Yamaha FJR 1300 AS: sport tourer all’avanguardia

Provata su strada la versione AS della Yamaha FJR 1300 che vanta cambio servoassistito e sospensioni a taratura elettronica, per rendere ancora più gustosi e facili i suoi 146 cv. Peccato solo per il prezzo: 19.690 euro

Yamaha FJR 1300 AS è senza dubbio il massimo che si può desiderare attualmente per quanto riguarda il turismo veloce. Abbiamo già presentato la nuova FJR 1300, che oggi si arricchisce della versione AS, dotata di cambio servoassistito e sospensioni a taratura elettronica. Il tutto per circa 2.000 euro in più rispetto alla versione base, cosa che fa lievitare il prezzo alla ragguardevole cifra di 19.690 euro… ma davvero queste due innovazioni valgono la spesa? Cominciamo col capire di cosa stiamo parlando.

Cambio servoassistito senza frizione. La Yamaha FJR 1300 AS è dotata di un cambio che viene gestito elettronicamente senza bisogno che l’utente utilizzi il comando della frizione che, infatti, non c’è proprio. Per la cambiata si può utilizzare il classico pedale o i pulsanti presenti sul blocco comandi di sinistra. Grazie ai dati del Ride by wire (l’acceleratore non agisce direttamente sull’apertura delle farfalle ma invia le informazioni a una centralina) e ad altri dati “prelevati” dall’abs è un sistema elettronico in grado di elaborare informazioni in millesimi di secondo che agisce su acceleratore, frizione e cambio. Il sistema inoltre prevede che scendendo al di sotto dei 15 km/h il cambio scali automaticamente fino in prima. In questo modo la cambiata è rapidissima, senza fatica, ma gestita ancora dal pilota.

Sospensioni a taratura elettronica. La nuova FJR 1300 AS è dotata inoltre di un sistema elettronico di taratura delle sospensioni, sia il precarico che l’idraulica, che agisce sia sul monoammortizzatore posteriore sia sulla forcella a steli rovesciati. Grazie a dei menù estremamente intuitivi il precarico della moto può essere definito all’inizio del proprio tragitto (la moto in questo caso deve essere ferma ma con il motore acceso) indicando se si è da soli, in due, da soli con bagaglio, in due con bagaglio. L’operazione è semplice e rapida oltre che alla portata di chiunque… per quanto riguarda l’idraulica invece si possono scegliere tre diversi settaggi: confort, standard e hard e, all’interno di ognuno di questi, personalizzare ulteriormente la risposta passando da un valore di -3 a +3. In questo modo si può variari da un massimo di “morbidezza” (confort -3) a un massimo di rigidità (hard +3).

A tutto questo si aggiunge quanto già presente sulla versione “standard”: Yamaha D-Mode che permette di scegliere tra una guida touring e una sport (i cavalli disponibili restano gli stessi, varia l’erogazione), Abs, controllo di trazione, cruise control per quanto riguarda la dotazione tecnologica, parabrezza, sella e manubrio regolabili, manopole riscaldabili e borse laterali per il confort.
 
Yamaha FJR 1300 AS: prova su strada

Prima di partire per la nostra prova cerchiamo di prendere un minimo di dimestichezza con i vari menù che consentono di modificare i vari settaggi di questa sport tourer. Una volta capito il meccanismo che sta dietro al funzionamento è tutto molto semplice, così accendiamo la moto e cominciamo con settare il precarico per il solo pilota. Per partire la prima marcia si innesta spingendo verso l’alto il pedale del cambio (unica differenza con le moto tradizionali, a parte la mancanza della leva della frizione) si apre lentamente il gas e la moto si muove con una dolcezza inaspettata… stiamo pur sempre parlando di 146,2 cavalli di potenza e 296 chili in ordine di marcia, non proprio una libellula… Inseriamo il sistema di scalatura automatica delle marce, che quindi si può scegliere di non utilizzare, e partiamo.

Ai primi due stop la mano sinistra cerca in automatico la frizione, ma a parte questo il sistema è talmente poco invasivo (di fatto è sempre il pilota che decide se e quando cambiare) e talmente dolce nel funzionamento che ci si abitua subito. Soprattutto in modalità touring sia salire che scendere di marcia è quanto mai comodo, mentre in modalità sport salendo di marcia si avverte un maggior “contraccolpo”, comunque niente di fastidioso (e decisamente meglio di tante cambiate manuali!). Personalmente non ci piacciono molto i tasti sui blocchetti (altri hanno utilizzato solo quelli, i gusti…) e quindi abbiamo sempre utilizzato il comando al piede, così come invece ci ha conquistato il sistema di scalatura automatica, che permette per esempio di arrivare prima delle rotonde senza pensare al cambio che passa da solo fino alla seconda, oppure potersi fermare e ripartire senza dover cercare la folle o la prima… splendido. Anzi, ci sarebbe piaciuto provarlo in città nel traffico. Vista la stagione non poteva mancare una lunga prova sotto l’acqua, e in questo caso è stato soprattutto la docilità del cambio nello scendere di marcia che ci è piaciuto: tutto avviene in maniera molto rapida e altrettanto “soft”. Visto il lavoro svolto viene da chiedersi, perché non fare un cambio totalmente automatico? Domanda legittima, ma in Yamaha pensano che in alcuni casi sia ancora meglio lasciare al pilota certe decisioni, e sinceramente siamo d’accordo. Con questo sistema si garantisce contemporaneamente comodità, facilità, sicurezza e piacere di guida.

Passiamo al discorso sospensioni. Definito il precarico in pochi secondi e senza scendere dalla moto vediamo le diverse possibilità offerte dall’idraulica. Qui le sfumature sono molte e non bisogna lasciarsi prendere dalla tentazione di giocare continuamente con i settaggi per via dell’inevitabile distrazione (in questo caso le modifiche possono essere fatte con la moto in movimento). Possiamo solo dire che la differenza tra le varie impostazioni c’è e si sente, soprattutto passando da un estremo all’altro. Con il D-Mode in touring e sospensioni soft si viaggia su una nuvola, passando al set sport con sospensioni hard la reattività cambia e pur non essendo su una supersportiva la FJR diventa molto rapida (malgrado la mole) e precisa. Così se in autostrada si è voluto privilegiare il confort, si può decidere con pochi “click” di passare a un’impostazione più sportiva e continuare a divertirsi perfino nel misto stretto, coadiuvati da un motore generosissimo a qualunque numero di giri (si può partire in quinta senza saltellamenti) e una frenata potente come richiedono stazza e prestazioni ma sempre modulabile.

Per rispondere alla domanda iniziale, se la versione AS vale i duemila euro in più, la risposta è certamente sì, soprattutto per quello che si guadagna in confort, facilità di guida e versatilità. L’unica cosa che non ci è piaciuto molto, ma è questione di abitudine, è la scelta di spostare il comando del lampeggio per mettere quello di selezione del menù; avremmo preferito il contrario.
 
Abbigliamento utilizzato per il test:
Giacca: Spidi Netforce h2out
Pantaloni: Spidi Snap in tessuto
Guanti: Spidi Trophy H2out
Stivali: Stylmartin Delta
Paraschiena: Dainese Wave11
Sottotuta: Dainese Climate
Casco: Schuberth S2

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