Skoda Yeti provata su strada

Per la prima volta una doppia versione della Skoda Yeti, da città e per il fuoristrada, per sfidare Opel Mokka e Chevrolet Trax. Arriva sul mercato a gennaio 2014 e costa 19.260 euro

Un’auto, due modelli. Škoda si fa sempre più “trasgressiva” e presenta Yeti per la prima volta in doppia versione: una metropolitana (Yeti) e l’altra per l’offroad (Outdoor). Distinguere le due soluzioni non è esattamente come un gioco da Settimana Enigmistica, ma serve comunque una buona dose di attenzione. E mentre la casa ceca di proprietà di Volkswagen Group (un milione e mezzo di esemplari l’obiettivo fissato per la Freccia alata dal colosso di Wolfsburg che vuole diventare il primo costruttore al mondo) sogna anche un suv di dimensioni maggiori, in gennaio è pronto a lanciare sul mercato il rinnovato modello compatto. Che mantiene le stesse dimensioni di quello uscente, cioè 4,222 metri di lunghezza nella proposta da città. Škoda Yeti Outdoor è di appena 5 millimetri più lungo. Equilibrato e proporzionato, Yeti è un modello di successo che in Italia vale un quarto delle vendite totali e viaggia abbondantemente sopra la media di mercato del marchio.

IL SUV COMPATTO PER I GIOVANI
Per sedurre ancora di più il pubblico, i prezzi italiani sono stati rivisti al ribasso, forse l’unico effetto positivo (per chi compra) della crisi. Rispetto alla analoghe opzioni in vendita finora, le due proposte della rivisitata Yeti hanno listini tra i 340 ed i 1.580 euro in meno, a partire da quota 19.260. Al momento del lancio, in gennaio (18-19 gennaio 2014), saranno disponibili entrambe le carrozzerie: per la sola Yeti Outdoor a trazione anteriore bisognerà pazientare un paio di mesi in più. La gamma dei motori è composta da 7 unità: i benzina 1.2 TSI da 77 cavalli con cambio manuale a 6 rapporti o DSG a 7 velocità e 1.4 TSI da 122 in versione GreenTec ed i diesel 1.6 da 105 cavalli sia GreenLine con cambio a 5 marce (per ridurre a 4,6 litri per 100 km i consumi ed a 119 grammi le emissioni, la versione più “eco”, è a due rote motrici ed è stata abbassata di 2,5 centimetri) sia GreenTec con trasmissione DSG, o 2.0 TDI da 110 o 140 cavalli.

ESTETICA MODIFICATA, MA NIENTE DI RADICALE
A cominciare dal logo (Yeti era l’ultimo modello Škoda che montava ancora quello vecchio), il modello è stato rivisitato con interventi in particolare sui gruppi ottici anteriori (i fendinebbia sono diversi tra Yeti ed Outdoor), tra l’altro disponibili per la prima volta a richiesta bixeno con luci diurne a Led, griglia, paraurti, cofano motore, forma del portellone posteriore, dei fari (adesso a forma di “C” e disponibili a Led) nonché dei passaruota. Diversi sono anche modanature laterali paracolpi, battitacco e mancorrenti. Ampliata la gamma di cerchi in lega e di tinte per la carrozzeria (bianco Luna, verde Giungla, grigio Metallo e marrone Magnetico, quest’ultimo solo per l’allestimento L&K). Dopo l’anteprima del salone di Francoforte, Škoda ha fatto provare la vettura in Germania, nei dintorni di Düsseldorf, anche su un percorso in fuoristrada con ostacoli decisamente poco cittadini per evidenziare le differenze tra le due versioni. E cioè, oltre alla forma dei fendinebbia, anche  altri elementi anteriori e posteriori, paraurti, protezioni sottoscocca, modanature paracolpi laterali e predellini che si distinguono cromaticamente (neri per l’Outdoor). Dal punto di vista tecnologico, la versione Outdoor è equipaggiata con la funzione Off-road che include Down descendent assistant, Uphill start assistant e adattamento dei sistemi elettronici Abs, Asr ed Eds alle condizioni di marcia.

ALTISSIMA YETI ALL’INTERNO
L’abitacolo della razionale Skoda Yeti è particolarmente confortevole in altezza (assai meno in larghezza, almeno nella seconda seconda fila): lo spazio sopra la testa è “il maggiore della categoria” con i suoi 1.027 millimetri. La capacità del bagagliaio, grazie al sistema VarioFlex oscilla e passa da un minimo di 405 litri ad un massimo di 1.760. La tecnologia Škoda consente di far scorrere, abbattere o rimuovere singolarmente ciascuno dei tre divani. Dal punto di vista del comfort, della tecnologia e della sicurezza, il suv compatto della Freccia alata offre sistemi come il tetto panoramico scorrevole, il Cruise control, il parabrezza riscaldabile e, fra gli altri, anche del nuovo Optical Parking Assist, cui basta 60 centimetri di spazio in più rispetto alla lunghezza per posteggiare, naturalmente oltre alle 5 stelle EuroNcap ed alla possibilità di montare fino a 9 airbag. Il nuovo sistema Kessy (senza chiavi) è un opzione da 400 euro.

AL VOLANTE
Quasi “ariosa” (grazie anche al tetto panoramico, un optional da 1.120 euro), Škoda Yeti è confortevole davanti. In parte anche dietro, ma non per chi sta (semmai) nel sedile centrale, che non solo è stretto ma praticamente non ha spazio per le gambe. La visibilità e buona ed i comandi a portata di mano. Lo schermo del navigatore è posizionato forse un po’ in basso rispetto al posto guida. L’ultimo dettaglio che ancora non sfugge è un pizzico di rumorosità di troppo nell’abitacolo, legato non solo alle velocità. A parte questo, Škoda Yeti – in entrambe le versioni (200 euro di differenza tra Yeti e Outdoor) – si guida con grande facilità. Il motore del test, il 2.0 litri TDI da 140 cavalli a trazione integrale, è decisamente rotondo nell’erogazione e si lascia amministrare bene dal cambio a sei marce. L’accelerazione è buona e la progressione anche, ma è meglio evitare le “competizioni”. Quando c’è bisogno di coppia per il sorpasso, Yeti non delude grazie alla sua coppia “solida” (320 Nm). Su strada il comportamento è genuino e coerente con l’impostazione pragmatica di Škoda e nell’offroad, impegnativo anche se non estremo, Outdoor se la cava con l’ausilio dell’elettronica. Non perde aderenza, non scivola e si mantiene in equilibrio tra un ostacolo e l’altro. Naturalmente a velocità ridottissima. Con l’istruttore delle Freccia alata alla calcagna, però, non si può dire che ci si diverta, ma questo non dipende dalla vettura, la quale mantiene alto il livello di comfort a bordo. Bilanciato ed efficiente l’impianto frenante. Comodo l’accesso al pianale posteriore e pure quello al divano posteriore.

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