Niki Lauda, 70 anni del pilota austriaco che ha fatto la storia della Formula 1

Mentre ancora è in fase di recupero dopo il trapianto di polmone e le conseguenti complicazioni, l'ex iridato ha spento le 70 candeline. Una vita intensa e dai numeri record, tutti da scoprire

Niki Lauda, riassumerlo in poche parole non è per nulla semplice. Facile partire dai suoi 3 titoli mondiali, che potevano essere però molti di più. Il suo è infatti uno dei talenti più limpidi ed importanti di tutta la storia della Formula 1. Capace di tornare al successo già l’anno successivo del terribile ed indelebile incidente del ’76, ma anche di conquistare il terzo alloro nel 1984, contro avversari di un’altra generazione e dopo essere tornato alle gare per dimostrare che anche un arzillo 35enne, in un’era in cui la guida era fisicamente molto impegnativa, poteva ancora giocarsela alla pari con piloti del calibro di Alain Prost, che allora di anni ne aveva 29. Lui li anzi messi tutti in riga, anche se il gap di mezzo punto sul francese resta un record difficilmente battibile.

Nato a Vienna il 22 febbraio del 1949, Niki Lauda è stato un po’ il Valentino Rossi della Formula 1. Per questo abbiamo voluto utilizzare come foto di apertura quella dei due insieme, non solo perché i loro compleanni sono separati da solamente sei giorni (l’Italiano ha appena spento 40 candeline),  ma perché il loro approccio allo sport in cui hanno dominato ha cambiato la storia del motorsport a quattro ed a due ruote.

Il “computer” contro il “dottore“, due approcci profondamente diversi, ma entrambi fortemente convinti dei propri mezzi ed in grado di cambiare il contesto in cui hanno gareggiato. Se Valentino ha fatto della gestione dei media e dell’immagine uno dei suoi punti di forza, Niki è rimasto nella storia per il suo approccio basato sulla meticolosità e sull’essere prima di tutto imprenditore, anche di se stesso. Lo dimostra il fatto che, Formula 1 a parte, di lui si ricordano anche le esperienze con le due compagnie aeree fondate e gestite, la Lauda Air nata nel 1979 (dopo il primo dei due ritiri dal circus) e la Fly Niki nel 2003.

Quello che resta più impresso di tutta la sua vita è il tragico rogo del Nurburgring del 1976, che è andato molto vicino a fargli perdere la vita. Reso ancor più celebre dal film Rush di Ron Howard, l’incidente avvenne nell’anno in cui Niki avrebbe probabilmente vinto il suo secondo titolo sulla Ferrari, che andò invece al rivale James Hunt.

Niki Lauda

Lauda cambiò la Formula 1 con un approccio fatto di meticolosità e preparazione fisica

Lauda iniziò a correre nel 1968, tre anni dopo era già in Formula 1, al volante di una March. Gli anni mitici sono quelli con la rossa, dal 1974 al 1977, in cui conquistò due mondiali, ma che si conclusero con un esonero da campione, per essere sostituito da un certo Gilles Villeneuve. Seguirono due anni non proprio memorabili, il ’78 ed il ’79, con la Brabham Alfa Romeo, che lo portarono alla decisione di ritirarsi dalla Formula 1, principalmente per le poche possibilità di tornare al successo.

Dopo la nascita della Lauda Air torna in Formula 1 con la McLaren nel 1982. Malgrado fossero passati solo tre anni, era un mondo completamente cambiato, con piloti di un’altra generazione e con le prime monoposto con telaio in carbonio. Riuscì, con quella meticolosità e quella tenacia che lo avevano portato a recuperare in tempi record dall’incidente del ’76, a vincere il suo ultimo titolo, dopo il quale arrivò il secondo e definitivo ritiro dalle competizioni.

Nella vita privata è padre di ben 5 figli, nati da due matrimoni e da una relazione parallela al primo, mentre le cronache degli anni più recenti hanno spesso visto Niki Lauda protagonista di dichiarazioni senza peli sulla lingua, in qualità di presidente non esecutivo della scuderia Mercedes, ruolo che ricopre dal 2012. Le ultime notizie sono invece quelle relative all’operazione di trapianto di polmone della scorsa estate, la preoccupazione per le gravi condizioni in cui versava ed il lento recupero, che potrebbe farci riveder Niki ai box della Mercedes tra poche settimane, forse.

 

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