Tata Nano – 1.700 Euro

Bloccata la produzione delle piccola city car indiana da 1700 euro. Quando la rivoluzione inizia da un'auto ...

Tata Nano. La piccolissima Tata Nano, è piacevole, sostenere il contrario non è realistico, la forma è infantile, sembra l’auto disegnata dai bimbi di due anni, rotonda e coccola. Ridotta in tutto, ha le carte in regola per avere successo come city car anche in Europa. Il prezzo sembra da sogno, 1.700 euro, ma non è realistico, non resterà mai tale, inutile sperarci, non solo per le modifiche al motore, e deduciamo anche alla carrozzeria, poiché dovrà risultare idonea al crash test, quanto per i dazi che sicuramente verranno imposti. Potremmo urlare allo scandalo, eppure questa è la realtà dell’economia mondiale, ricordiamo che le vetture italiane vendute in India subiscono dei dazi pari al 95% del valore dell’auto. Ben più grave è l’analisi sulla mano d’opera indiana, non è un mistero che in quelle zone del mondo persiste uno sfruttamento costante che determina il prezzo finale del prodotto. E’ una storia senza fine quella che sta travolgendo l’industria Tata, le ultime voci danno rinviato il lancio della Nano e bloccata a tempo indeterminato la produzione. L’unica certezza è che tutta la vicenda si presenta come una guerra tra poveri; la Tata Nano, piccolissima e super economica auto indiana, sta subendo ritardi da più fronti e rischia di diventare il simbolo di un conflitto sociale di dimensioni enormi. I primi segnali di sofferenza si sono riscontrati con gli scioperi interni che hanno bloccato, mesi fa, lo stabilimento dell’impianto di West Bengal, manifestazioni di dissenso che hanno raggiunto l’apice quando alcuni operai in piazza hanno dato vita a un rogo per bruciare la sagoma della Tata Nano. Le prime proteste volevano attirare l’attenzione del mondo sullo sfruttamento verso operai e dipendenti della Tata. La rivolta più pesante arriva invece dai contadini, gli agricoltori pretendono la restituzione dei terreni che sono stati espropriati con un minimo indennizzo. Le sommosse sono talmente pesanti da costringere il Gruppo a evacuare gli stabilimenti, con il conseguente fermo della produzione. La richiesta da parte dei contadini consiste nella restituzione di 162 ettari di terreno, contro i 400 confiscati. L’ ultima risposta di Ratan Tata, proprietario della casa automobilistica, è stata immediata e carica di tensione, la Tata è pronta a trasferire la produzione della Nano in un altro stato. Nel frattempo ai contadini si sono aggiunti i movimenti sindacali e, ovviamente, i movimenti politici, le manifestazioni non accennano a diminuire, i contadini, che si sono visti sottrarre i terreni ceduti alla Tata dal governo comunista di Calcutta, hanno bloccato gli operai all’interno e all’esterno della fabbrica. Col risultato che per problemi reali di sicurezza nessuno si presenta al lavoro da giorni. Il sit – in dei contadini è iniziato il 24 agosto e non accenna a ritirarsi. Il colosso indiano, proprietario di Jaguar e Land Rover e partner di Fiat, non sta certamente passando il migliore dei suoi momenti. Altri stati si sono già proposti per ospitare la Tata, Maharashtra, Gujarat e il Rajasthan, mentre il ministro del commercio Kamal Nath ha invitato Ratan Tata a spostarsi nell’Uttar Pradesh. Per il momento i comunicati stampa ufficiali della Tata ribadiscono l’impossibilità di riaprire la fabbrica … una Tata rivoluzione è in atto.

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