DS 19: la nostra prova su strada della capostipite Deésse

Mettere le mani su questo modello, più unico che raro, è stato un vero privilegio. Si tratta di una delle prime DS mai costruite, perfettamente conservata da Maurizio Marini. Ecco le sensazioni a bordo di quest'ammiraglia dell'automotive francese.


La genesi della Dea

 

1955, Salone di Parigi. Citroën presenta al mondo la Désirée Spéciale staccando nettamente col passato, identificabile in questo caso nella leggendaria Traction Avant. Quasi sessant’anni dopo, nel 2014, DS si stacca dal Double Chevron, con l’intento di offrire vetture di un lusso curato e dai tratti distintivi piuttosto forti.

Nel 2018 arriva DS 7 Crossback con cui il brand di lusso transalpino propone un nuovo modo di interpretare lusso ed esclusività. In attesa del futuro prossimo DS, già peraltro toccato con mano in occasione del Salone dell’Auto di Ginevra , abbiamo avuto la fortuna di tornare alle origini con una autentica leggenda.

Stiamo parlando della DS 19, che Maurizio Marini -Responsabile Centro Documentazione Storica Citroën- ci ha messo a disposizione per una giornata. Si tratta di un modello costruito nel 1966 ed immatricolato in Francia l’anno seguente, debitamente restaurato da Maurizio stesso insieme ad altri esperti del marchio.

Il risultato è notevole sotto diversi punti di vista. L’auto si presenta immacolata nella carrozzeria, solo agli interni qualche segno del tempo è testimone del giallissimo libretto di circolazione. Gli interni, tra l’altro, sono a dir poco spettacolari. La tappezzeria dei sedili -anzi, delle poltrone- è di un rosa acceso che si incontra bene con il grigio fumo degli esterni.

Molto belli poi i proiettori tondeggianti e sdoppiati con la loro vetratura gialla, a rimarcare con classe l’epoca da cui vengono e l’origine transalpina. Segno distintivo della vettura è anche il volante ad un’unica razza, così come il pulsante del freno: è un sensore a pressione, non un pedale.


Strade diverse

 


Citroën DS
ebbe da subito un forte impatto sul pubblico. Le linee della vettura hanno dato vita ad una delle prime auto della storia a privilegiare l’aerodinamica. Come spesso accade in questi casi, la concorrenza s’invecchiò di colpo. Tuttavia DS è famosa anche per altre ragioni, in primis quelle tecniche.

Il marchio francese riuscì infatti a dar vita a qualcosa di completamente diverso rispetto a prima, grazie alle coraggiose intuizioni del tecnico Paul Magès e dei suoi collaboratori. L’idea consiste nell’utilizzo di freni e sospensioni idropneumatiche, che nel complesso rendono la guida più morbida, camaleontica se ci passate il termine: a seconda della situazione la DS reagisce in maniera diversa, offrendo in più di una circostanza quello che i costruttori più attenti al comfort stanno cercando di proporre in questi anni. Lusso, comodità e carattere.

Le sospensioni idropneumatiche rivoluzionarono -non senza una gestazione piuttosto travagliata- la storia di Citroën, tanto che l’ultima C5 ebbe in dote sospensioni Hydroactive III+, fortemente rimpiante dagli appassionati quando uscirono dalle linee di produzione di PSA. Una soluzione troppo dispendiosa infatti, che il Gruppo transalpino ha però deciso di rispolverare ed aggiornare con l’arrivo di DS 7 Crossback. Su di una DS 19 viaggiava lo stesso Generale Charles de Gaulle il 22 agosto del 1962, quando fu vittima di un attacco terroristico, ma neppure i proiettili degli attentatori che forarono due ruote della DS bloccarono la vettura tanto che l’autista di De Gaulle riuscì a fuggire grazie all’incredibile stabilità offerta da queste auto. Si tratta, a ben vedere, di un traguardo difficilmente raggiungibile dalle auto dei giorni nostri, ma una pubblicità enorme e gratuita alla Désirée Spéciale che incrementò ulteriormente le sue vendite.

