Ania e l’incidentalità stradale giovanile: i fattori psico-sociali legati alla percezione del rischio e le attività di prevenzione per contrastare questo fenomeno sono i temi del convegno “E Icaro volò sull’asfalto. I giovani e gli incidenti stradali: quale prevenzione?” organizzato oggi dall’Università LUISS Guido Carli, in collaborazione con la Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, con il sostegno del Rotary Club Roma Parioli.
L’iniziativa ha coinvolto membri autorevoli del mondo accademico – Gian Maria Gros-Pietro, Direttore del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università LUISS Guido Carli, Paola Carbone, Docente di Psicologia dinamica dell’Università La Sapienza di Roma e Gian Paolo Cioccia, Docente della Scuola Specializzazione in Medicina Legale dell’Università La Sapienza – esponenti di spicco del settore della Sicurezza Stradale – Sandro Salvati, Presidente della Fondazione ANIA – uomini delle istituzioni – come Piero Caramelli, Direttore I Divisione del Servizio di Polizia Stradale – e delle aziende – Eugenio Morello, Direttore Tecnico del Centro Studi Sistemi di Trasporto FIAT e Daniele Rossi, Direttore Federalimentare – insieme per sensibilizzare i giovani sul drammatico problema dell’incidentalità stradale.
La mattinata si è aperta con i saluti di Rita Santarelli, Vice Presidente Esecutivo LUISS Guido Carli, di Luciano Di Martino, Governatore Distretto Rotary 2080 e di Alessandro Gianfrancesco, Presidente Rotary Club Roma Parioli. Momenti clou dell’evento sono stati la presentazione del libro “Le ali di Icaro: capire e prevenire gli incidenti stradali” di Paola Carbone e la Tavola rotonda moderata da Maria Leitner, conduttrice del TG2 Motori. Ha chiuso i lavori Sandro Salvati che ha tracciato un bilancio delle attività di sensibilizzazione e prevenzione messe in campo dalla Fondazione ANIA rivolte ai giovani e pensate per contrastare le morti da incidente stradale.
L’incidentalità stradale è la prima causa di morte tra i giovani. Nel 2008 su 4.731 morti e 310.739 feriti per incidente stradale si sono registrate 1.253vittime e 103.765 persone con lesioni di diversa gravità di età compresa tra 15 e 29 anni. Se si considera che ogni giorno, in Italia, si verificano in media 598 incidenti stradali che provocano la morte di 13 persone e il ferimento di altre 849, è drammatico constatare che 3 morti e 283 feriti sono giovani tra i 15 e 29 anni (Fonte: Istat 2009). Le notti del venerdì e del sabato sono quelle in cui si è verificato il maggior numero di incidenti stradali: nel 2008 si sono registrati 12.765 sinistri – il 44% degli incidenti notturni – che hanno provocato la morte di 543 persone e il ferimento di altre 22.155.
Cifre impressionanti se si pensa che i morti e i feriti del venerdì e del sabato notte rappresentano rispettivamente il 45,1% delle vittime e il 47,2% dei feriti che si registrano complessivamente in tutte le notti della settimana (Fonte: Istat 2009). Un dato ancora più drammatico, che funge da cartina al tornasole e consente di mettere a fuoco il problema dell’incidentalità giovanile, è quello relativo agli accessi al Pronto Soccorso causati da incidente stradale: nella Regione Lazio più di 1/3 dei ricoveri ha tra i 15 e i 29 anni. Al 15% dei giovani arrivati in Pronto Soccorso sono state riscontrate lesioni gravi, all’85% danni fisici medio-lievi. Si tratta di numeri che fanno riflettere, soprattutto se si confrontano ai 27.753 incidenti con 493 morti e 38.827 feriti che si sono verificati nella Regione Lazio nel 2008. Tra le principali cause degli incidenti stradali comportamenti errati al volante, guida distratta, velocità troppo elevata e stato psico-fisico alterato da alcol e droga.
Secondo l’indagine sviluppata dall’Università La Sapienza, raccolta nel libro “Le ali di Icaro: capire e prevenire gli incidenti stradali”, le cause degli incidenti stradali in età giovanile sono spesso riconducibili a una scorretta percezione e valutazione del rischio da parte dei ragazzi.
I giovani hanno statisticamente più incidenti degli adulti e degli anziani per motivi psicologici, perché considerano il rischio come una sfida eccitante, spesso rifiutano i consigli dagli adulti e sopravvalutano il loro giudizio. Hanno anche un diverso rapporto con il proprio corpo e la propria mortalità dominato da un’illusione di invulnerabilità che li porta ad assumersi rischi che possono rivelarsi fatali. A tutto questo si somma l’inesperienza alla guida.