Benelli

Benelli

VOTO 2/5 su 3 voti
CLICCA E VOTA
Grazie per il tuo voto!
Hai già votato!

Benelli è stata fondata a Pesaro nel 1911, marchio italiano dagli albori, Solo i motori degli scooter sono di provenienza cinese.

STORIA DEL BRAND

E’ il 1911 quando la vedova Teresa Boni Benelli decide di aprire un’officina meccanica per garantire un futuro ai figli Giuseppe, Giovanni, Filippo, Francesco, Domenico ed Antonio “Tonino” Benelli; inizialmente vengono fabbricati pezzi di ricambio per auto e motocicli ma, grazie alla lungimiranza dei “sei”, nel 1919 vede la luce il primo motore a due tempi applicato alla forcella anteriore di una bici. Il Velomotore, la prima vera motocicletta firmata Benelli, arriva invece nel 1921 con motore 98 cc a due tempi, portato – due anni dopo – a 147 cc. E’ con lei che Tonino, ultimo nato dei sei fratelli, inizia a raccogliere vittorie diffondendo il nome Benelli sui campi di gara
di tutta Europa

CARATTERISTICHE DISTINTIVE

Nel 1926 Giuseppe Benelli progettò una motocicletta con motore 4 tempi e 175 cc caratterizzato da distribuzione ad albero a camme in testa comandato da quella che venne definita come “una cascata di quattro ingranaggi” capace di garantire prestazioni superiori a quelle di un motore di cubatura maggiore, consentendo a Tonino di aggiudicarsi il titolo di Campione d’Italia negli anni ’27, ’28, ’30 e ’31. Il successo nelle gare si ripercosse sulle vendite che incrementarono a tal punto da trasferire la sede produttiva presso la sede della segheria Molaroni in quello che è oggi viale Mameli. Due nuove moto da corsa, una 250 bialbero ed una 500 cc, arrivarono nel 1934 ma, anche per Benelli, l’inizio del secondo Conflitto Mondiale segnò la conversione dalla produzione civile a quella militare. I bombardamenti distrussero la fabbrica e l’azienda, che all’apice del suo successo contava ben 800 dipendenti, riducendo la base produttiva ad un cumulo di macerie. I fratelli recuperarono i macchinari ed anche un migliaio di moto lasciate dagli alleati sui cambi di
battaglia, iniziando un lavoro di conversione da mezzi militari a mezzi civili; nel ’47 Benelli tornò attiva anche nel mondo delle competizioni. L’anno successivo venne ripresa la costruzione di motociclette e, contestualmente, è ingaggiato il pilota Dario Ambrosini che vince un titolo mondiale nella classe 250 cc ed un titolo Campionato Italiano Velocità. Sul finire degli anni ’40 il fratello Giuseppe lascia l’azienda: nacquero così le motociclette Motobì caratterizzate da un particolare motore a uovo a 2 e 4 tempi (in varie cilindrate) che decretarono un grande successo sia commerciale che sportivo, aggiudicandosi più di 1000 gare nella categoria delle derivate di serie tra gli anni ’50 e ’60. Il 1951 è l’anno di presentazione del famoso Benelli Leoncino con il quale il bolognese Tartarini vinse il primo Motogiro d’Italia; nel ’61 – in occasione del primo cinquantenario – la crisi motociclistica inizia a farsi sentire ed avviene la fusione tra il marchio Benelli e Motobì. Furono anni epici segnati da numerose vittorie nel Campionato Italiano Velocità ad opera del pesarese Silvio Grassetti, dell’emiliano Tarquinio Provini e del riminese Renzo Pasolini; l’australiano Kelvin Carruthers conquistò invece l’alloro mondiale nella 250 cc nel ’69. Nel 1971, al Trofeo Pesaro Mobili, partecipò il grande il grande “Mike the bike” Hailwood in sella aduna vecchia
Benelli 350 arrivando secondo dietro alla MV tre cilindri guidata da Giacomo Agostini; nel ’72 Jarno Saarinen vinse le classi 350 e 500 cc in sella alle nuovissime Benelli 4 cilindri Nel 1972 la Casa pesarese viene acquistata Alejandro De Tomaso, noto imprenditore argentino, il quale ampliò e rilanciò la gamma introducendo a catalogo la prima moto a sei cilindri e 750 cc
disponibile sul mercato; gli anni che seguirono furono caratterizzati dall’avanzata delle Case giapponesi che portarono Benelli ad un declino inesorabile e che si arrestò nel 1988 quando l’industriale pesarese Giancarlo Selci rilevò l’azienda facendo ripartire la produzione dei ciclomotori
Così, Devil e Scooty. Dopo i primi segnali di ripresa, il declino tornò a farsi sentire. Nel 1995 il gruppo Merloni di Fabriano acquisisce il pacchetto di maggioranza: la proprietà inizia l’opera di rilancio con l’introduzione de famoso scooter Benelli 491. Seguirono poi la sportiva Tornado 900 e
la TnT 1130 cc con motore tre cilindri che segnarono un nuovo corso stilistico ma che, purtroppo, anche questa volta non fu sufficiente a salvare le sorti dell’azienda. Bisogna attendere il 2005 per vedere Benelli nelle mani del gruppo cinese Q.J., un colosso con base a Wenling dove 14 mila persone producono ogni anno più di 1.2000.000 veicolo a motore in una fabbrica che ha le dimensioni di una città.

MODELLI ICONICI

Il Velomotre è il capostipite della produzione Benelli; seguono la 175 cc del 1927 declinata in numerose versioni e la prima 500 Turismo del 1933. Gli anni ’60 vedono la nascita della Tornado, maxi bicilindrica da 650cc mentre, nel 1971, arriva quell’icona che prende il nome di Benelli Leoncino; stessa cosa dicasi per la 750 Sei del ’75, prima sei cilindri disponibile sul mercato. Gli anni recenti riportano alla mente la sportiva Benelli Tornado Tre del 2002 e l’evoluzione naked TnT Cafè Racer con motore 1130 del 2006. Sotto la gestione Q.J. assistiamo al rilancio del marchio con la creazione della nuova Leoncino e Leoncino Trail affiancate dalla on-off TRK502 e delle naked BN125, 302S e 251. Completa l’offerta la carenata 302R.

Seleziona i modelli Benelli e scoprine le caratteristiche
Moto
TUTTO SU Benelli

Quanto vale la tua auto?
Ecco le valutazioni EUROTAX di tutti i modelli di auto commercializzati negli ultimi anni con le valutazioni dai concessionari.

Richiedi una valutazione