Ecco le cifre: 26,82 euro di tasse per 50 euro di benzina (18,16 di materia prima) e 23,25 (21,74) per altrettanti di gasolio. Troppi secondo i benzinai della Fegica Cisl e di Confesercenti che hanno formulato una proposta per ridurre di 10 centesimi il prezzo della benzina, cioè la misura dell’aumento dall’inizio del 2011.
?Mentre al Ministero ‘se ne parla’ e ‘si ragiona’, noi facciamo proposte concrete?, fanno sapere. Il piano, messo nero su bianco e sostenuto anche da una campagna di raccolta firme a sostegno di una proposta di leggere di iniziativa popolare (mezzo milione di sottoscrizioni entro il 31 maggio 2011), prevede anche la restituzione ai consumatori da parte del Governo del maggiore gettito di Iva derivante dall’aumento dei prezzi dall’inizio dell’anno ad oggi. Si tratta di un taglio delle accise di 4 eurocent per litro per almeno i prossimi due mesi (aprile e maggio) che costituirebbe un risparmio di 240 milioni di euro nel bimestre senza intaccare il gettito fiscale.
I gestori ?” grazie all’adesione bypartisan di deputati e senatori ?” intendono far arrivare in Parlamento anche un ddl di riforma del settore, ?capace di liberalizzare davvero la distribuzione carburanti, rompere le posizioni di monopolio, aumentare il grado di concorrenza e ottenere, secondo una stima prudente, un abbattimento generalizzato dei prezzi di 6 eurocent/litro, su tutta la rete?. Il tutto senza che gli automobilisti debbano rinunciare all’assistenza ed al servizio.
Ai gestori ?” su 50 euro di rifornimento di gasolio ?” resta in tasca 1,34 euro, contro i 3,67 dei petrolieri. Nel caso di 50 euro di benzina, invece, il margine è ancora più basso: 1,25 (3,77 ai petrolieri). In particolare, per limitare l’incidenza monopolistica di pochi operatori, i gestori chiedono l’istituzione di un mercato all’ingrosso dei carburanti a cui approvvigionarsi (più o meno come accade oggi per l’energia) e la contemporanea rimozione del ?vincolo di fornitura esclusiva? attualmente importo a decine di migliaia di imprese che rappresentano il 90% della distribuzione ?dietro la determinazione di congrui corrispettivi tesi a remunerare gli investimenti effettuati dai proprietari degli impianti e lo sfruttamento commerciale del marchio dei fornitori?.
Per contribuire al contenimento dei listini, i benzinai suggeriscono anche una maggiore chiarezza nell’esposizione dei prezzi (sui cartelli possono venire esposti solo quelli effettivamente praticati), esprimendoli in centesimi con una sola cifra: ad esempio 149,3 cent anziché 1,493 euro. Inoltre suggeriscono di consentire ?l’effettiva chiusura degli impianti dichiarati incompatibili dalle amministrazioni locali e non adeguati dai proprietari alle prescrizioni poste?.
Secondo i gestori occorre ?affiancare alla capacità concorrenziale di un numero per ora contenuto di impianti ?nologo? e dei supermercati, quella potenziale di decine di migliaia di piccole imprese dei gestori, restituite, in un sol colpo, alla competizione dall’abrogazione del vincolo di fornitura in esclusiva che attualmente le costringe sistematicamente fuori mercato ed a prezzi più alti?.
La differenza tra i due sistemi distributivi viene spiegata con i numeri: i gestori, il 28 febbraio, hanno riscontrato una differenza di quasi 10 centesimi tra due distributori ad appena 800 metri di distanza: uno, con i prezzi più bassi, si trova nel piazzale di un grande supermercato, l’altro è quello di una grossa compagnia petrolifera gestito da un benzinaio. Il secondo è costretto ad acquistare in via esclusiva (scelta obbligata per 23 mila esercenti) il carburante ad un prezzo superiore.
La stima (?prudente?) dei gestori è che questi provvedimenti porterebbero ad una riduzione di almeno 6 centesimi al litro e lascerebbe 415 euro in più l’anno in tasca agli italiani. Senza contare la riduzione di 4 cent delle accise.