchia e le gare trasmesse sul canale di La7 ad orari spesso proibitivi. Ma la Superbike aveva cuore, non badge per entrare al paddock. Aveva le gare più incredibili che si potessero vedere, un qualcosa che faceva assomigliare la MotoGP alla Formula 1, che al contrario viveva di sorpassi centellinati ed i soliti noti a giocarsi la vittoria. Per fortuna ora al motomondiale non è più così, ma lo show lo fanno in pochi.

Carlos Checa, l’eroe dei due mondi, l’incredibile Troy Bayliss ed i nostri colori portati con orgoglio da Marco Melandrie Max Biaggi hanno nutrito la Superbike portandola a diventare apprezzatissima così come ha fatto la Ducati, che tra le derivate di serie ha vinto molto a partire da quando Marco Lucchinelli si mise a fare da manager alla squadra di Borgo Panigale. 


Nel 2008
(o forse 2009) Valentino Rossi rilascia un’intervista in cui, durante il mondiale dei fantastici 4 combattuto con Pedrosa, Stoner e Lorenzo ammette “Che Spettacolo…La SBK!” era un’intervista estiva, uscita sulla Gazzetta o su Due Ruote, in cui Rossi parlava di come la MotoGP avesse seri problemi con lo spettacolo a causa dell’elettronica. Col tempo, qualcuno potrebbe dire dal ritiro di Biaggi, la Superbike ha perso molti dei suoi seguaci che nonostante l’arrivo del campionato in chiaro su Italia1 e la voce di Guido Meda a commentare le gare si sono annoiati a dismisura. Le gomme non fumano più ad ingresso curva, se parti tra gli ultimi primo non ci arrivi e le sportellate sono sempre di meno. 

Ma chi ha incastrato la Superbike?
Di certo non sono state le varie Jessica Rabbit del paddock, loro poverette non c’entrano nulla. La colpa semmai è da imputare ad una serie di fattori, che se singolarmente non nuocerebbero più di tanto tutti insieme ammazzano lo spettacolo. 
Carmelo Ezpeleta, o per meglio dire la Dorna, ha ora sia i diritti della MotoGP che quelli della Superbike e non mandare in conflitto i due campionati è ovviamente una priorità. Per non far scegliere agli appassionati tra l’uno o l’altro mondiale, spesso le date non coincidono. Questo però ha fatto si che la Superbike, ad agosto, è andata in ferie. Dodici gare contro le 18 della MotoGP, poi, sono poche. Oltretutto, bisogna considerare che Dorna non fornisce aiuti economici ai Team Satellite, cosa che ha dovuto fare per avere una griglia quantomeno dignitosa in MotoGP. 
 
Altro punto dolente, per la Superbike, sono i piloti: dopo l’addio dei grandi protagonisti (vedi sopra) il buon Davide Giugliano non basta ancora a conquistare le folle, ed un certo Rossi non ha alcuna intenzione di scendere dal trono della MotoGP. Oltretutto, la proprietà cerca di tenere i piloti più talentuosi verso la classe regina, anche se forse c’è un certo Lorenzo Savadori, dalla Superstock 1000…ma più che le vittorie tra le derivate serve carisma.
 
Davide contro Golia, ovvero la MotoGP: anche chi non ama le moto, non conosce i piloti e pensa che Sete Gibernau sia sulla breccia, se trova un bar che trasmette la gara della classe regina la guarda. La Superbike invece, quella forse no. Il regolamento è un conto e lo sviluppo naturale delle tecnologie anche, ma si stà perdendo lo spettacolo che era quello che caratterizzava le derivate di serie. 
 
Tutte queste cose e molte altre hanno fatto si che si pensi a questo campionato come la MotoGP di serie b. Ci si mette a guardare il Tourist Trophy (che spettacolo…il TT!) per ritrovare quello sport grezzo e fatto da incredibili esseri umani, uno scettro che una volta apparteneva alla Superbike, ed era stato del Motomondiale ancora prima. 

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