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Moto Guzzi California Aquila Nera – Test Ride

Nuova versione della più classica custom italiana, che oltre ad una tecnica ormai collaudatissima, rilancia anche uno stile estetico di grande impatto: tutto nero con l’aquila Guzzi che torna a volare sul serbatoio

Guzzi è in un momento di transizione. Per una volta è bene parlare un po’ dell’azienda e non solo delle moto della collezione 2010, presentate e fatte provare a Roma. Ci sono stati, nei mesi scorsi, sia giornalisti che appassionati di moto che hanno lamentato una certa staticità da parte del più famoso e storico marchio italiano, quella Guzzi che, anni or sono, ha attraversato l’oceano e, come Sergio Leone ha insegnato agli yankees a fare i film western, così ha insegnato agli americani come si fanno delle custom di alto livello tecnico e con finiture “all’italiana”.Effettivamente mancano vere e proprie grandi novità, quest’anno all’Eicma abbiamo visto 3 prototipi della casa di Mandello sul Lario, ma nessuna vera novità in vendita. Eppure di Guzzisti che si fregano le mani impazientemente per scoprire una nuova moto di questa marca, è pieno il mondo. Ebbene, la vera notizia è che tutti gli appassionati della Moto Guzzi possono stare tranquilli, perché l’aquila italiana si sta preparando a fare un ritorno in grande stile. Piaggio, proprietario della Moto Guzzi, ha infatti innanzitutto dedicato questo tempo a rendere nuovamente solido lo storico marchio, rinunciando ad investire milioni di euro per fare nuove moto subito, preferendo invece una strategia a lunga distanza. Gli storici impianti di Mandello sul Lario, infatti, sono oggetto di ristrutturazioni e ammodernamenti, così che quello che è a tutti gli effetti un patrimonio unico che l’Italia può vantare, torni ad essere il fiore all’occhiello dell’industria motociclistica nostrana. L’intervento, ovviamente, ha un costo molto significativo, motivo per cui, mentre si sta già lavorando a trasformare i 3 prototipi visti all’Eicma in marcianti realtà, nel frattempo si sono presi i prezzi più pregiati della collezione Guzzi, ormai moto talmente collaudate da non necessitare di grandi ritocchi, e si sono vestiti di nuovo, sia perché il loro ciclo produttivo non è ancora finito e molti ancora amano le storiche California, Nevada, Bellagio e V7, sia perché nella nuova veste torna a spiccare l’aquila delle moto italiane.
Fatta questa doverosa premessa, noi siamo andati agli open days della Guzzi e ci siamo fiondati sull’ammiraglia, su quella moto che interpreta alla perfezione lo spirito di libertà ed indipendenza tipico delle custom, ma in una declinazione più elegante e sofisticata di quella americana: la Moto Guzzi California Aquila Nera.
La linea della California è inconfondibile, ma nella sua colorazione “Coal Black” (nero satinato) spiccano molto di più le cromature e le parti meccaniche, oltre al fatto che ha acquisito una maggiore eleganza, se possibile.
Tecnicamente, rimane invariata: motore da 1.064 cc con 2 valvole, raffreddato ad aria, capace di erogare 73,4 Cv a 6.400 giri, con una coppia di 95 Nm a 5.000 giri, e capace di raggiungere i 200 Km/h.
Mantiene il cambio a 5 rapporti e il cardano di vecchio tipo, così come il telaio è sempre in tubi d’acciaio. Forcelle da 45 mm regolabili e forcellone in acciaio con sospensioni sempre regolabili.
Impianto frenante con 2 dischi da 320 mm all’anteriore, con pinze a 4 pistoncini, e disco da 282 mm al posteriore, con pinza a 2 pistoncini.
Come detto, tecnicamente è una moto ormai matura, dove apportare cambiamenti sarebbe un rischio piuttosto che un vantaggio, cosa che oltretutto le consente di mantenere le sue spiccate doti Touring.
È bello, poi, veder spiccare lo stemma classico della Moto Guzzi sul serbatoio satinato, mentre per dire come vada, dobbiamo farci dare le chiavi e andarcene un po’ a spasso per Roma.

Prova su strada

I 780 mm della sella rendono la California subito facile anche per i meno alti, la posizione è quella classicissima alla easy rider e da subito ci si sente un po’ Dannis Hopper.
Mi metto in marcia e subito temo il traffico, ho paura di non riusire a svicolare tra le macchine e di essere costretto a lunghe code, ma fortunatamente sottovaluto la California e subito mi ricredo: riesco a girare agilmente nel traffico e il motore, per quanto non sia una supersportiva, mi catapulta subito in avanti come scatta il verde, lasciando dietro gran parte delle moto e scooter che partono all’unisono come uno sciame rombante.
Lasciato il lungotevere con il suo clacsonante serpentone di macchine, mi dirigo verso fuori, cercando curve e strade più interessanti. Nel guidato la California sprigiona tutta la sua essenza: ovviamente non ama le staccate al limite e gli inserimenti violenti, sareste dei pazzi a volerla guidare come una naked o una sportiva, bensì è meravigliosa nel suo percorrere i curvoni; per chi è pratico di surf possiamo dire che la California è un longboard alla “un mercoledì da leoni”, piuttosto che una nervosa short alla “Point Break”, preferisce la guida morbida e tondeggiante a quella nervosa e spigolosa e, se così guidata, effettivamente regala momenti di intenso relax e piacere di guida.
Le testate forse sono un po’ scomode per chi ha le gambe lunghe, bisogna guidare a gambe ben divaricate per non poggiarci sopra il ginocchio con conseguente ustione. Il cambio a bilanciere consente di cambiare usando punta e tacco, senza dover mai infilare la scarpa sotto la leva del cambio segnando indelebilmente le scarpe, cosa utile sia per i pigri, quanto per chi usa la California anche per andare al lavoro e non ama avere quel quadratino nero sul collo della scarpa sinistra.
In definitiva, non ci sono sorprese nella guida: è una moto con una sua natura molto forte e connotata che ama essere guidata in un certo specifico modo, come la regina delle custom, e se così si fa con lei, sa ricambiare le attenzioni con un suono incantevole e con le stesse emozioni, se non superiori, che può dare una moto made in USA.
Costa 13.570 € ed è già disponibile nei concessionari, per chi volesse acquistare un pezzo di alta qualità italiana, eleganza ed unicità in un mondo, come quello dei “custodisti”, in cui distinguersi è sempre un punto di forza.

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