Bimota Tesi – Test Ride

In sella alla sportiva più strana del pianeta: Bimota Tesi 3D, oggetto raffinato dalle prestazioni adrenaliniche

Bimota Tesi – Test Ride. Brendola – Vi abbiamo già proposto le nostre impressioni della Bimota Delirio, una naked tutta italiana costruita praticamente a mano. Ma in quel di Rimini con le moto ci sanno fare, ed hanno sfornato qualcosa di ancor più esclusivo ed anticonformista: parliamo della Bimota Tesi 3D, strabiliante esempio di design e progettazione. E’ una sportiva, con motore di derivazione Ducati raffreddato ad aria ed olio, ma ciò che la rende speciale è la ciclistica. Il telaio è composito, con parti in traliccio e piastre laterali in lega leggera ricavate dal pieno. Su di esse si collegano i… due forcelloni, visto che la Bimota Tesi presenta anche all’alteriore una sospensione con braccio oscillante e monoammortizzatore. Una soluzione che restituisce un feeling particolare, ma una volta fatta la mano…

Una concezione così innovativa trova riscontro anche nella carenatura in fibra di carbonio, materiale di cui è composto anche il codone posteriore portante. L’impianto frenante con pinze e pompa radiale è tutto firmato Bimota, mentre il propulsore bicilindrico desmo di 1.078 cc eroga 98 cavalli ed oltre 100 Nm di coppia. Sorprende, ma non più di tanto viste le soluzioni adottate, il peso dichiarato a secco di 168 kg. La moto è effettivamente una piuma, ma tutto ciò si paga con una posizione di guida che per i più alti è a dir poco sacrificata.

Non è una moto per tutti quindi, come testimonia il listino. Per mettere in garage la Bimota Tesi 3D preparatevi a sborsare almeno 28.920 euro. Si tratta comunque di un prodotto d’alta sartoria, in cui nulla è lasciato al caso e, soprattutto, non si sono cercati compromessi quanto a lavorazioni e componentistica. Una moto fantastica, di quelle che sarebbe bello poter mettere in salotto quasi come elemento d’arredo.

Su strada
Ok, non sono proprio un figurino. Ma questa affascinante supersportiva è proprio piccola: magra nella zona del serbatoio, con due semimanubri spioventi e le pedane rialzate, non è il massimo della comodità. A doverci girare per un pezzo, bisognerebbe apportare qualche modifica. Una volta incastratomi, non posso non notare lo spettacolo che mi si presenta. Ogni particolare di questa moto è una piccola opera d’arte, i pezzi ricavati dal pieno non si contano e persino le verniciature sembrano migliori rispetto alla concorrenza. Le dimensioni risicate fanno il paio con un peso ridotto all’osso, e me ne accorgo appena alzato il cavalletto. Sembra quasi di maneggiare uno scooter!

Una volta acceso il bicilindrico, iniziamo a prendere confidenza con la Tesi. La frizione è bella tonica ma modulabile, mentre il twin bolognese tira da subito accompagnando ogni manata sul gas con un suono roco. Appena iniziano le curve, rimango basito di fronte ad una velocità d’ingresso fulminea, tanto che devo ritarare i miei parametri anche rispetto alla pur maneggevolissima Delirio dalla quale sono appena sceso. Il comportamento della sospensione anteriore va capito: la moto non “affonda” in staccata, nonostante la potenza istantanea dell’impianto frenante, e restituisce sensazioni leggermente smorzate in curva. Dopo qualche chilometro, ci si accorge che il limite della moto è molto alto, esagerato su strada asfaltata.

Le prestazioni “secche” sono favorite dalla massa contenuta. Il motore Ducati ha una bella schiena, spinge forte da subito, ma dimostra fiato corto nella zona alta del contagiri. Una moto come questa Bimota Tesi, con un motore Testastretta da “soli” 150 cavalli potrebbe diventare l’arma definitiva. Ma forse è meglio così, che rimanga un sogno per pochi estimatori, capaci di apprezzarne l’anima da vera fuoriserie.

ABBIGLIAMENTO UTILIZZATO
Casco:
Nolan
Giacca, guanti, stivali: Dainese
Occhiali: EMBLEMA

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