 

Prova su strada

 

 

Pur avendo guidato logicamente per più chilometri la sorella più giovane, la DS 23 Pallas, ritirata e consegnata a Milano con cui abbiamo percorso quasi 800 splendidi chilometri abbiamo comunque avuto il tempo per provare e soprattutto “assaporare” la DS 19. Inutile dire che è stata un’emozione irripetibile. Entriamo nella vettura dove si respira un profumo d’annata. Maurizio è stato bravissimo a conservare in maniera scrupolosa la macchina, così tutta la prova è stata avvolta in un alone di mistero. La Deèsse ci viene raccontata dal suo proprietario tra una boccata alla pipa ed una sistemata al Borsalino, ma soprattutto con grande passione.

A quanto pare la DS non può ribaltarsi, perché -se abbiamo capito bene- il suo baricentro è inferiore rispetto al centro delle ruote. Sarà anche vero, ma ci limitiamo a fidarci del suo appassionato possessore.
In ogni caso con la DS23 abbiamo viaggiato sotto un nubifragio senza alcun timore, tanto da sentirci a proprio agio e rammaricati dal dover diminuire la velocità di crociera..!

Entrando sulla DS19 la sensazione è quella di essere nel salotto di casa della nonna, comodo e un po’ all’antica, con tutti i piccoli vizi di cui solo lei potrebbe essere capace. Avviamo la nostra DS, spinta in questo caso da un 2,0 litri a benzina con 84 CV a 5.200 giri al minuto -non pochi e non così in basso-, ed una coppia massima di 144Nm a 3.000 giri.

Motivo per cui, secondo la scheda tecnica che ci troviamo sotto agli occhi, l’auto può raggiungere una velocità massima di 160Km/h. Non male per una signorina nata a cavallo degli anni Sessanta. Il motore parte quasi subito, ed anche se non è pieno inverno dopo un mese di inattività si tratta comunque di una bella sorpresa. Il suono è corposo, non infastidisce -rimane, per capirci- pieno ma mai acuto anche ad alti regimi di rotazione.

Il cambio è un semi automatico, con i rapporti in sequenziale. Ad oggi Smart utilizza questa soluzione su diverse vetture, e scoprire che si tratta di un’idea di oltre cinquant’anni fa rappresenta qualcosa di straordinario. Una volta partiti si innesca il servosterzo e la DS diventa facile e leggera nelle manovre. Nei cambi di direzione il rollio è accentuato ma piacevole e, soprattutto, dovuto alle morbide sospensioni idropneumatiche. D’altronde la dea vinse molto nello sport, specialmente nei rally, dove la tenuta di strada e le grandi dote telaistiche -lo scheletro dell’auto deriva da uno Spitfire inglese- ne fecero la fortuna.

Servono svariati chilometri per ambientarsi del tutto, specialmente per via dei freni -a dischi ventilati davanti e a tamburo dietro- che come detto si innescano con un pulsante. Una volta guadagnata un po’ di sicurezza, la sensazione è che la DS può benissimo cavarsela per lunghi viaggi senza farci rimpiangere le auto moderne. Anzi, sotto molti punti di vista l’esperienza è più gratificante. Questo perché la seduta è davvero incredibilmente comoda e nonostante gli anni il motore risulta particolarmente elastico. Se ci aggiungiamo la gratificazione nel guidare una vettura simile,con la sua storia e le sue linee così particolari, il gioco è fatto.


Belle gosse la Deésse

 


La DS 19
ci ha trattati con i guanti, con una gentilezza d’altri tempi. E non ne avrebbe bisogno, perché si fa comunque voler bene per la sua unicità ed il fascino senza tempo con cui si presenta. Certo, sulla 23 Pallas sensazioni e cura nei dettagli sono ancora maggiori, ma non potrebbe essere altrimenti per una vettura del decennio precedente. La Dea, insomma, porta un nome tanto pretenzioso quanto guadagnato.

 

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