Moto Guzzi Nevada – Test Ride

Elogio alla calma e alla tranquillità, il classico più amato da chi ama le moto, ma non il ginocchio a terra a tutti i costi, la fedele compagna del viaggiatore alla Pirsig

Moto Guzzi Nevada – Test Ride. Si potrà anche fare il Mugello in 1’49″999, sotto il record di Biaggi, o mettere su una ruota una Goldwing, ma se non si è letto “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Robertt Pirsig e “Joe Bar Team” di Bar2, non si può dire d’essere un motociclista. Il primo soprattutto, rappresenta quel modo di intendere la moto che contraddistingue chi è schiavo di una moda passeggera da chi ha dedicato la propria vita alle due ruote. In tanti sanno amare e mantenere le proprie preziose bambine meccaniche senza aver mai indossato una tuta o sentito la necessità di un ammortizzatore di sterzo. Tra questa silenziosa moltitudine, una marca in generale e una moto in particolare, con discrezione, si sono fatte strada tra gli appassionati della moto, tout court: Moto Guzzi Nevada, è questo nome.
Insieme alla California è ormai un nome indissolubilmente legato all’idea del viaggio, che sia da San Diego a Las Vegas o da Vasto a Cosenza, la Nevada evoca il viaggio e quell’atmosfera onirica che descrive Pirsig.
Il bicilindrico V90 che viene incorniciato dalla moto è il classico motore Guzzi da 750cc, l’architettura archetipica della casa di Mandello, capace di 48,8 Cv a 6800 giri e 54,7 Nm a 3600 giri.
Il cardano, il telaio in tubatura a doppia culla, le forcelle da 40 mme la coppia di ammortizzatori posteriori la identificano immediatamente, così come il vedere il marchio dell’aquila sul serbatoio riporta subito alla mente la storia e la filosofia motociclistica di Guzzi.
Perché il Guzzista è un po’ diverso dagli altri motociclisti: non che non gli interessi sapere che l’interasse è di 1.467 mm o che l’inclinazione del cannotto di sterzo sia di 27 gradi e 50, i guzzisti ne masticano di motori e ciclistica, è che leggono i dati in altro modo: laddove uno smanettane cerca di capire come quei numeretti influiscano sulla velocità massima, così un guzzista cerca, nelle cifre che scorre con gli occchi, la solidità e affidabilità che si rinnova a 88 anni dalla nascita del marchio.

Prova su strada
La primissima cosa che pensi quando sali sulla Nevada è: “ho fatto una cretinata a mettermi il casco integrale e la giacca tecnica”. La Nevada, l’abbiamo detto, vuol essere una moto per chi ama godersi i paesaggi, il rumore del bicilindrico, forte, ma non troppo sguaiato, la guida morbida e comoda. E questo consente la Nevada. Di prima e seconda aggredisce subito e mostra anche uno scatto che non ci saremmo aspettati, ma ovviamente non è una moto che ami la velocità, così come non ama le pieghe, visto che se si esagerasse le marmitte assaggerebbero subito l’asfalto. Però riusciamo a cogliere il piacere di guidarla con un casco jet, in riva al mare al tramonto, dove non pinzeremmo, ma freneremmo semplicemente, azione che la dotazione, data da un disco con pinza a 2 pistoncini e tubi in treccia, assolve benissimo. Non riusciamo ad immaginarla altrimenti, nonostante frotte di scooter, invece, nella calca cittadina sembrano volermi saltare addosso, nonostante io me li lasci dietro semplicemente con una zampata di gas, mi rendo conto che oltretutto è una moto che ti cambia. Ad esempio: io sono alto e seduto normalmente poggerei le ginocchia sulle testate, quindi se fossi un guzzista neanche ci baderei, capirei che la moto mi sta dicendo che vuole che io stia con le gambe più allargate, conferendo all’ombra che proietto un aspetto più easy rider. Intuisco anche il cambio ora molto fluido e sensibile, col tempo possa indurirsi e dare dei problemi col folle, ma sempre se fossi un guzzista, oltre a dire “io non pesto il cambio, io lo uso” saprei già che passerei qualche amorevole mezz’ora con la mia Nevada a lucidarla e tenerla sempre pronta per un giro.
O forse, se fossi un guzzista sarei più alla “lo chiamavano trinità”, con le borse di pelle sempre legate alle moto, 2 dita di polvere che nascondono un cuore che continua a girare dopo migliaia di chilometri fatti in strada e su sterrato e apprezzerei la risposta degli ammortizzatori che assorbono anche le botte più dure e congiuntamente con la sella abbastanza morbida e comoda, non ti fanno mai rimbalzare sulle rotondità posteriori.
Questa è la Nevada: è il piacere della rilassatezza, l’abbandono del caos, l’esercizio della pazienza e una prova di elasticità per sapersi adattare a lei, per sapersi adattare alla storia della Moto Guzzi, la moto made in Italy per eccellenza, per scoprire se si è degni di essere chiamati motociclisti.

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