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Ducati Hypermotard S – Long Test Ride

Cavalleria da supersportiva, peso piuma, ciclistica d’avanguardia e tante rifiniture d’altissimo livello: questa la formula della bellissima di Borgo Panigale studiata per il divertimento urbano

Ducati Hypermotard S – Long Test Ride. Ducati ha una storia veramente particolare: cominciò col produrre radio, ben presto passò alle due ruote; inizialmente una moto era una moto, non esistevano tutti i segmenti che abbiamo oggi, l’unica differenza era se una moto correva e vinceva le gare o se semplicemente era usata per passeggiare. Sappiamo bene quale strada abbia intrapreso la casa bolognese e nel tempo è diventata sinonimo di “italiana da corsa”.
Certo nel tempo sono nate diverse discipline, oltre alle gare su asfalto e la Ducati è oggigiorno una marca matura, competente e pronta ad accettare nuove sfide.
Proprio da una sfida è nata la Hypermotard, debutto Ducati nel mondo delle agili moto da misto stretto e terreno sporco.
Tante volte ci siamo chiesti come fosse, se veramente andasse bene o se non fosse solo un “motorone” sportivo montato su un’interpretazione puramente estetica dei motard e finalmente siamo riusciti ad averne una in prova per analizzarla e giudicarla nei vari habitat possibili per una moto.
La versione S differisce dal modello “base” per numerosi elementi che saltano subito all’occhio: i cerchi Marchesini, tanto per cominciare, sono belli come pochi, ma soprattutto leggeri e massima espressione nel campo sportivo; il motore bicilindrico a L da 1078cc capace di 90cv a 7750 giri è in bella vista, protetto da un classicissimo telaio in traliccio di tubi;  il serbatoio è piccolo e poco ingombrante (solo 12,4Lt, ma capace di garantire una buona autonomia) e la sella, come motard richiede, alta, stretta e dura. Due grossi terminali sbucano letteralmente dalla sella e il codino a freccia li sovrasta conferendo un’aria fantascientifica alla moto; l’ammortizzatore posteriore è un Ohlins completamente regolabile, mentre gli steli delle forcelle Marzocchi, altra italica eccellenza, sono da addirittura 50mm e terminano su delle pinze Brembo monoblocco ad attacco radiale che mordono cerchi semiflottanti da 305mm.
Il tutto è abbellito da tantissime finiture in carbonio, da parti in lega di magnesio, cosa che, oltre a rendere la moto un vero pezzo d’arte degno di far sfoggio in un museo, riduce il peso di questo “giocattolo” a soli 179 chili.
Lo diciamo subito: i difetti sono solo 2 e subito ben visibili, oltre che ormai noti a tutti: gli specchietti, per quanto bellissimi e capaci di dare un’ottima visibilità, li terrete sempre chiusi, se addirittura non li sostituirete, perché in caso contrario li sbattereste ovunque durante ogni tragitto. Il fatto che dovrete sempre avere uno zainetto in spalla è l’altro unico difetto: non esiste infatti nessun vano, di alcun tipo: non è quindi è possibile trasportare un bloccadisco sulla moto, né alcun tipo di oggetto, per quanto di minimo ingombro.

Prova su strada
Una mattina mi sveglio e salgo sul treno che mi porta a Bologna, vado in Ducati e mi danno l’Hypermotard S, vedi tutto quel carbonio, l’adesivo Marchesini sui cerchi, una linea eccezionale e ti assale l’emozione, ma dopo pochissimo prende il sopravvento il dubbio: ma ora, in autostrada fino a Roma, come sarà?
In Emilia Romagna sono 20 anni che stanno rifacendo l’autostrada e ovviamente hanno piazzato gli autovelox nei punti con i limiti più insensati, quindi l’Hypermotard la sento che freme, devo inserire le marce una dopo l’altra per non farla salire di giri e farmi rischiare una multa e nonostante sia carico come un mulo, “lei” sembra non risentirne affatto.
Presto finisce il supplizio dei lavori senza fine e si può vedere come vada questa “motina”: se spalanchi si alza, ha tanta potenza ai bassi ed enorme voglia di sprigionarla, raggiunge in un attimo il limite dei 130, che non è lontanissimo dal limite stesso della moto che arriva sui 160/170 Km/h, e non sembra risentire di turbolenze od oscillazioni, ma sta invece ben piantata a terra.
Non c’è automobilista che non si giri a guardarla, per quanto è bella e, seppure con il casco aperto da cross (errore, l’Hypermotard vuole il casco integrale) arrivo a Roma senza neanche tutti i dolorino che mi sarei aspettato; certo la sella non è delle più comode, ma questa moto non nasce certamente per i lunghi viaggi.
Roma è il terreno di prova per questa Ducati, o meglio i tragitti urbani, indipendentemente dalla città.
Nel traffico non si possono certo fare derapate o curve di traverso, ma la potenza del bicilindrico serve tutta, si guida col corpo senza neanche fatica: cambi di direzione rapidissimi in sempre totale sicurezza, frenate e pinzate sempre nel minimo spazio d’arresto e con la massima stabilità, tende ad alzare la ruota davanti se si apre troppo violentemente la manopola del gas, ma in definitiva sa anche trotterellare placidamente con un passeggero al seguito senza mai smettere di incantare i passanti con la sua melodia.
Ma se l’autostrada non è adatta e in città bisogna contenerla, dove si possono sfruttare le eccellenti dotazioni di questa moto? Ovviamente in pista, ambiente dove non sfigura affatto insieme agli altri motard, anzi; ma volendo, anche in gite extraurbane di lunghezza non esagerata. Per quest’ultima prova ci facciamo 170 chilometri, fino a Pitigliano, primo comune toscano venendo dalla capitale.
Questo è il suo habitat: strade di campagna semideserte, rettilinei da accelerazione che introducono a serie di curve strette, salite, discese, tornanti e serpentine lei divora tutto con una naturalezza che a volte spaventa.
Te ne stai passeggiando con i tuoi amici con le loro supersportive, tu, unico motard, quando vedi una curva in lontananza e non resisti: scali 2 marce e dai gas. L’Hypermotard parte a testa bassa, i tuoi amici ti seguono, forti delle loro maggiori dotazioni in termini di cavalli, ma dove loro devono cominciare a frenare, tu stai ancora con il gas in mano, poi avvicini le pasticche al disco, carichi leggermente la forcella e quindi pinzi deciso, mentre la moto esegue senza nessuna sbavatura la manovra richiesta; quando poi lasci i freni e la butti giù in piega, in stile “pista” o motard che sia, lei rimane come su un invisibile binario: salda e sicura ti porta al punto di corda, dove devi solo ricordarti di non spalancare di botto l’acceleratore se non vuoi ritrovarti il serbatoio fra i denti.
Indubbiamente questa è l’essenza della moto: il divertimento adrenalinico.
Sì, in città sarai sempre il più ammirato, agli aperitivi tutti ti chiederanno come sia, quanti cavalli abbia, se si impenni facilmente, ma sarai sempre costretto a non poterla godere in fondo, cosa che si ottiene unicamente sguinzagliandola nel misto stretto lasciando i timori a casa e confidando sulle più avanzate dotazioni nel mondo delle 2 ruote, sempre sicuri che l’emozione non è tanto una questione di velocità massima, ma di come ci si arrivi.

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