Test Drive Michelin Primacy 4, lunga vita al battistrada!

Michelin Primacy 4 è il nuovo prodotto del marchio francese pensato per combattere il degrado programmato della gomma. Durata record e prestazioni elevate sono le caratteristiche principalidi questo prodotto rivoluzionario

State per cambiare pneumatici alla vostra auto? O state pensando che quelli estivi dell’anno scorso – da installare fra una quindicina di giorni – lasciati a svernare nel vostro garage o dal gommista, hanno ormai poco spessore di battistrada e quindi sarebbe conveniente acquistarne di nuovi? Alt, un momento, non è necessario. Forse riescono ancora a portarvi a spasso nei prossimi mesi estivi, prima del ripristino a metà novembre di quelli termici per il prossimo freddo e scivoloso inverno.

La risposta a tutte queste domande la da direttamente un gommista d’eccezione, Michelin, il marchio francese famoso in tutto il mondo. Proprio Michelin asserisce, in controtendenza rispetto ai competitor, che i pneumatici con poco spessore di battistrada non sono proprio da buttare, bensì hanno ancora tanta gomma da far rotolare e consumare prima di finire la loro prima vita. E, per confermare questa sua affermazione, ha presentato dopo anni e anni di collaudi, il nuovo pneumatico Primacy 4, il quarto figlio della fortunata famiglia che sta equipaggiando da anni le nostre automobili.

Uno pneumatico davvero straordinario che consente una percorrenza superiore di ben 18.000 km rispetto alla media delle altre marche testate. Non solo, sul bagnato riduce del 22% lo spazio di frenata, soprattuttto quando è usato. A questo punto vi chiederete: come mai? E’ presto detto: con una qualità migliore delle mescole che utilizzano polimeri più adatti anche al bagnato, al punto che ne migliorano le prestazioni. Poi le nuove scanalature rettangolari forniscono più rigidità alla mescola (con più resine e meno oli), con una quantità inferiore di materiale.

Un impegno non indifferente nel campo dell’innovazione continua da parte di Michelin che ha come obiettivo una mobilità sempre più sicura, efficace e sostenibile, utilizzando al minimo le risorse per ridurne l’impatto sull’ambiente e sulla società. Sviluppare prodotti con altissimi livelli di performance dal primo all’ultimo chilometro è quindi parte integrante di questa strategia.

L’obiettivo è quello di poter offrire all’automobilista non solo un alto e costante livello di sicurezza, ma anche risparmio di carburante, grazie alla bassa resistenza al rotolamento e l’eccellente durata. Ciò permette inoltre di limitare il consumo di materie prime, utilizzare i pneumatici più a lungo e in sicurezza e diminuire, insieme alla resistenza al rotolamento, le emissioni di CO2, responsabili di una percentuale dall’85% al 98% della Carbon Footprint, l’“impronta di carbonio” che misura le emissioni di CO2 legate all’uso di combustibile fossile. L’aumento di concentrazioni di CO2 nell’atmosfera determina inoltre un aumento del debito ecologico.

E’ da tener presente che l’industria del pneumatico suggerisce a chi guida in Europa di smontare i pneumatici quando il battistrada raggiunge i 3 mm di spessore, e talvolta anche prima, non così invece Michelin che ha recentemente preso posizione rispetto a questa “cattiva abitudine”, affermando che l’attuale limite legale di 1,6 mm risponde perfettamente alle esigenze della mobilità moderna.

La regolamentazione Etrto del 1989, attualmente in vigore, prendeva in considerazione le prestazioni dell’epoca. I progressi tecnologici hanno reso automobili e pneumatici nettamente più performanti di allora. Quindi, a maggior ragione, il limite legale di 1,6 mm risponde oggi pienamente ai requisiti di sicurezza della mobilità moderna.

Non solo, a oggi nessuna statistica permette di stabilire la relazione tra un aumento degli incidenti e il fatto che lo spessore del battistrada sia inferiore a 3 o 4 mm. Le distanze di frenata dipendono da diversi elementi: sistema di frenata, granulometria del suolo (livello di aderenza), condizioni meteorologiche (umidità e temperatura), pressione dei pneumatici, temperatura della gomma e comportamenti di guida sono tra i tanti criteri che entrano in gioco, al di là delle caratteristiche intrinseche del pneumatico.

