Al Museo “Bonfanti” di Bassano del Grappa (in provincia di VICENZA) sino al prossimo 24 marzo 2007 va in scena un’interessante mostra intitolata “Aurelia, simbolo di un secolo Lancia” , dove fra le affascinanti berline, cabriolet, spider e fuoriserie di altri tempi, troverete un’incredibile Lancia color rosso fuoco che rappresentò il tentativo del marchio italiano di entrare nel mondo delle corse di Formula 1.
La storia
Nel lontano 1950 Lancia sorprese il mondo dei motori presentando la splendida Aurelia, una creatura estremamente elegante e dai contenuti tecnici al tempo rivoluzionari: motore sei cilindri a V (prima realizzazione al mondo) interamente di alluminio, carrozzeria portante, quattro ruote indipendenti, con il cambio in blocco con il differenziale collocato al retrotreno, per una migliore distribuzione dei pesi, un esemplare lavoro di alta ingegneria.
In quegli anni, la Mercedes dominava il podio della Formula 1 e proprio in quel periodo, precisamente nel 1954, Lancia creò un’innovativa monoposto, un progetto ambizioso destinato a lasciare un segno indelebile nella storia del marchio.
Lancia D50
Lancia D50 – questa la sigla tecnica che dava nome al progetto – aveva un motore 8 cilindri a V, con quattro ruote indipendenti e il gruppo cambio-differenziale al retrotreno; cosa davvero originale di questa vettura era la collocazione della benzina in due serbatoi posizionati uno per lato fra le ruote anteriori e posteriori, una scelta che offriva due grandi vantaggi: una perfetta bilanciatura ed un notevole miglioramento aerodinamico, che eliminava le turbolenze create dalle ruote scoperte con un guadagno (a parità di potenza) di circa dieci chilometri all’ora.
La monoposto Lancia debuttò con al volante il grande Alberto Ascari nel G.P. di Spagna (ottobre 1954), conquistando subito la pole position e il giro più veloce in gara, ma ritirandosi per avaria: mancava ancora l’affidabilità, ma la strada evidentemente era quella giusta. Così accadde in varie occasioni: nelle prove primeggiava davanti a Mercedes, Ferrari e Maserati, ma poi in gara era costretta al ritiro. Con Ascari vinse il G.P. di Torino e di Napoli, poi al Gran Premio di Montecarlo del 22 maggio 1955, il famoso pilota italiano, fino a quel momento in testa e a pochi giri dal traguardo, uscì di pista e volò in mare.
Quell’uscita praticamente rappresentò la fine dell’avventura Lancia nella Formula 1. I cinque potenti esemplari creati (2.500 cc. e 253 cavalli) vennero donati alla Ferrari che, con pochi aggiornamenti tecnici, conquisterà il Titolo Mondiale con Fangio nel 1956.
Un gioiello raro
La vettura esposta al Museo Bonfanti è dunque un vero e proprio gioiello della meccanica, di cui sono sopravvissuti soltanto due originali. Al di là di questo prezioso modello, la mostra intera merita l’attenzione degli appassionati del mondo dei motori, in quanto presenta un pezzo di storia dell’automobile che non può essere dimenticato.
Per maggiori info sul Museo “Bonfanti”, vedasi:
www.museobonfanti.veneto.it