Jean Todt: Micheal Schumacher, timido campione, continua a lottare

L'ex responsabile sportivo di Ferrari ha recentemente rilasciato un'intervista al quotidiano Autosport, dove ha parlato del rapporto speciale con Micheal Schumacher e delle sue condizioni.

Jean Todt, attuale presidente della FIA, ha lavorato a lungo con il 7 volte campione del mondo Micheal Schumacher quando ai tempi della Ferrari vinsero moltissimo insieme. Il francese ha voluto raccontare qualche piccolo aneddoto sul fuoriclasse tedesco rivelando una personalità umile e vincente, miscuglio fondamentale e necessario per rimanere all’apice così a lungo in un ambiente difficile come quello della Formula 1. L’intervista è stata pubblicata dal quotidiano inglese Autosport a quasi 4 anni dall’incidente che ha costretto la leggenda della F1 a lottare tra la vita e la morte in ospedale. Una battaglia che Micheal sta ancora combattendo mentre la FIA lo ha inserito nella Hall of Fame della Formula 1.

“Mi ricordo bene quando guidava la Ferrari e ci sono due cose di cui voglio parlare- esordisce Todt – nel 2000, dopo vent’anni di attesa, Ferrari vinse il campionato mondiale con Micheal. Lo portai al podio e gli dissi che la nostra vita nelle corse non sarebbe stata più la stessa.”

“Ovviamente quel giorno a Suzuka è stato il momento più forte e toccante della mia intera carriera. Un altra cosa che mi viene in mente per farvi capire almeno un po’ che tipo di persona fosse Micheal è questa. Era appena finita la stagione 2000 e lui l’aveva conclusa appunto da campione. Eravamo già concentrati per il 2001. Lui venne da me piuttosto timidamente, perché se anche a molti può sembrare arrogante in realtà è una persona timida e riservata, e mi chiese ‘potrei, per favore, fare una sessione di test a Fiorano per essere sicuro di saper ancora guidare?’.

Immaginate la scena negli occhi di Jean Todt. Questo è il motivo per cui ci sono campioni veri che vincono un titolo -James Hunt, Marco Lucchinelli, Kevin Schwantz…- e altri che non si fermano fino ad arrivare a numeri spropositati . Per Schumi, evidentemente, vincere era qualcosa in più di correre, della vita da star e di tutto il resto. Il che ha perfettamente senso se pensiamo al suo ritorno con Mercedes dopo il ritiro e i 7 mondiali. Certi personaggi a casa sono sprecati.

“Era sempre pieno di dubbi –racconta Todt- sempre a cercare di capire se era un buon pilota o se si stava sopravvalutando. Fece i test, che non andarono poi così male…” Schumi da quel momento vinse altri 4 titoli consecutivamente. “Ci manca Micheal, lui è ancora con noi a combattere. Sono contento che ci sia Sabine qui con noi (Sabine Kehm, manager di Schumacher, presente all’inserimento di Micheal nella Hall of Fame della F1, ndr.) sono contento che aiuti la famiglia a gestire tutto quanto. Avrei voluto che ci fosse anche Mick qui (Schumacher, ndr.) ma sta facendo alcuni test con la Formula 3. Corinna invece è negli Stati Uniti.”

 

Micheal con Rubens Barrichello e Jean Todt ai tempi d’oro della Ferrari

Poi il francese torna sul recupero del campione “Lui sta ancora lottando, è una persona molto speciale. Lo è per il motorsport, ma anche per me. Un amico vero.”

A chiudere la conferenza è proprio Sabine Kehm “Questa sera sono solamente un futile rimpiazzo. Sappiamo tutti che Micheal dovrebbe essere qui. Sono sicura che lui sarebbe felice di esserci. Ha avuto sempre un enorme rispetto per chiunque qui presente (alla FIA, ndr.) e so quanto Jean e Micheal siano amici e so che sarebbe orgoglioso delle parole spese per lui stasera.- la Kehm ha chiuso con –penso che ciò che l’ha reso così grande e vincente sia stato l’amore per ognuno di noi, e l’amore e la passione per questo sport.”

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