Da considerare pure che i pneumatici nuovi possono presentare grandi differenze di prestazioni nel campo dell’aderenza in base alla marca, ai modelli e alle misure. Un pneumatico premium con una scultura del battistrada a 1,6 mm può essere più performante di un pneumatico economico, nuovo o quasi nuovo.

Michelin – affermano i loro dirigenti – è in grado di offrire per l’insieme dei suoi pneumatici un alto livello di performance per ogni esigenza, fino a uno spessore di 1,6 mm, cioè diverse decine di migliaia di chilometri dopo l’acquisto.

A questo punto entrano in ballo anche i costi: sostituire un pneumatico a 3 o 4 mm di profondità di scultura invece che a 1,6 mm rappresenta indicativamente un pneumatico in più per vettura ogni due anni.

Una situazione non certo accettabile in un’epoca in cui i progressi tecnologici legati al pneumatico, indipendentemente da quelli raggiunti in campo automobilistico, dovrebbero, al contrario, offrire un miglioramento delle prestazioni. Senza dimenticarci poi dell’ecologia, dal momento che fabbricare un pneumatico richiede l’utilizzo di numerosi materiali, ma anche di energia. Più materia viene utilizzata e maggiore diventa l’impatto ambientale negativo.

La resistenza al rotolamento, responsabile del 20 % del consumo di carburante delle vetture (motore termico ed elettrico), migliora con l’usura. Sostituire prematuramente i pneumatici comporterebbe quindi un consumo supplementare, al quale si aggiunge la perdita di materia generata dalla sostituzione anticipata degli pneumatici. E anche il riciclo consuma energia: più materia si deve riciclare, meno efficaci si è in termini di sostenibilità.

Uno studio di Ernst & Young dimostra che in Europa un cambio di pneumatici a 3 mm, anziché a 1,6 mm, avrebbe come conseguenza l’utilizzo di 128 milioni di pneumatici in più l’anno, cioè 9 milioni di tonnellate in più di emissioni di anidride carbonica ogni anno. Poi un aumento dei costi per i consumatori di circa 6,9 miliardi di euro, come conseguenza della maggior frequenza della sostituzione dei pneumatici e l’aumento del consumo di carburante.

Infine, per dirla tutta, ammonterebbero a 1,5 milioni le tonnellate di materie prime perse annualmente, equivalenti a una richiesta energetica di 290 milioni di tonnellate di petrolio greggio, cioè la produzione annuale di Messico e Venezuela insieme.

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“La performance sostenibile è la chiave della nostra strategia – ha detto Terry Gettys, Executive Vice President di Ricerca e Sviluppo, membro del Comitato Esecutivo del gruppo Michelin – noi ragioniamo in termini di durata, non di consumo. Oggi vorremmo che responsabilità, sostenibilità e performance fossero gli obiettivi su cui puntare, insieme a tutta l’industria legata ai pneumatici. Da decenni l’innovazione permette di migliorare costantemente le performance di pneumatici nuovi e usati”.

Il nuovo pneumatico Primacy 4 è già disponibile in 60 differenti dimensioni, che coprono 50 equipaggiamenti fra autovetture compatte, medie, Suv, di lusso con cerchi da 15 a 18″ e codici di velocità da 90 a 300. Da non dimenticare infine che la durata delle prestazioni dipende molto anche dal tempo (anzianità) dei pneumatici e dalla loro conservazione ambientale.

Per concludere, un’altra buona notizia: il prezzo di vendita consigliato ai gommisti dalla Casa per il nuovo Primacy 4 è esattamente uguale a quello del Primacy 3, quindi nemmeno un euro da sborsare in più. Nell’attesa della comparsa del nuovissimo pneumatico Vision Concept, un nuovo elemento di mobilità che nasce e muore con il veicolo, dotato di struttura alveolare con materiali rinnovabili che non ha bisogno d’aria e battistrada stampabile in 3D, che si può ricostituire.

Sarà il nostro futuro?

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