Moto Guzzi Griso 8V SE – Test Ride

La Moto Guzzi Griso 8V è senza dubbio il fiore all’occhiello della casa dell’Aquila: una design che colpisce e cattura, un’estrema ricercatezza di particolari e un motore che la rende degna del nome di uno dei bravi di manzoniana memoria.

Moto Guzzi Griso 8V SE – Test Ride. Non è semplicemente un marchio storico, Moto Guzzi è un modo di intendere la moto e di forgiare motociclisti che è diventato storico: Moto Guzzi è la filosofia intransigente atta a formare motociclisti veri, di quelli alla Pirsig, autore de “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”.
La filosofia che va per la maggiore, non quella di Guzzi quindi, è: quanto questa moto può essere tagliata per le mie esigenze? Insomma, chi compra una moto spesso, magari anche giustamente, fa le sue considerazioni partendo da una scheda tecnica, esamina quanti cavalli abbia e a quanti giri si otenga la coppia massima, quale sia l’interasse o anche fattori come se ci sono le borse da viaggio, se è disponibile con colorazioni particolari e via dicendo. Guzzi ne fa una questione quasi artistica: una volta prodotti esemplari bellissimi e con una personalità così forte da oscurare tutte le altre moto nelle vicinanze o ce ne si innamora o niente, ma una volta innamorato, il Guzzista non sta a guardare troppo la scheda tecnica o se la posizione di guida è giusta o no: tanto se la posizione è scomoda, sarà il guzzista ad andare incontro alla moto, ad impararla e non il contrario, come appunto viene sempre fatto.
Data questa importante premessa ci troviamo di fronte alla più bella moto della casa di Mandello: subito colpisce il serbatoio, grande e imponente in questa colorazione speciale verde che sovrasta le testate del motore; il grosso cuore nero si allunga verso il posteriore con il cardano di ultima concezione in casa Guzzi, mentre a soli 800mm da terra, sopra l’enorme cannone che poi è la marmitta, c’è l’elegante sella marrone. Bellissime le ruote a raggi, imponenti le forcelle rovesciate da 43mm regolabili e affidabili le pinze radiali Brembo.
La strumentazione è a dir poco stupenda: un display molto luminoso e molto ben studiato permette di leggere tutti i dati in qualsiasi condizione di luce, senza distrarsi o, come talvolta accade, senza essere costretti a fare ombra sul cruscotto per vedere cosa ci sia scritto.

Prova su strada
Di primo acchito ti senti molto a tuo agio sulla Griso, forse il serbatoio sembra lungo, ma in effetti la posizione di guida e comoda e nonostante la sella sia abbastanza bassa, non ci si sente “affondati”, ma anzi anche abbastanza sostenuti. Il suono che produce è veramente piacevole, la sicurezza che dà abbastanza da non perdere tempo in troppe chiacchiere per partire immediatamente, invece.
Nel traffico della capitale non riesce ad esprimersi al meglio, come motore e ciclistica intendiamo, perché come estetica invece è eccezionale la risposta che ottiene: non c’è persona che non si giri a guardarla. Le sospensioni sono buone: la forcella incassa bene i colpi della strada sconnessa e il monoammortizzatore posteriore copre altrettanto bene le asperità senza farci venire il torcicollo a forza di rimbalzare. Le vibrazioni quindi arrivano tutte dall’energico motore V90° da 1151cc, che eroga 110Cv/7500giri con una coppia di 108Nm a 6400 giri. Inoltre l’erogazione è stata rivista e, mentre la prima versione della Griso 8V aveva un’incertezza intorno ai 4000/5000 giri, per risvegliarsi superati i 6000, ora sale progressivamente e senza incertezze già dai bassi regimi.
L’interasse da 1554mm non è una buona caratteristica se si vuole girare nel traffico intenso di una grande città, ma appunto il vero guzzista non avrebbe dato retta a questo numerino e avrebbe fatto bene. Infatti, nonostante ovviamente non si possa dire che svicoli come una bicicletta, si rimane comunque stupiti dall’ottima prestazione dimostrata nel traffico: complice l’ampio raggio di sterzo (34°) e il baricentro molto basso è capace di cambi di direzione molto veloci e anche in situazioni a lei non congeniali, come appunto il Lungotevere intasato, riesce a cavarsela egregiamente.
In definitivela Griso è una moto che va scelta col cuore: sicuramente ha delle pecche, come le tante vibrazioni al manubrio o l’inesistente spazio sottosella, ma ha, secondo noi, di vincente, la sfrontata personalità, una bellezza estetica fuori dal comune e appunto, come dicevamo noi, un retaggio e un’appartenenza storica che, una volta provati, contagiano i più. Non fa certo per voi se siete il tipo di persona che cerca la moto tagliata su di sé, qui appunto è il contrario: è la Griso che si prende il compito di formare il pilota, di insegnargli come si diventa motociclisti duri e puri. Chi già possiede una Guzzi già le sa queste cose, già è abituato a soprassedere su qualche piccolo difetto in cambio di una moto unica e senza compromessi, chi invece non l’avesse mai potuta provare, dovrebbe prendere in considerazione, almeno per una volta, che qualche piccolo difetto, possa essere visto come personalità e che qualche sforzo per adattarsi alle esigenze della moto (che comunque come abbiamo già detto non ha nulla che non vada) può dare un nuovo punto di vista all’esperienza motociclistica del singolo.

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