BMW HP2 Enduro – Long Test Ride

La più esclusiva della gamma enduro di BMW non chiede di essere per tutti e non le interessano i compromessi

BMW HP2 Enduro – Long Test Ride. Così a prima vista potrebbe sembrare una R 1200 GS spogliata del superfluo. In realtà le differenze vanno ben oltre e bastano pochi chilometri per capire che c’è sì una parentela fra i due boxer 1200 ma non è certo di primo grado. “HP” sta per “High Performance” e identifica quei modelli BMW che si allontanano dagli storici concetti chiave della Casa bavarese. Non fa difetto la HP2 Enduro, il modello da off road che già dal look “Motorsport” e minimale stimola la fantasia degli amanti del fuoristrada che ancor prima di salirci in sella si immaginano le nuvole di polvere sollevate dal posteriore mentre la ruota davanti non tocca terra nemmeno mentre si cambia fra la prima e la seconda marcia. 105 i cavalli di questo boxer che, però, associati ai 175 kg di peso a secco offrono un mix esplosivo.

La sella è davvero alta (920mm da terra), mette in difficoltà ai semafori ma fuori dall’asfalto se ne sentono tutti i pregi. Merito anche delle sospensioni, forcella a steli rovesciati da 45mm all’anteriore (quindi niente Telelever) e ammortizzatore ad aria al posteriore, entrambi con le necessarie regolazioni. L’ammortizzatore pneumatico posteriore è strutturato su tre camere d’aria collegate tramite canali. Un cilindro di alluminio forma le due camere superiori, separate da un pistone. Il movimento del pistone separatore comprime l’aria e funge da molla. Al contempo, un volume d’aria predefinito attraversa le valvole a disco ed entra nell’altra camera, smorzando il movimento della ruota attraverso la riduzione del flusso. La camera d’aria inferiore è formata da una membrana ermetica in gomma che consente la corsa del pistone e isola l’unità ammortizzante verso l’esterno. La resistenza offerta dal collasso della membrana di gomma sopra un cono speciale completa il sistema di progressione.

Prova su strada e offroad
Una volta in sella, si percepisce che è tutto molto diverso da un R 1200 GS. Non certo solo per l’aumentata altezza da terra ma proprio per il comportamento in corsa. Il motore spinge davvero tanto e l’agilità offerta sembra quella di una monocilindrica da 600cc. Difficile tenere a terra la ruota anteriore nelle prime marce e il cambio si lascia maltrattare anche dal pilota più ansioso di vedere cos’altro può succedere, marcia dopo marcia. La vocazione off road della sella si comincia a sentire dopo qualche decina di chilometri, problema risolto nel fuoristrada dove si viaggia in piedi, aggrappati alle stesse pedane che monta la R 1200 GS Adventure. Su strada si avvertono come un limite le reazioni delle sospensioni, evidentemente studiate per lavorare lontano dall’asfalto; l’anteriore si accascia parecchio in frenata e il posteriore non garantisce un ritorno deciso. Anche quì, il problema non si avverte su sterrati e mulattiere, pure nei percorsi più duri. Ottimo il controllo consentito dalla posizione in sella tanto che anche in canali tortuosi o in mezzo alla vegetazione si corre come su un quattremmezzo, se non fosse perchè bisogna fare i conti con l’ingombro laterale dei cilindri.
Lodevole anche l’impianto frenante dove non si risente della mancanza nè dell’ABS nè del secondo disco davanti sebbene il posteriore tenda al bloccaggio se stimolato con eccessiva forza.

Insomma: è fin troppo chiaro quali percorsi prediliga questa HP2 che, a differenza delle sorelle Megamoto e Sport, non è certo un’amante dell’asfalto!

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