Hondamoto CBR 1100 XX: Test Ride

Comodità...a 300 km/h

Honda CBR 1100 XX: Test Ride. Correva l’anno di grazia 1996 quando la CBR 1100 XX entrava indelebilmente a far parte della storia del motociclismo: i centocinquantadue puledri del suo quattro cilindri, infatti, erano in grado di spingerla all’incredibile velocità massima di 300.3 km/h, un vero e proprio record per “l’epoca” ma anche l’inizio di una battaglia tra i principali costruttori giapponesi, che nel giro di pochi anni ha fatto lievitare cilindrate, cavallerie e velocità di punta.
Fortunatamente o sfortunatamente, dipende dai punti di vista, quella battaglia è stata improvvisamente interrotta da un “gentlemen’s agreement”, voluto proprio dai costruttori giapponesi, che imponeva ed impone una “autolimitazione” della velocità a 300 km/h.
Pietra levigata Rispetto alla M.Y. 1996, il modello lanciato nel 2001, protagonista della nostra prova, conserva gli stessi valori di potenza, ma offre una migliore curva di erogazione, più corposa, meno appuntita ed in linea con la filosofia Honda Just Fit…ovvero “me la sento addosso”. Gli amanti dei numeri, hanno comunque di che gioire, perché la velocità massima si attesta comunque nei pressi dei 300 km/h ed i tempi relativi ad accelerazione e ripresa fanno segnare qualche frazione di secondo in meno. Sono migliorati nettamente anche i consumi e la relativa autonomia, parametri molto importanti per una moto nata per viaggiare.
HECS3 Guardando la CBR 1100 XX da un punto di vista tecnico è quasi inutile sottolineare come il suo quattro cilindri in linea sia una chiara e limpida espressione della tecnologia motoristica Honda e la cura rivolta a “particolari” come il rispetto ambientale – leggasi “Sistema HECS3” – ne è la dimostrazione.
Il sistema HECS3, adottato su tutte le versioni della CBR1100XX Super Blackbird europee, non solo riduce in modo efficace le emissioni, ma riesce a raggiungere questo risultato senza sminuire in alcun modo le prestazioni del motore, riducendo al contempo i consumi del 15% rispetto alla versione M.Y. 2000.
Si tratta di un sistema sofisticato, che basa il suo funzionamento su elementi come il Sistema d’Aria introdotto già sulla CBR1100XX del 1999: questo dispositivo, relativamente semplice, riduce sensibilmente le emissioni, introducendo al momento giusto un getto d’aria fresca a valle della valvola di scarico, prolungando così fin nello scarico la combustione dei gas residui e di altri agenti inquinanti che fuoriescono dalla camera di combustione. Il risultato finale è una combustione ottimale, con significative riduzioni delle emissioni di monossido di carbonio (CO) e degli idrocarburi (HC).
Non manca la “magica” sonda lambda, installata nel tubo di scarico subito prima della giunzione che conduce ai silenziatori, che viene costantemente monitorata dalla centralina della PGM-FI, assicurando un dosaggio sempre preciso del carburante ed un’azione ottimale del catalizzatore. Il costante controllo eseguito dal sensore sul livello di ossigeno presente nei gas di scarico, permette al computer di calcolare all’istante l’efficienza della combustione, e regolare conseguentemente la miscela aria/carburante in fase d’aspirazione.
Protezione aerodinamica Tecnologie motoristiche a parte, una delle principali caratteristiche e differenze rispetto al passato dell’ultima generazione di CBR 1100 XX – nata nel 2001 -, è la protezione aerodinamica, che si traduce in confort di marcia, anche alle alte velocità.
Rispetto al passato, infatti, il cupolino è più alto di 30 mm ed offre così la possibilità di mantenere una posizione di guida più comoda e “rialzata” – a tutto vantaggio del comfort nei viaggi più lunghi.
Nuovi dettagli Rispetto al modello che l’ha preceduta, sono cambiati numerosi dettagli, tra i quali spiccano le nuove frecce “Multi-reflector” ad alta visibilità, che emanano una luce più forte pur mantenendo le stesse dimensioni, e la strumentazione elettronica, che mette al bando il tachimetro analogico. E’ stato comunque mantenuto l’ampio contagiri al centro – con caratteri bianchi su sfondo nero -, ma ora è circondato da due grandi display digitali (LCD). In altro si trova una serie di spie di sicurezza – frecce, olio, luci… – mentre alla destra del contagiri si trova invece il visore del tachimetro. Alla base dello stesso, è inserito il LED rosso che segnala la presenza del sistema “H.I.S.S.”.
