Previsto per luglio 2013 l’aumento dell’Iva che porterà le famiglie italiane a spendere in media 140 euro in più per l’acquisto di un auto, questo è quanto denuncia AMOER, l’Associazione per una Mobilità Equa e Responsabile, promotrice dell’iniziativa Missione Mobilità 2013. Il passaggio da 21% a 22% rischia infatti di gravare sul mercato dell’auto provocando un blocco delle immatricolazioni: -14% rispetto al 2012.
Un aumento dell’imposta che aggrava una situazione già pesante. Nei primi 5 mesi del 2013 infatti il mercato dell’auto ha vissuto una forte flessione, -11,3% 611.689 vetture vendute rispetto alle 686.095 dello stesso periodo del 2012 e questo previsto aumento dell’IVA potrebbe aumentare la percentuale.
In cifre l’aumento dell’Iva previsto per luglio farebbe aumentare la spesa per le famiglie che decidono di compare un auto di circa 140 euro. Peggio va alle aziende e alle società di noleggio il cui aumento sarebbe rispettivamente di quasi 170 euro per le prime e 150 euro per le seconde oltre ovviamente ad un aumento dei carburanti e manutenzioni della stessa.
Secondo AMOER, quindi, se si decidesse di acquistare una vettura del costo di 16.775 euro (con l’iva al 21%) il prezzo salirebbe a quasi 17.000, per le aziende da 20.400 a 20.569 e per le società di noleggio a fronte di un costo di 18.341 si passerebbe a 18.493 euro e il presidente di AMOER, Pierluigi Bonora, commenta così, durante la conferenza stampa di presentazione di Missione Mobilità 2013 di cui Infomotori è media partner, questo aumento: “ l ritocco verso l’alto deprimerebbe ulteriormente una domanda di auto già molto bassa e da 36 mesi in costante calo, ridurrebbe i consumi di carburante, causerebbe seri problemi di sicurezza a causa del conseguente caro-manutenzione. Sarebbe un colpo difficile da assorbire per le imprese del settore dell’auto, non solo per l’impatto economico, ma anche per quello psicologico sui consumatori finali. E ad essere maggiormente penalizzate saranno le famiglie con reddito più basso che vedranno ulteriormente contrarsi il proprio potere di acquisto.
Conclude poi: “L’effetto congiunto di questi fenomeni determinerà una nuova diminuzione delle entrate fiscali per lo Stato, su livelli ben più bassi rispetto a quanto previsto; dopo le misure su carburanti e superbollo, l’harakiri, che più volte abbiamo evocato, si perpetuerebbe”.