Mitsubishi Outlander – Test Drive

Gemelli diversi Dal punto di vista estetico, Mitsubishi Outlander condivide le proporzioni con Citroen C-Crosser e Peugeot 4007. Il che non è affatto negativo, visto che i tre SUV alla resa dei conti si rivelano dinamici, slanciati e discretamente sportivi. La personalità distingue i tre modelli specialmente nel frontale, che in questo caso è dominato […]

Gemelli diversi Dal punto di vista estetico, Mitsubishi Outlander condivide le proporzioni con Citroen C-Crosser e Peugeot 4007. Il che non è affatto negativo, visto che i tre SUV alla resa dei conti si rivelano dinamici, slanciati e discretamente sportivi. La personalità distingue i tre modelli specialmente nel frontale, che in questo caso è dominato dalla calandra con due prese d’aria separate da un lembo triangolare di carrozzeria, sul quale campeggia lo stemma dei tre diamanti. I due nuovi propulsori vengono abbinati solamente all’allestimento sette posti, che differisce per i due sedili ripiegabili che trovano posto nella terza fila. L’abbattimento di questi ultimi regala un bagagliaio piatto, capiente e sfruttabile, come tutto il volume interno decisamente ospitale anche in modalità “pieno carico”. Su strada Presentazione decisamente movimentata, con tanta strada da percorrere ed affascinante pranzo pic nic all’inglese, utile a comprendere appieno le potenzialità di Outlander. Chilometri capaci di demolire le certezze degli anti-suvvisti incalliti, a partire dal dogma secondo cui “un SUV non può essere divertente”: Outlander è piacevole da condurre anche con piede vivace, è preciso nel seguire i dettami combinati di sterzo ed acceleratore, e rolla meno di qualche berlina tuttocomfort. Il motore diesel di 2.2 litri è decisamente meno rumoroso del fratellino duemila, perde forse qualcosina in quanto a grinta nella zona bassa del contagiri ma mette sul piatto le sue credenziali in un range di regimi decisamente più ampio. Sorprendente invece la prova del 2.4 a benzina. Sarà per il cambio automatico che, continuamo a ripeterlo, è quasi una scelta obbligata su vetture di questo genere: il CVT a sei rapporti adottato è morbido, fluido e mediamente veloce, ma soprattutto porta a zero lo stress con gli ovvi benefici per il piacere di guida su percorsi discretamente lunghi e movimentati. Pur essendo un propulsore aspirato, il 4 cilindri MIVEC spinge bene ed eroga la coppia in maniera corposa, garantendo prestazioni decisamente sportive. I circa 10 chilometri orari di distacco dal 2.2 diesel non sono poi un problema, visti i limiti delle nostre strade ben al di sotto dei 190. Il consumo? Neanche troppo elevato, anche se l’abbinamento con un impianto a GPL è consigliabile nel caso di elevate percorrenze annue. Quanto costa? I prezzi continuano a restare interessante rispetto ai competitors. Con l’introduzione dei due nuovi propulsori, la gamma parte dai 28.800 euro della versione 2.0 DI-D Invite, salendo poi ai 30.300 euro dell’allestimento Intense. Se si sceglie invece la versione 7 posti Instyle, si devono mettere in preventivo 32.300 per il 2.0 DI-D, 33.300 per il 2.2 DI-D e 29.800 euro per il 2.4 MIVEC.

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