Il display di sinistra vede in alto l’orologio digitale e, procedendo verso il basso, il contachilometri/trip meter (provvisto anche del tasto “reset”), l’indicatore della temperatura di raffreddamento e l’indicatore della benzina (8 segmenti).
Su strada Il tecnico Honda, nel momento della consegna delle chiavi me l’aveva detto: “Non l’hai mai provata? Sembra di andare in bicicletta”.
Cosa cosa? Le dimensioni di questa moto sono davvero maxi (lunghezza 2.160 mm, larghezza 720 mm, altezza 1.200 mm ed interasse di 1490 mm) ed il peso di 227 Kg non è certo da moto “facile”…come è possibile? Tra me e me, mentre infilavo la chiave nel blocchetto d’avviamento, pensavo che quella persona non avesse tutte le rotelle in ordine, ma kilometro dopo kilometro, incamminandomi verso quei 200 km che mi dividevano dalla Redazione, ho dovuto ricredermi…e non poco!
Quello che mi era stato detto era ed è una sacrosanta verità, perchè questa CBR sa andare forte, ma sa anche andare piano e lo fa accomunando le due andature ad un unico denominatore: la facilità di guida mirata al confort di marcia.
La CBR 1100 XX Super Blackbird è una vera e propria sport tourer, perché combina al meglio l’estremo potenziale del suo propulsore ad una comodità di marcia davvero impressionante, che trova nell’enorme protezione aerodinamica il suo fiore all’occhiello. Fino a 180 km/h – sulle autostrade tedesche o in pista, sia chiaro… – il riparo è da 10 e lode, poi, man mano che ci si avvicina ai 200 km/h, qualche turbolenza coinvolge casco e spalle, ma non si supera mai la soglia del fastidio.
Occhio alla patente, quindi, perché raggiungere velocità da punti “pesanti” è più facile che bere un sano bicchiere d’acqua. Non solo facilità di guida, ma anche un propulsore in grado di far dimenticare il cambio: anche in sesta marcia, c’è spinta in abbondanza per uscire dai tornanti di montagna con una notevole dose di spinta, senza strappi, senza buchi d’erogazione, senza fastidiose vibrazioni.
Un “quattro” che pulsa regolare, insomma, che sa sprigionare al momento giusto tutti i 152 puledri ed i 119 Nm di coppia che nasconde in quei 90° di rotazione della manetta, senza pretendere troppo alla voce consumi. Giusto per fare un paragone, gli stessi 200 km di autostrada che dividono Vicenza da Milano, ci sono costati quasi 4 litri di benzina in meno rispetto alla grintosa “sorellina” CBR 600 RR, viaggiando a velocità codice.
Facile e potente quindi, ma non si può certo parlare di velocità da supersportiva a centrocurva ed in inserimento. In ogni caso, i ritmi che si possono tenere sui percorsi tortuosi sono sorprendentemente elevati, a testimonianza di come il pane di questa moto non sia solamente la Route 66.
La forza del Dual CBS Un capitolo a parte, infine, lo merita il sistema frenante Dual CBS. Il suo funzionamento è completamente automatico ed è presto spiegato: nel momento in cui si va a pestare il pedale o si esercita pressione sulla leva, si attiva una azione combinata che vede protagoniste tutte e tra le pinze dell’impianto. Grazie ad un collegamento idraulico/meccanico, infatti, il CBS ripartisce la forza frenante tra l’asse anteriore e quello posteriore, offrendo non solo potenza ma anche un ridotto sforzo sulle leve ed una intuitività davvero eccezionale.
Peccati veniali L’unico appunto che mi sento di muovere a questo modello riguardano due “peccati” veniali riguardanti gli accessori disponibili: mancano infatti, anche a richiesta, ABS (anche se l’impianto frenante Dual CBS non ha certo bisogno di “aiuti”) e Cruise Control, potenzialmnente utile nelle lunghe percorrenze autostradali.
Quanto costa CBR 1100 XX Super Blackbird? La Honda CBR 1100 XX Super Blackbird è disponibile presso le concessionarie Honda ad un prezzo di 13.167 euro, antifurto immobilizer HISS compreso.
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In questa prova indossiamo: – Giacca Dainese Mantis Gore Tex – Guanti Dainese Panther – Paraschiena Dainese Wave – Casco Vemar Diadem VSR – Stivali Dainese Mig-Touring Gore Tex

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