Nel nome del padre: Mick Schumacher è Campione di Formula 3

Con un nome più importante del campionato in cui corre, Mick Schumacher è riuscito a diventare Campione europeo della Formula 3 2018. Lo ha fatto soffrendo, imparando dai propri errori e crescendo tanto. Mentre Mercedes e Ferrari aprono le porte alla F1, la manager Sabine Kehm invoca pazienza

Mick Schumacher, campione F3 a 19 anni

Mick Schumacher, 19 anni, è campione europeo della Formula 3, categoria propedeutica al mondo delle corse a ruote scoperte che viene intrapresa dai piloti più talentuosi dopo anni di karting e categorie minori. La squadra a portarlo alla vittoria è una delle più note nell’ambiente. Con base ad Altavilla, in provincia di Vicenza, è di proprietà di Lawrence Stroll, padre del Lance che corre in Formula 1 con Williams. La Prema Powertrain tuttavia è gestita dalla famiglia Rosin: Angelo l’ha fondata all’inizio degli anni Ottanta ed il figlio René oggi vi lavora come Team Manager. 
Dopo Ferrari e Toro Rosso, la Prema è la terza forza italiana nel mondo delle corse a quattro ruote. Mick potrebbe continuare la sua carriera di pilota con Prema in F2 o, altrimenti, vagliare altre strade. Nel 2017 Charles Leclerc, dopo la vittoria in GP3 l’anno precedente, ha vinto in Formula 2 proprio con la squadra vicentina.

La dichiarazione

Le parole di Mick a fine gara mettono al centro della vicenda un ragazzo educato e -apparentemente- con i piedi per terra: “ovviamente sono davvero felice di aver vinto il titolo- racconta il diciannovenne in un post sui social –è difficile descrivere quanto sia bello fare molto bene una cosa che ami. Devo anche dire però che sono in un grande team che mi permette di dare il meglio e mi mette sempre nella condizione giusta per dare il meglio concentrandomi sulle cose essenziali. Penso che questa sia una delle chiavi del successo. Poi non abbiamo mollato mai durante questa stagione e abbiamo sempre cercato di migliorarci, lavorando senza sosta su noi stessi.

Nel nome del padre

Mick Schumacher 2018


Mick Schumacher
non è nato vincente. È la dimostrazione che il talento, da solo, non può che essere il primo passo per iniziare una carriera e l’ultimo tassello per distinguersi dagli altri. Il successo, nello sport è sempre evidente, è figlio di un lavoro enorme. Schumacher Jr. quest’anno era partito fra dubbi e incertezze, errori, pressioni. Poi la svolta a Spa – Francorchamps, per il Gran Premio del Belgio.

Non un circuito casuale, il circuito dove il padre, nel 1992, portò a casa la sua prima vittoria. Lo stesso dove Mick guidò la Benetton B194 di Michael l’anno scorso nel weekend di gara della Formula 1 per celebrare il 25°anniversario da quella prima vittoria che diede un inizio alla leggenda del 7 volte iridato. Su quella pista, storica ed ostica, Mick Schumacher ha guidato con qualcosa che, fino a quel momento, non si era visto. Riuscendo a vincere sei Gran Premi consecutivi e ad arrivare al titolo Formula 3 con due anni d’anticipo rispetto a Micheal, che lo conseguì nel 1990. Una storia così è capace di vendere anche a Pomeriggio Cinque, ma la sensazione è che Mick sia concentrato sulla sostanza. Sulla carriera.

I manager della Formula 1 guardano in basso, aprendo le porte al nuovo campione: lo fanno sia in Ferrari che in Mercedes, ben sapendo che Sabine Kehm, storica manager dell’asso tedesco ora dedita alla carriera del figlio, sta tentando di frenare gli entusiasmi e permettere a Mick una carriera brillante senza però anticipare i tempi. Ancora una volta in nome del padre.

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