Il talento non basta, l’allenamento metodico nemmeno, per vincere ci vuole la forma mentale: difficile da raggiungere per molti ed impossibile da trovare per altri. Anche qui se vogliamo si tratta di talento, nel senso che rimanere bambini per sempre è una fortuna di pochi, anzi pochissimi. Valentino, da piccolo, era il bambino che non dà tregua, con cui finivano sempre prima le risposte degli altri alle su domande.
Eccolo, con la tuta a caratteri tondeggianti che dice The Doctor, i cani e la tartaruga, le Nike Air e l’orecchino, oltre al giallo evidenziatore sullo sfondo. Ma se a scuola ci avessero spiegato la tematica pascoliana del Fanciullino indicando Valentino Rossi, probabilmente sarebbe stato tutto più chiaro. Guardate ragazzi, dopo vent’anni di vittorie questo è ancora lì, a provarci, a metterci tutto quello che può. Quando non corre il mondiale, corre con la minimoto per ricordarsi di quanto da piccolo aveva voglia di vincere.
Gli torna quella stessa voglia, perché un mondiale, due, tre, gli avrebbe vinti lo stesso. Ma gli altri sei no. Ci riporta un po’tutti indietro, facendoci pensare quanto sia importante giocare ogni volta che ne abbiamo la possibilità. Giocate, perché come disse un famoso comico americano Life It’s Just a Ride, la vita è solo una passeggiata. Che poi, magari, qualcosa di buono ne viene fuori.
Qui non si tratta di essere “rossisti” o “canarini”, i regali che Valentino ha fatto al motociclismo li ha fatti a tutti, dai costruttori agli appassionati, passando per i curiosi e la stampa. Forse, ecco, non ne ha fatti molti ai suoi avversari. Sopra la foto, Rossi scrive che “basta una minimoto per tornare bambini” ed è forse qui che ha fregato Jorge Lorenzo.