Guardia di Finanza, l’operazione “Need for Speed” per 14 milioni

La GdF ha scoperto una maxi frode fiscale incentrata su auto di lusso e grossa cilindrata per un giro d'affari da 14 milioni di euro. L'operazione Need For Speed II ha portato ad arresti e denunce

La Guardia di Finanza della Compagnia di Velletri, che opera tra la Capitale e Castelli Romani, ha sorpreso un giro d’affari per oltre 14 milioni in un’operazione chiamata Need For Speed II. Il Capitano delle Fiamme Gialle Angela Luana Vallario ha guidato un’operazione delicata e complessa per intercettare un gruppo di imprenditori che, attraverso una complessa rete di società fittizie, importava auto di lusso dall’estero senza pagarne l’IVA. In questo modo era possibile ridurre il prezzo di vendita delle vetture e-annullando di fatto la concorrenza- e massimizzare i profitti.

La nota diffusa dalle Fiamme Gialle di Roma

Need For Speed Guardia di Finanza

L’organizzazione aveva costruito una fitta rete di società fantasma e posto in essere un enorme giro di fatture false, per importare autovetture di grossa cilindrata, frodare l’Iva e ottenere più ampi guadagni nella rivendita delle autovetture. Need for Speed II” […] ha visto l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un imponibile complessivo di oltre 60 milioni di euro, una conseguente IVA evasa per oltre 14 milioni di euro (importo correlato al sequestro) e generato un illecito giro d’affari, tra le decine di imprese operanti su tutto il territorio nazionale interessate alla vicenda giudiziaria, di oltre 600 milioni di euro.

Le investigazioni delle Fiamme Gialle veliterne, avviate a seguito di alcune verifiche fiscali condotte nei confronti di concessionarie rivelatesi esistenti solo sulla carta, sono state sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche sulle utenze in uso ai principali responsabili della frode e su un puntuale lavoro di ricostruzione di movimenti finanziari e passaggi societari. I soggetti, anche legati da trentennale vincolo di amicizia e tutti provenienti dallo stesso quartiere capitolino, avevano sviluppato peraltro un linguaggio in codice per cautelarsi nelle loro conversazioni (ad esempio, “fare la velina” significava compilare un bonifico per poi annullarlo entro ventiquattro ore), non “soddisfatti” di fare sistematicamente ricorso all’utilizzo di apparati telefonici sempre diversi e con schede intestate ad altre persone, completamente estranee all’organizzazione. […]

L’attività ha visto complessivamente l’arresto di 7 responsabili, la denuncia di ulteriori 15 persone e il sequestro di beni mobili e immobili nonché denaro e quote societarie per circa 14 milioni di euro, quale profitto della frode perpetrata.

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