Chevrolet Captiva 2.0 VCDi – Test Drive
Bella, buona, brava, ed ora pure diesel!
Equilibrata Osserviamo da vicino questa nuova Captiva partendo dal frontale, sinceramente molto aggressivo per merito delle bombature e della griglia nera a nido d’ape, senza contare l’evidente protezione inferiore. Anche la fiancata si fa apprezzare per le linee pulite ed il taglio sportiveggiante della vetratura, pur con qualche vezzo “USA” come la presa d’aria dietro i passaruota anteriore. La vista posteriore è robusta, muscolosa, ma nel complesso proporzionata. Le dimensioni generose si abbinano ad una sagoma equilibrata, di sicuro uno dei punti di forza del SUV coreano. Ad accontentare gli sportivi poi, pensano i due terminali di scarico posti nel fascione basso, dove risalta anche una vistosa protezione a prova di sterrato.
Il suono del silenzio Nella progettazione del loro turbodiesel, i tecnici GM Powertrain si sono concentrati sulla riduzione di consumi, emissioni e rumorosità. Gli obiettivi sono stati raggiunti grazie a soluzioni moderne ed intelligienti, quali la turbina VTG a geometria variabile, la valvola EGR, il filtro antiparticolato senza manutenzione e l'iniezione common rail Bosh a 1.600 bar, mentre due alberi di equilibratura ed un basamento particolarmente rigido conferiscono al propulsore VCDi una invidiabile rotondità di funzionamento. La potenza di 150 cavalli lo pone nella media del segmento, così come la coppia di 320 Nm a 2.000 giri.
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