Harley-Davidson Softail Slim, la prova su strada

Essenziale, vigorosa, divertente... sono tanti gli aggettivi che si possono associare alla H-D Softail Slim, che abbiamo provato per voi su ogni tipo di strada. Fascino, guidabilità e qualità che purtroppo si pagano: 19.500 euro, vernice speciale esclusa

Harley-Davidson Softail Slim
Dopo la prima presa di contatto con la Harley Davidson Softail Slim avvenuta al momento del lancio, abbiamo voluto approfondire meglio la conoscenza con questa moto così estrema da ferma e così amichevole in movimento.
La Softail Slim deve il suo nome al fatto che è stata spogliata di tutto quello che si può togliere da un’Harley. L’esito, come spesso succede quando si parla del marchio americano, è estremamente affascinante. Manubrio largo, cruscotto e fare essenziale, forcella anteriore enorme, serbatoio capiente e sella bassissima incorniciano il bicilindrico da 103 pollici (1.688 cc) mentre la coda affilata termina senza il fanale di stop, visto che tutte le luci sono integrate nelle due frecce. Lunga 2.350 mm e con 305 kg di peso la Slim vanta una sella particolarmente bassa (soli 65 cm da terra), pneumatici a spalla alta e massicci e un impianto frenante costituito da un disco all’anteriore e uno al posteriore, gestiti dall’abs di serie. La Slim infatti vanta un’ottima dotazione tecnologica, magistralmente “nascosta” malgrado siano ben pochi i nascondigli rimasti su questo Bobber votato all’essenzialità. 
La versione della nostra prova era inoltre arricchita dalla verniciatura “Divide” che rende ancora più esclusiva e dinamica la Slim, “capriccio” realizzato a mano che al pubblico costa più di 3.000 Euro, da sommare alla non banale cifra di 19.500 euro del modello “base”.

H-D Softail Slim: prova su strada
La Slim è fatta per stare comodi, studiata per sentirsi a proprio agio fin dalla prima volta che si sale in sella. Ci si ritrova seduti piuttosto in basso, il capiente serbatoio permette comunque di tenere le gambe in una posizione naturale con i piedi in avanti sulle spaziose “mezzelune” che fanno da pedane. Il manubrio ampio consente una guida rilassata e solo nelle manovre da fermo la sua larghezza può diventare un problema, soprattutto se non si è dotati di braccia particolarmente lunghe. Il motore è quello conosciuto e collaudato che abbiamo già trovato sulla CVO, il 1.688 dotato di contralbero di bilanciamento denominato 103b e che offre una coppia quasi esagerata e un’elasticità invidiabile, anche se poco dopo i 5000 giri interviene subito il limitatore. Il primo terreno di prova è la città. Qui il baricentro basso e il motore sempre pronto rendono molto semplice la guida, ostacolata soltanto dal largo manubrio nelle manovre fra le auto. Con un po’di pratica però ci si muove anche tra il traffico con più agilità di quanto le dimensioni della Slim possano far pensare. Il confort è buono anche in queste condizioni, il cambio un po’ duro e non sempre si trova la folle al primo colpo, ma per fortuna la frizione è talmente leggera che si può aspettare il verde con la marcia inserita. Sempre nella marcia cittadina si fa sentire abbastanza il caldo che arriva dal cilindro posteriore, che di fatto si trova a pochi centimetri dalla sella, così come la sospensione posteriore fatica un po’ a filtrare le buche più profonde. 
Ma come tutte le Harley anche la Slim ha bisogno di spazi per offrire il meglio di sé. Il poderoso bicilindrico offre partenze da vera bruciasemafori, ma la velocità non è il suo obiettivo: disegnare curve di qualunque ampiezza è invece il miglior modo per gustarsi pienamente la Slim. E le curve non si disegnano solo idealmente, ma fisicamente, con le pedane. Le due comode mezzelune sono infatti piuttosto in basso e non c’è bisogno di forzare per arrivare a grattare l’asfalto… cosa che all’inizio è piuttosto fastidiosa, ma con l’andare del tempo si curva proprio andando a cercare l’appoggio, peccato che ci vuole davvero poco per rovinarle. Nelle strade extraurbane e in autostrada si viaggia in poltrona, dimenticandosi del cambio e viaggiando anche per qualche centinaio di chilometri prima di fermarsi a riempire il serbatoio. L’unico neo in questo caso è dato dalla totale mancanza di protezione aerodinamica (anche se il largo serbatoio e il faro con la sua “carenatura” un po’ aiutano) e dalla scarsa possibilità di cambiare posizione in sella. Dal punto di vista dinamico ci sarebbe piaciuta una frenata più incisiva, forse un doppio disco anteriore potrebbe essere una variante da prendere in considerazione, anche se l’impianto Brembo con Abs si comporta egregiamente la mole della moto consiglia di evitare, per quanto possibile, frenate brusche.
Per il resto l’unico dispiacere è dato dal fatto di essere arrivati.

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