Harley Davidson Softail Slim test ride del bobber stile anni ’50

Provata la nuova Softail di Milwaukee, un custom che si ispira all'essenzialità caratteristica degli anni '50 grazie alla sella bassa, alla linea pulita e filante e alla mancanza di cromature

Nuova gamma 2012 per Harley-Davidson
La Harley-Davidson Softail Slim e la Harley-Davidson Sportster Seventy-Two sono le novità della casa di Milwaukee per il 2012.
Questi ultimi due modelli vanno ad aggiungersi alla gamma rinnovata l’anno scorso grazie alla introduzione di Harley-Davidson Dyna Switchback, Harley-Davidson V-Rod 10° anniversario ed al motore 103ci sulla Softail.
La Softail Slim e la Sportster Seventy-Two condividono il puro spirito custom e ne esaltano l’essenzialità, ispirandosi al passato: la prima si rifà ai bobber anni ’50 mentre la seconda alla filosofia di vita della west coast degli anni ’70.

Harley-Davidson Softail Slim
Harley-Davidson Softail Slim è un custom bobber sullo stile anni ’50 dove a farla da padrone è senza dubbio il motore bicilindrico a doppio albero 103B da 1.690 cc e accreditato di ben 132 Nm di coppia a 3.250 giri. Molto bello anche il serbatotio doppio mentre sella e retrotreno sono essenziali e filanti. Ma il vero pezzo forte della Slim è l’anteriore, con un manubrio denominato Hollywood caratterizzata da un traversino, le poderose forcelle (disponibili anche nere, uno spettacolo!) e lo splendido gruppo ottico anteriore che formano un insieme armonioso e, contemporanemante, massiccio. Le ruote da 16″, la sella bassa e la linea pulita e filante rendono questa Harley, così “povera” (si fa per dire) di cromature, una moto estremamente interessante e su cui è facile immaginare che clienti e customizer si potranno sbizzarrire all’inversomile. La Slim è disponibile in tre colorazioni: Vivid Black (nero lucido), Denim Black (nero opaco, la nostra preferita) e Ember Red Sunglo.

Come va su strada l’Harley-Davidson Softail Slim
“La sella è progettata per far sentire il pilota parte integrante della moto e non semplicemente seduto su di essa”
. Questa che sembrava la classica frase da designer si rivela estremamente corretta appena si sale a bordo della Softail Slim. La ridotta altezza da terra (solo 650 mm), le ampie pedane, il manubrio largo e ben inclinato fanno sentire subito a proprio agio e in grado di gestire senza problemi i circa 300 chili (il peso non è stato dichiarato) e i 1.700 centimetri cubici di questa moto.
Il motore al minimo frulla molto silenzioso e senza vibrazioni, cosa che prosegue per tutto l’arco di erogazione fino all’intervento del limitatore, zona che è assolutamente inutile andare a cercare. Frizione e cambio risultano morbidi e gli innesti secchi, la ricerca della folle è immediata anche a caldo e se non si sale di giri si viaggia sempre sul velluto. La forcella è tarata piuttosto morbida ma affonda in maniera progressiva e assorbe bene le buche, così come lavorano molto bene le sospensioni posteriori, montate orizzontalmente e nascoste per garantire la pulizia delle linee al retrotreno simile alle hardtail tradizionali. La ridotta altezza da terra e i pesi bilanciati in basso rendono la Softail Slim incredibilmente agile anche nelle inversioni di marcia o nelle manovre a motore spento, anche se in questo caso il peso si fa sentire. In sesta si viaggia con un filo di gas senza problemi fino a 110, 120 km/h, dopo di ché l’esposizione all’aria si fa sentire, mentre al di sotto l’impostazione della moto toglie gran parte dell’aria dal busto, così grazie anche al serbatoio Fat Bob da 18,9 litri si può viaggiare per ore in assoluto relax, con il vantaggio di non dover neanche scalare le marce in caso di sorpasso. Il bicilindrico della Slim è infatti estremamente generoso di coppia e permette di riprendere anche nelle uscite dalle curve lente senza dover agire sul cambio. La frenata è molto modulabile ma non ci ha impressionato per prontezza, soprattutto all’anteriore non ci starebbe male un po’ di grinta in più visto che l’Abs di serie offre una garanzia in più. Unico difetto riscontrato nella prova è l’estrema facilità con cui si arriva a grattare le pedane nelle curve. E non parliamo di pieghe da sportiva, ma di curve di una normale strada di montagna senza alcuna velleità corsaiola. Peccato perché oltre al fatto che a fine giornata non c’era una pedana che non fosse consumata, toccare così facilmente toglie un po’ di gusto nella guida, che questa generosa Harley regala anche su percorsi misti ricchi di curve.

Abbigliamento utilizzato per questo test drive:
Casco: Dainese D181 Classic Lucky
Giacca: Spidi Netforce h2out
Pantaloni: Spidi Snap in tessuto
Guanti: Spidi Trophy H2out
Paraschiena: Dainese Wave11
Sottotuta: Dainese Climate

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