WRC Argentina 2019: il taccuino del Rally di Julien Ingrassia, copilota di Ogier su Citroën C3 WRC

Domande e risposte al copilota francese, alla sua decima partecipazione in Argentina insieme a Sébastien Ogier.

Quale è il tuo ricordo più bello relativo a questa gara?
“Non è un ricordo sportivo, considerando che non abbiamo mai vinto. Mi risulta difficile individuare un anno in particolare, perché c’è sempre qualcosa che brucia ancora. Però, a pensarci, ho un ricordo positivo dell’edizione 2011: era soltanto la nostra seconda partecipazione e ci siamo dimostrati particolarmente performanti. Credo comunque che il ricordo migliore sia stata la scoperta, durante le mie prime trasferte qui, dell’ambiente assolutamente unico nella speciale di El Condor. Ovviamente ci sono anche altre crono in calendario che vedono una grande affluenza di pubblico, ma mai a questo livello, e poi solitamente accade quando siamo vicini a una città. Qui invece siamo a 2.000 metri di altitudine, in mezzo al nulla, in un paesaggio desertico e dalle sembianze lunari”.

Durante la gara, riesci a percepire il fervore della gente?
“Nelle speciali, è sempre difficile per il copilota rendersi davvero conto di ciò che succede intorno, ma da quando El Condor si percorre nel senso della salita, c’è un attimo di tempo per poter alzare lo sguardo. E l’odore dei barbecue, i celebri asado, riesce a entrare nell’abitacolo e arrivare fino al nostro naso. Il settore di collegamento che porta a questa PS non è particolarmente difficile per noi navigatori, ed è l’occasione per vedere la fila di vetture parcheggiate per decine di chilometri a bordo strada”.

Ma El Condor è la vostra speciale preferita?
“No… e ancora meno Mina Clavero – Giulio Cesare, che si svolge poco dopo. La superficie è molto rovinata, è un terno al lotto. C’è sempre il rischio di trovare una grossa pietra in mezzo alla pista: in questi casi, se ti va bene puoi avere una foratura, se ti va male puoi anche perdere una ruota”.

Hai avuto la possibilità di avvicinarti alla cultura locale, nel corso degli anni?
“Le prime volte arrivavo sempre con un po’ di anticipo per avere il tempo di verificare ogni cosa, e così avevo la possibilità di andare a fare un giro in città, perché secondo me anche questa è una parte importante del rally. Non ho mai fatto un viaggio da queste parti, ma mi piacerebbe visitare la Patagonia. Ho assistito come spettatore alla Dakar 2015, e ho tenuto alcuni ottimi indirizzi”.

Quale ristorante consigli a Villa Carlos Paz, la città al cuore del Rally?
“Gli specialisti del “bife de chorizo” avranno sicuramente consigli migliori dei miei, ma alcuni anni fa ero stato a La Volanta, e mi era sembrato un buon posto per farsi conquistare dalla passione argentina per il rally, con molti poster, cappellini e foto appese ai muri”.

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